Giorno: 13 Mag 2016

Bologna in Lettere 2016

logo-bil-nuovoParte domani, Giovedì 12 maggio la IV edizione del Festival Multisciplinare di Letteratura “Bologna in Lettere”. realizzato con il Patrocinio del Comune di Bologna e con il Patrocinio – per le iniziative legate alle Scuole – dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, in collaborazione con Marco Saya Edizioni e con la Libreria Biblion di Granarolo Emilia

Il Festival è dedicato ad Amelia Rosselli, nella ricorrenza del ventennale della scomparsa, tra le varie iniziative, sono riferiti due concorsi letterari per adulti e ragazzi, e vuole cogliere l’occasione per approfondire in particolare la struttura metamorfica e il multilinguismo che caratterizzavano la sua scrittura. A tal proposito in collaborazione con l’editore milanese Marco Saya è stato curato un volume collettaneo di contributi critici e creativi espressamente riferiti ad Amelia Rosselli, “Il colpo di coda. Amelia Rosselli e la poetica del lutto”. Il focus rosselliano, che verrà disseminato in quasi tutte le giornate del festival, prevede, tra le altre cose, interventi critici di Niva Lorenzini, Francesco Carbognin, Plinio Perilli, Salvatore Ritrovato, Cecilia Bello, Laura Barile, Antonella Pierangeli, Marco Adorno Rossi, una partitura dodecafonica di Gian Paolo Guerini, una performance di Tiziana Cera Rosco, una mostra fotografica di Dino Ignani, un progetto di scrittura collettiva, un recital multimediale, la realizzazione di un video.
Prevista una performance di Andrea Inglese e Gianluca Codeghini.

Il programma è scaricabile direttamente dal sito https://boinlettere.wordpress.com/programma/

 

 

 

 

Iole Chessa Olivares e la poesia del “confine”, di Fausta Genziana Le Piane

OLIVARES

 

Iole Chessa Olivares e la poesia del “confine”

di Fausta Genziana Le Piane

Il lettore dell’ultima raccolta poetica di Iole Chessa Olivares, Nel finito… mai finito (Edizioni Ne­mapress, 2015), già dal titolo, intuisce che la Poetessa è costantemente sospesa tra il finito, cioè la realtà e l’infinito, cioè l’universo, lo spirituale, l’altrove (Nel finito… mai finito è un vero e proprio ossimoro). Questo continuo dibattimento, questa continua lotta si chiama “vita” – soffio della vita – che coinvolge tutti. Plinio Perilli parla, in effetti, «di limbo che preme ma al contempo, ci salva ci ospita.»
Procedendo nella lettura delle varie sezioni del libro, ci si accorge che ognuna riprende, ampia e as­sume varie sfaccettature di questo concetto espresso anche con altri sostantivi quali orlo, cancello, margine, muro, contorno oppure siepe di leopardiana memoria: tutta la raccolta è pervasa dal sen­timento di “confine” (tracce di confine) e di “sconfinamento”. Si legga, a pagina 32, la lirica intito­lata appunto Sconfinare: «Ora…sconfinare/ tra parole dormienti/ fuggevoli accordi negati/ alleanze randagie/ inquietare di sfide/ il “quasi” inutile/ da parte a parte/ con cuore disobbediente/ fino all’orlo preciso/ invulnerabile al pentimento». Qui tutto l’umano è rappresentato, riassunto. «Scon­finare, poi, o meglio Svanire, è dunque – avrebbe detto Montale – la ventura delle venture», dice Plinio Perilli nel commento al testo.
Confine tra passato, oggi, futuro ed eternità, «nel remoto e nell’oggi» (Donna… Con le donne, p. 56): si veda la bellissima metafora del cancello che implica l’atto di sostare della Poetessa – penso­sa – tra passato e futuro. Cosa cerca Iole? Cerca la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, nella sua in­terezza, «nei trapassi di luce/ nel ballo delle ombre» (Sul cancello del tempo, p. 13). Anche qui c’è un “alle spalle” e c’è un “ora”, un “futuro”, c’è un passato fatto di entusiasmi, di giovinezza, anche di «pene, soprusi, lutti», e c’è un ora fatto di crepuscoli e di tramonti. (altro…)

Gli undici addii #8: “Approfondimento”, di Gianluca Wayne Palazzo

Approfondimento

 

Un tempo Giulio aveva persino creduto che il suo mestiere gli consentisse di incidere, di migliorare un alunno o forse due, e con quei due una classe, con una classe la scuola, e con la scuola una generazione e il mondo. Oggi quelle lezioni di approfondimento in una terza B quasi sconosciuta – un’ora appena a settimana, una via di mezzo tra educazione civica e… cosa, attualità? – gli recavano in dono solo raucedine e sconforto. Era più fastidioso il ragazzino ignorante, il provocatore, quello razzista, la democratica illuminata in erba o quello che gli leccava il culo qualunque posizione lui sostenesse?
O era il dibattito il problema? Lui aveva adorato il dibattito, un tempo. E poi meno. E poi sempre meno. E poi non più. Alla fine il dibattito era soltanto il calcio d’angolo in cui riparare quando era spossato, la stura aperta a discussioni interminabili e sregolate.
Spannò un momento il vetro del cervello a un acuto improvviso, e realizzò che una ragazza nelle prime file stava perdendo il controllo. Era diventata tutta rossa e ripeteva qualcosa sulla cultura. La sua cultura, la nostra cultura…
«Sono le nostre radici, e sono cristiane!…» gracchiava, sporgendosi fuori dal banco.
«Guarda che Gesù è adorato anche dai mussulmani» le ribatté un tale in camicia bianca.
«Ma che vai dicendo, sei matto in testa?…» balbettò lei, sempre più stridula.
«Professore» lo interpellò Camiciabianca con sufficienza, «è vero che gli islamici considerano Gesù… insomma, anche per loro Gesù è… nel Corano, è…»
«Cor… ano!» rise una specie di hobbit sul fondo. Giulio fece finta di non aver sentito. (altro…)