Giorno: 10 giugno 2016

Claudia Iandolo – Il colpo in canna

sparo

Il colpo in canna. Spense il televisore. Una specie di schioppettata, precisa nella mira. Se solo il telecomando fosse stato una pistola e quello un mondo ideale, il telecronista sarebbe morto ad una tale velocità che avrebbe concluso per inerzia la frase iniziata. Bang! Caduto a bocca aperta sul cumulo di mondezza di cui, come un imbonitore, continuava a celebrare l’irrespirabilità, in totale contraddizione con la tenuta evidente dei suoi polmoni. Caricò la macchinetta del caffé, un’ora al turno di notte. L’ora più bella, forse, della sua vita rovesciata. Scese per le scale accompagnato dal rumore discreto delle stoviglie, della sigla dei tg, dei telefoni che squillavano. Tutto in ordine. Pulito. Come piaceva a lui. La cassetta della posta era di nuovo intasata. Pubblicità e bollette. La corrispondenza, quella vera, gli arrivava ad un numero di casella postale. Aveva molti nomi e molti indirizzi. Un telefono di casa sempre staccato, e quattro schede per il cellulare. Praticamente introvabile. Le donne, e non solo quelle degli ultimi mesi, lo sapevano bene. Tre appuntamenti al massimo, sesso dovunque meno che a casa. Continuavano ad inseguirlo sull’unico numero di cellulare che avevano, e a mandare e-mail, quasi sempre patetiche. Lui, semplicemente, non rispondeva più. Silenziosa anche la strada, nonostante il traffico. Respirò soddisfatto. Era qui che sarebbe (altro…)

Gli undici addii #10: “Gita”, di Gianluca Wayne Palazzo

gita

Foto venicethefuture.com

Brillava una falce di luna sui canali davanti all’albergo. Anja e Marco guardavano i riflessi liquidi delle case, stanchi, i gomiti poggiati sulla ringhiera del balconcino.
«Ho le palle piene di tutta quest’acqua», disse Marco, soffiando via il fumo della sigaretta.
«Stai a Venezia, ti tocca l’acqua» rispose serafica la ragazzina d’origine slava, bionda e pallida, gli occhi celesti e quasi trasparenti fissi nel vuoto.
«Per me non è bella manco per niente. Se passa una gondola ci sputo sopra. Pure l’hotel mi fa cagare.»
«Caterina però t’è piaciuta, mi sembra» commentò Anja tirando dalla propria sigaretta.
Marco alzò le spalle.
«Ma chi, l’animatrice? Caruccia.»
Anja sogghignò. «Hai sbavato tutta la mattina. Sei ridicolo, quella c’ha trent’anni.»
«Vuoi scommettere?»
«Quello che ti pare.»
«Domani me la faccio allora.»
«Sei un pagliaccio.»
«E tu sei una polacca.»
«Sarebbe moldava.» (altro…)