Giorno: 27 maggio 2016

Francesca Matteoni, Acquabuia (poesie e una nota di lettura)

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Francesca Matteoni, Acquabuia, Nino Aragno, 2014, € 8,00

di Pier Francesco De Iulio

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La prima sensazione che si ha leggendo la raccolta di poesie di Francesca Matteoni, Acquabuia (Aragno, 2014), è di assistere a un susseguirsi di quadri della tradizione fiamminga, dove insieme a nature morte e scene animaliste trovano posto le panoramiche paesaggistiche di Joachim Patinir o la singolare visionarietà di Hieronymus Bosch. La rappresentazione del reale è dunque motivo per il suo superamento — la costruzione di uno spazio d’indagine ulteriore mediato da prospettive imperfette — permettendo in tal modo alla poesia di sondare il “mistero” della realtà — o la sua “illusione” — e assumere in filigrana i connotati caratteristici del fiabesco e del fantastico.
Natura incombente e matrigna che informa tutto il libro, sin dall’esergo leopardiano: «Questo è quel mondo?», ripreso dal celebre idillio A Silvia. Natura che, in riferimento alla poesia di Leopardi, si associa all’altro tema portante della poesia di Francesca Matteoni: l’infanzia. Proprio la dualità Natura/Infanzia consente infatti all’autrice di “andare oltre” la realtà — alzando il velo sulle connessioni intime che legano storia ed esperienza personale — così da poter dare finalmente un nome alle “cose nel mondo”, facendo uso di un linguaggio scarnificato, fin dove «i verbi tremano».
Infanzia, quella evocata da Matteoni, che non concede nulla alla commozione — neanche quando si “personifica” nei versi che ricordano la vicenda tragica di Alfredino Rampi —, simbolo ineludibile di una predestinazione — la natura infatti “uccide” l’infanzia — e che, proprio in questo suo soccombere alla ineluttabilità degli eventi, nel ribaltamento del  senso comune si fa testimone “salvifica” del mondo.
Contraltare a questa Natura impenetrabile e “fuori dal tempo” sta dunque l’esperienza umana — quella adulta — che si sostanzia dell’oscurità degli oggetti, nel silenzio — che «è un non esserci» — delle relazioni quotidiane “dentro il tempo”. Anche un autobus o il ripiano di una cucina, un animale o una montagna, un sasso nel fiume e l’acqua che vi scorre sopra, possono allora dare forma alla memoria e al suo sogno di resistenza e bellezza, in un incessante ritorno ai luoghi del passato dove la dimensione del presente è sempre rielaborazione immaginifica del mondo sognato e perduto dei bambini.

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[dalla sezione: Ragazzo Volpe]

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Cercavo un luogo sicuro
nella radura dei castagni
il cielo stava a pezzi sulle cime.

Tu lo crederesti — tutto questo sarà scordato
e la capanna in pietra, il tavolo,
la lampadina scarna — le cose
che pure qui si annidano inutili
(un dio indù, il mucchio stantio delle coperte)
staranno lievi nei ricci che si staccano
fanno un tonfo cieco sul terreno.

La stufa di smalto traccia un’ombra del passato.
Dentro la stessa legna di boscaglia antica
la massa nodosa nella fiamma.

Questo mio silenzio è un non esserci, quasi
o un prender parte
ai solchi stretti dei tronchi
l’ovale delle foglie — penne indiane —
quel verde nel pietrame che si accende.
Un segno d’ala, un graffio di rumori.

Odori. Altari. Alfabeti.

Torri (Volotto), 11 ottobre 2009

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Gli undici addii #9: “Sostegno”, di Gianluca Wayne Palazzo

foto Newsbeast.gr

foto Newsbeast.gr

Davanti alla facciata del piccolo teatro Amelia fuma, il cellulare all’orecchio e l’aria distratta, battendo ritmicamente il piede a terra.
Poco distante la sua classe fa merenda in attesa di entrare. Sullo sfondo Maria Sportiello tiene per mano Daniela Cinquina, l’alunna down assegnatale per il sostegno, e distribuisce i biglietti di ingresso ai ragazzini della terza C.
«Uno per volta!» dice Maria.
Amelia annuisce al telefono guardando fisso in alto.
«Ah-ha… Ho capito. Sì sì.»
«Mi dispiace per la Smart! Ti sto chiedendo scusa, Cristo!» dice la voce di un ragazzo dal telefono.
«Sì…»
«Scusa, capito? Scusa
Amelia annuisce ancora e scuote la cenere della sigaretta per terra, canticchiando.
«…mai quest’onda mai si fermerà…»
«Cristo di un Dio, ma stai cantando?»
«…gli squali non ci avranno mai…»
«Tu sei fatta male Amelia. Tu sei fatta ma…»
Amelia attacca. Tira dalla sigaretta e socchiude gli occhi.
Maria alza lo sguardo e le fa un cenno con la testa verso l’ingresso.
«Andiamo! Con calma e senza gridare…» dice Maria alla classe.
I ragazzini la superano in massa e si affollano verso l’entrata.
Daniela ride e tiene gli occhi fissi su Maria.
Maria sospira.
Amelia dà un’ultima tirata, poi butta la sigaretta per terra e segue i ragazzini soffiando via il fumo. (altro…)