Giorno: 17 Mag 2016

Franz Krauspenhaar, Grandi momenti

libro-2Franz Krauspenhaar, Grandi momenti, Neo edizioni, 2016, € 13,00

Finirò male. La morte mi raggiungerà, e così imparerò a cercare un passato che non esiste più. Che ora come ora non è mai esistito.

L’ultimo romanzo di Franz Krauspenhaar si rivela come una mano aggrappata stretta a un passato da cui si ha il  terrore folle di staccarsi. Tralasciamo il fatto che GRANDI MOMENTI presenti tracce di elementi autobiografici (costante del lavoro di F.K.) perchè ciò al fine della nostra lettura non ha alcuna importanza. Franco Scelsit, il protagonista, scrittore di successo in terapia riabilitativa perchè sopravvissuto a un infarto, raccoglie in sé un malessere che è maledettamente generazionale e che trova la sua maledizione nel non potere essere terapeuticamente condivisibile. Il perché F.K. ce lo disvela con consapevolezza, pagina dopo pagina, scavando con abile puntiglioso cinismo nell’impossibilità di un’intera generazione di “maturare”. Si rimane così saldamente aggrappati a oggetti, abitudini, necessità di un’eterna adolescenza che si è nutrita dell’illusione di simboli che rimangono ancora, seppur mnemonici, necessari perché si è semplicemente impossibilitati a liberarsene, terrorizzati dall’atto maturo del riconoscerli definitivamente come “transizionali” e renderli così tali. Ma se gli oggetti e le relazioni famigliari restano ancora rassicuranti è la musica a infierire sulle poche certezze; la colonna sonora quotidiana di Scelsit che attraversa altre epoche da Van Halen a Chet Baker, allieta ma intristisce al contempo, rendendo sempre più stantia e polverosa una “memoria” che è ogni giorno tanto pesante quanto distaccata da una realtà che il protagonista riesce a malapena a sfiorare. Sono rari gli “oggetti” presenti in questo libro. Le mani di Franco Scelsit si stringono adolescenziali al volante di macchine veloci, lussuose; status symbol di una “gioventù” che è già trapassata, (siano i celluloidi anni 70 o la Milano paninara) realizzando così ucronicamente quel “voglio ma non posso” e contemporaneamente assolvendosi dall’impossibilità, l’inettitudine, la mancanza di strumenti autonomi per definire un nuovo punto di riferimento o una nuova ambizione da realizzare. Il piacere si identifica in un percorso che possa anche non avere una meta oltre il girare e il girarsi attorno.

Non sto mentendo, stavolta. Il rumore della Jaguar supera i 90 decibel. Sono incapsulato in lamiera e rumore, come se stessi viaggiando alla velocità della luce su una traiettoria immaginaria diretta a casa mia, l’ultimo dei pianeti abitati. (altro…)