Giorno: 6 giugno 2016

da “Canto del rivolgimento” di Federico Scaramuccia

di Federico Scaramuccia

Federico Scaramuccia

torbido infuria il tempo e cieco sfrigola
nella metropoli una rocca succube ancora di alte mura in torno e magica
diroccata dall’eco ampia che il popolo a raffiche alza e mena contro chine
al traffico anime in pena spalancano a quel parapiglia la bocca ciniche
a graffi e a brani si abbrancano e mordono in testa senza cura si contagiano
sorde al sonno che piglia dentro al turbine empio che non si arresta a turno in riga

verso una torre

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Pier Franco Uliana, Ornitografie. Recensione di Ombretta Ciurnelli

ornitografie

Pier Franco Uliana, Ornitografie, Arcipelago itaca Edizioni, 2016; € 13,00

Nella raccolta Ornitografie, premiata nel 2015 nel concorso letterario “Arcipelago itaca”, Pier Franco Uliana, in un percorso monotematico ricco di valenze metaforiche, di echi letterari e artistici, considera il variegato mondo degli uccelli, già cantato nella breve silloge Poesie uccelline del 2003 (in Cansiglio.it), scritta nel dialetto veneto del Bosco del Cansiglio, e nella raccolta Uccelli di passo (Aucupis Editiones, 2007).
È proprio della sua scrittura declinare nelle loro molteplici variabili i temi che sceglie per la sua poesia, come ne Il Bosco e i Varchi. Poemetto nella parlata veneta del Cansiglio (Dario De Bastiani Editore, 2015) in cui tesse un’attenta e profonda riflessione attorno al bosco e alla dialettica bosco-radura colta nelle sue più varie implicazioni culturali e filosofiche, evidenziando una particolare propensione a penetrare nelle fibre più intime e nascoste di temi e realtà, in una poesia intensa sul piano della ricerca interiore, della meditazione sull’essere, dell’impegno civile, oltre che del canto lirico.
In Ornitografie il racconto poetico muove dalla convinzione che «alzare gli occhi al cielo» a scrutare il volo degli uccelli, «entrare nel fondo della vizza e tendere l’orecchio a riconoscerne il canto, riapre i varchi del pensiero emotivo e fortifica i legami logici del ragionamento» (Prefazione a Poesie uccelline). È il volo dei gabbiani, ad esempio, «tra i marmi augurali», a significare «un altro senso del cielo e del tempo» (Augurio III, p. 67) e qualche storno sperduto sa ancora trovare nei diospiri «non l’oro ma il sole non mai perduto» (Augurio I, p. 65). Il pensiero stesso è sentito dall’Autore come «un’immensa uccelliera» in cui «le idee volano sulle ali del simbolo» (L. I. P. U., p. 33)
Gli aligeri, presenti nei miti antichi, simboli pregnanti in molte religioni, compaiono frequentemente nella poesia; alcuni di essi sembrano avere «un destino/ poetico» (Segnali di fumo, p. 20) – come l’albatro di Baudelaire o il passero solitario della torre antica di Recanati − e sono figura di moti dell’animo o di condizioni esistenziali. Il mondo degli alati pennuti esprime di per sé l’ansia d’infinito ma può essere, al tempo stesso, metafora della perdita di libertà di cui sono espressione le gabbie o l’insidioso incombere delle trappole. Il canto degli uccelli, inoltre, con l’ampia gamma di suoni, di timbri e di tonalità, così diversi tra loro, si carica di sovrasensi e rinvia al canto poetico. Così recita la lirica introduttiva di Poesie uccelline: «se ’l sfojo al fusse na vizha,/ pien al sarìe đe ośèi
/ e đe la so cantađa,
/ tuti ciapađi al śòl,/ zhènzha spontarghe la ala/ o robarghe al so cel» [se il foglio fosse una selva,/ pieno sarebbe di uccelli/ e del loro canto,/ tutti presi al volo,/ senza tarpargli l’ala/o rubargli il cielo] e nella quartina di Il volo poetico, che apre Ornitografie, l’Autore esprime con questi versi l’ansia del dire attraverso la poesia, che è ansia di libertà, sottolineata dall’uso dell’infinito che dilata la dimensione della scrittura ben oltre la contingenza descrittiva: «andare per uccelli con le reti/ retoriche tese di foglio in foglio,/ tessere la sintassi dell’imbroglio/ non badando ai venatorî divieti» (p. 11).
Ma non è soltanto il canto. Gli uccelli posseggono, infatti, una delle facoltà più ambite dall’uomo, quella del volo. In un «presente terragno, che non sa più spiccare il volo, non sa più solcare i cieli dell’immaginazione» (Lello Voce, Uliana, un poeta carsico, in vocelello.it, 2007), caduti ormai i grandi miti, quando la «animula […], ingannata dal coro dei richiami/ e dal luccichio delle esche indorate» (Animula, p. 16), precipita e s’imbriglia nelle reti di una comunicazione distorta, Uliana coglie segni e metafore del vivere e il folle volo può essere quello di adolescenti, «ancora nidiacei che s’involano/ dalle mani della madre e via con lo scooter/ svolando a faro spento, […] predatori/ d’estasi», spesso senza ritorno (Il volo folle, p. 29). (altro…)