Giorno: 11 maggio 2016

Racconti Matti (verso il Festival) #4 Silvia Tebaldi, Scrivere nei tempi morti

parigi foto gm

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Nota: Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori dei racconti attorno al tema della follia, su quello che succede a volte nella testa della gente; sono tappe di avvicinamento al Festival dei Matti – Nel nome degli altri che si terrà a Venezia dal 13 al 15 maggio. Il quarto racconto è di Silvia Tebaldi e si intitola Scrivere nei tempi morti

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Scrivere nei tempi morti

 

Qui in questa casa persa tra i campi e in quello che ci diciamo c’è un segreto, sì, però più del segreto contano le strade per arrivarci; che sono poi linee invisibili tra i campi, pensieri che non si vedono, momenti come di stupore – di affetto per il cuore che batte, come ha detto qualcuno che ora non so.

Qui la mia gente è vissuta per chissà quanto tempo, prima di andarsene per via della piena, verso il mantovano, e ci chiamavano i Rugìr. E io son tornata qui l’anno del terremoto, quello che nessuno se lo aspettava; e dei posti e lavori ne ho girati, e gente conosciuta; ma ora che è maggio, che il grano ha già la spiga, mi sembra di esser sempre stata qui.

E guardo i campi e gli argini, l’aperto che puoi vedere anche tu, ora e sempre – basta che chiudi gli occhi – e sto dietro a custodire le cose che son vecchie, che le ha fatte una persona, non una macchina: ceste, pezze di tela e sedie, roncole col manico tarlato, attrezzi da campagna e fogli scritti. Cioè le cose che a uno di oggi gli fan pensare alla malattia del tempo, a quella che più nessuno si azzarda a nominare, ma io invece sì e la chiamo per nome, che poi è tutto e niente come ogni nome e lei è la morte come io sono l’Anita ad Rugìr, cioè i Ruggeri nel parlare nostro.

E anche la vita chiamo. E le dico Bada, che son cresciuta al tempo del vapore, io: e dunque non ingannarmi con false immagini, che da qui vedo la bassa fino all’orizzonte e le valli dove l’acqua e la terra si confondono, come al principio del mondo, e strade e fossi e capannoni e rovine. Che la sbronza di soldi e poi la crisi li han coperti di una polvere grigia che uno di oggi forse non ci bada, ecco.

E’ che quelli di oggi van di corsa, di fretta; eppure li vedi sempre a scrivere su quei cosi elettronici appena c’è un momento – a scrivere poi chissà che cosa, a scrivere il tempo che passa. E io uguale, fino a ieri, ecco.

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Racconti matti (Verso il Festival) #3: Rosario Palazzolo, Dall’angolo

berlino, foto gm

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Nota: Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori dei racconti attorno al tema della follia, su quello che succede a volte nella testa della gente; sono tappe di avvicinamento al Festival dei Matti – Nel nome degli altri che si terrà a Venezia dal 13 al 15 maggio. Il terzo racconto è di Rosario Palazzolo e si intitola Dall’angolo

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Dall’angolo

 

Dai che ti racconto quella dell’orco cattivo, No, Quella dell’orco che si è mangiato a tutti quelli che conosceva, Vattene, Che se li è mangiati senza pietà, No, Che dopo che se li è mangiati siccome c’aveva ancora fame, Tanto non ti apro, Si cominciò a rosicchiare pure le ossa, Non la voglio sentire, E siccome che poi ci aveva ancora fame, Mi chiudo le orecchie, Se li ha vomitati per mangiarseli di nuovo, Che chiamo aiuto a qualcuno se non te ne vai, Apri, Non apro, Apri, Non apro, Devi aprire che ti devo ammazzare, Statti fermo, Devi morire, Calmati, Ti ho detto che devi morire che io ti devo ammazzare, Aiuto, Non gridare, Aiutatemi, Non gridare ti ho detto che ti devo ammazzare ché così non gridi più, Signore signore chiama la polizia, Non gridare chiudi la finestra, Signore ti prego, Chiudi la finestra schifo della terra che se viene qualcuno ammazzo pure a lui, Signore non te ne andare aiuto aiuto, Nessuno ti dà retta che lo sanno tutti che devi morire, Aiutatemi, E non piangere che tanto ora scasso la porta entro e ti scanno come, Aiutatemi, Come ha fatto l’orco con tutti quelli che conosceva, Aiutatemi, Non ti aiutano ché lo sanno che fai schifo che, Ora mi butto, Fermati, Mi butto se non te ne vai mi butto, Non ti muovere, Mi butto, No, Mi butto, Prego commissario da questa parte, Perché non mi hai chiamato subito, Signor commissario qui c’è stato un bordello incredibile tutti i vicini che urlavano che facevano confusione abbiamo dovuto rompere la porta per entrare ché era chiusa da dentro, Erano brave persone si litigavano qualche volta ma erano brave persone, Ma insomma brave proprio brave, Voci che facevano impressione di notte e di giorno, Io con lui non mi salutavo mai mi faceva antipatia, Lei però era una bella femmina, Signori fate passare il commissario, Permesso permesso andate via aria aria c’è troppa confusione qua andatevene nelle vostre case, Signor Commissario ma che ci fu il morto?, No il vivo aria andatevene ho detto chiudi la porta brigadiere ma ci rompono i cazzi veramente ma poi dico, Buongiorno commissario, Buongiorno De Marchi dico io si deve per forza aspettare a me per sgomberare, Ha ragione commissario ma lo sa come sono questi vicini prima ti dicono che c’hanno informazioni importanti e poi te la fissiano che forse c’avevano la pentola che bolliva il figlio che piangeva la suocera che partoriva e non hanno sentito niente, Va bene ocappa ma non aprite più la porta se non ve lo dico io e se qualcuno ha qualche cosa da dire, C’è la scientifica commissario, Fate passare lo mandi da me e ci parlo io con questo qualcuno, Va bene, Fermi ma che vi pare che siete a casa vostra che vi pare che ci potete ballare qua dentro? Ciao commissario, Ciao Gregorio, E statevi zitti non lo vedete che il commissario sta parlando col dottore, Che ci abbiamo oggi, Un bordello ma ancora non lo so bene sono appena arrivato, Una cosa incredibile commissario una cosa spaventosa, Posso fare i rilievi?, Un minuto fammi guardare che c’è, Minchia ma allora sei cretino!, Che cosa è successo?, Commissario Competti ha pestato una cosa che io ce l’avevo detto di non camminare lì vicino ma lui nient, Va bene ocappa ma ora andatevene che c’è la scientifica, Ti vuoi smuovere escitene, Piano piano che l’ho fatto apposta, Andiamo a vedere che c’è, Una cosa spaventosa commissario, Va bene ho capito ora basta che mi devi fare vomitare prima del tempo portamici e statti zitto brigadiere, Io ti aspetto qua, Va bene do un’occhiata e poi vai a fare i tuoi rilievi da dove si prende?, Da qui, E spegnilo il cellulare brigadiere quando sei in servizio lo devi spegnere, Pronto sto lavorando va bene?, Dove dobbiamo andare?, Di qui va bene dal dentista ce lo porto io ora devo chiudere, La situazione complessiva appare buona, l’osservato sembra non aver accusato il colpo. Mi tengo a debita distanza per non destare in lui preoccupazione. Dal mio punto d’osservazione mi pare che stia cercando di comprendere la nuova condizione. A ogni modo, tenterò a breve un approccio per provvedere ai fini per cui ho avuto incarico. Pertanto, le annotazioni che seguono avranno valore di semplice premessa e non tenteranno alcuna analisi precisa. Il successivo colloquio dovrà considerarsi parte integrante di questo documento. Dove stiamo andando?, In cucina, È successo lì?, Sì, E quella porta rotta?, È la porta del bagno, Aspetta fammi entrare qua prima, Che ti sembrava che non ero capace di rompere la porta?, Ti prego non mi fare niente, Ché io mi sono mangiato i spinaci e con un cazzotto l’ho rotta la porta e ora ti devo ammazzare, Ti prego in ginocchio, Ti spacco la faccia, No, T’ammaz, Ahi ahi, Ti ho rotto la faccia ah ah ti esce il sangue ché sono forte io, Mi hai scassato il naso disgraziato, C’è del sangue, Sì ma questo è niente in cucina manco si può entrare c’è un lago, Adesso vediamo, Ma quando finiamo che domani mi cominciano le ferie, Si sta facendo tardi, Tu che turno fai?, Da questa parte commissario qua c’è la cucina, Perché che ore sono?, Otto sedici, Brigadiere che ci fanno questi qua?, Mi dai una sigaretta, Sono già le tre, Fuori!, Ragazzi fate passare il commissario, Voglio tutti fuori intesi fuori ma che parlo africano?, Scusi commissario, Aspettiamo sotto, Andate in centrale, Agli ordini, Di nuovo, Diamo solo un’occhiata e poi facciamo entrare a quello della scientifica, Qua c’è la cucina, Quelli hanno toccato niente?, No li ho fatti stare fuori la stanza, Non li dovevi manco fare entrare nella casa, Abbiamo dovuto rompere la porta non lo sapevamo quello che trovavamo, Commissario, Qualcosa di pericoloso, Che c’è Gregorio?, Posso venire? Vieni? Ma che cosa c’è c’hai una faccia bianca, Guarda, Tu sei pazzo tu sei malato tu sei, Vieni qua non scappare ché tanto ti prendo, Aiuto aiutatemi, Non correre in giro per casa che non c’hai dove andare l’orco così fece che prima li ha inseguiti e quando li ha presi, Aiuto, Li ha tagliati pezzi pezzi e se li è mangiati, Basta ti prego, Mettiti in ginocchio, Che mi vuoi fare?, Ti ho detto mettiti in ginocchio, Non mi ammazzare, Non piangere che non ti voglio fare niente, Così?, Così brava, Non mi rompere la testa, E tu chiudi gli occhi, Ma perché devo chiuderli?, Devi chiuderli e basta ci devi avere fiducia di me, Chiusi, Chiusi?, Chiusi, Uno, Che mi vuoi fare?, Due, Ti prego non mi, Tre, Ma che caspita è successo qui? È assurdo, Calmiamoci senti Gregorio mentre tu fai i rilievi noi restiamo qua, Va bene, Commissario stanno bussando alla porta, E apri, Siccome lei aveva detto, Apri, Cominciamo, Rimaniamo davanti l’entrata della cucina così puoi muoverti meglio, È un giornalista dice che vuole delle dichiarazioni, Ma come rompono la minchia questi!, Quattro per cinque, Digli che al momento non ci sono ancora notizie certe e che appena sappiamo qualcosa di più preciso lo chiamiamo noi, Va bene, Le misure della stanza sono ridotte, E allora?, E allora i corpi durante la lotta devono essere restati sempre molto vicini, E allora?, È strano, Perché?, Mettiamo che tu stai lottando con qualcuno, Sì, E mettiamo che questo qualcuno ti ha dato un pugno un calcio ti ha colpito insomma, Sì, Tu che fai?, Che faccio?, Che fai?, Gli do un cazzotto pure io, Esatto, E allora?, Per dargli un cazzotto però devi assicurarti che il tuo avversario non ti colpisca a sua volta e lo stesso penserà lui cioè se io devo fare a cazzotti penserò all’attacco ma penserò pure alla difesa, Cioè vuoi dire che potevano scappare magari rincorrersi per la casa e non l’hanno fatto?, Proprio così, Si sono colpiti senza badare a difendersi soltanto per farsi del male, Parla e questo può considerarsi un segnale positivo. Il viso appare rilassato. Non dà segni di particolare nervosismo. A tratti, soltanto a tratti, s’infervora di colpo, un’agitazione improvvisa e velocissima. È un attimo, poi s’immerge di nuovo in quell’apparente serenità, Tu che ne pensi?, E che ne devo pensare purtroppo sono saltati tutti gli schemi non ci sono più ammazzatine regolari, Passioni tradimenti vendette, Già, Non ci sono più punti di riferimento, Macchè, Guarda questi per esempio dico io perché, Perché mi stai facendo male?, Perché tu sei una persona cattiva, Ti giuro che farò la brava d’ora in poi farò la brava, Che tu giuri sempre e poi non le mantieni mai queste promesse, Te lo prometto, Lo giuri?, Lo giuro, E giura allora, Lo giuro, Devi giurarlo che ti devi baciare le due dite con la bocca così, Lo giuro, Se non lo fai più ti perdono, Non lo faccio più, Tra breve proverò un contatto. Occorrerà utilizzare la massima cautela. Userò la Maussten. Intanto lui sembra tranquillo. Mi avvicino. Lascio il registratore acceso. Lo devi spegnere ci hai rotto i cazzi, Mi scusi signor commissario mio figlio c’ha un ascesso, Questi cellulari ci hanno scassato la minchia metti il silenziatore, Va bene, Lui ne ha perlomeno trentacinque o quaranta lei minimo cinquanta, Anni?, No buchi, Mettiamoci a tavola che io ci c’ho fame, Devo fare la pasta, Lui dov’è?, Non lo so, Cercalo che deve mangiare e si deve lavare le mani ché uno quando deve mangiare si deve lavare sempre la mani ché non si mangia mai con le mani sporche, Buchi?, Buchi!, C’è di nuovo il giornalista di prima dice che è un suo diritto perché le notizie sono, Non si sa niente, Ma lui dice che, Non si sa niente, Signor commissario ci vuole parlare lei perché con me, Mi avete rotto i coglioni ti ho detto che ancora non si sa niente, Va bene, La cosa strana è che i colpi sono in tutto il corpo come se ognuno dei due durante la lotta avesse voluto colpire i punti vuoti, Vale a dire che non ha colpito a caso?, No guarda qua lo vedi questo buco?, Sì, È un buco esclusivo, Che vuol dire?, Vuol dire che chi ha inferto il colpo ha come cercato una parte della pelle che non fosse ancora stata colpita, Come se ci avesse pensato?, Esatto come se ci avesse pensato, E c’è dell’altro, Che cosa?, Buon appetito, Buon appetito, E allora? Che fa la preghiera non la fai?, Avanti fai la preghiera, Le preghiere si fanno ché non è giusto che si fanno le preghiere ché se no Gesù si arrabbia e ti fa morire, Avanti fai la preghiera, Gesù benedici questo cibo che oggi prendiamo e dallo anche ai poveri, Ciao, Ciao, Come ti chiami?, Io sto giocando ché c’ho le mie bambole e sto giocando, Non mi vuoi dire come ti chiami?, Devo giocare che già te l’ho detto che devo giocare, Io mi chiamo Gabriella, Devi mangiare lo hai capito che devi mangiare?, Lascialo stare che sta mangiando, Che se non mangi resti piccolo piccolo e le porte non le puoi rompere che manco con gli spinaci le puoi rompere, Commissario mi viene di vomitare, Escitene, Va bene se non vuoi parlare con me io mi allontano appena ti va di dirmi qualcosa tu mi chiami io sono lì, Va bene se ti devo dire qualche cosa io ti chiamo che tu vieni, Mangia farabutto!, Non ci buttare voci, Tu non me lo puoi dire quello che devo fare, Se tu ci butti voci lui si spaventa, Ti ho detto che devi stare zitta, Alzati e vattene nella tua camera, Mi allontano. Non insisto. L’osservato appare reticente a un approccio diretto. Probabilmente, non è ancora pronto. Devo conquistarmi la sua fiducia. Mi allontano. L’osservo. Hai vomitato?, Sì, Stai meglio?, Sì sì, Ce la fai a restare ancora?, Ce la faccio commissario, Che cos’è questo altro Gregorio?, Non è stata usata soltanto un arma, Vale a dire?, Che a ogni buco corrisponde una punta diversa, Devo vomitare di nuovo, Vai e se non vomiti statti lo stesso fuori, Guarda qua i buchi si differenziano sia per profondità che per forma, Io non vedo niente, Certo per ora sulle ferite c’è il sangue e non si capisce bene, Non si capisce niente, Commissario è chiaro che queste sono solo valutazioni di massima dopo l’autopsia ti farò sapere qualcosa di più preciso, C’è la possibilità che ci fosse qualcun altro?, No la dinamica dei colpi è chiara erano in due, Brigadiere fai salire qualcuno per la perquisizione fammi chiamare se si trova qualcosa d’interessante, Vado, Dove vai?, Nella mia stanza, Prima devi finire di mangiare non lo hai visto che io ho mangiato tutta la pappa?, Non ne voglio più, Te la devi mangiare ché soltanto quelli cattivi lasciano le cose soltanto loro che poi, Perquisite bene la casa se trovate qualcosa mi chiamate mi raccomando che il commissario è incacchiato cominciate dalla camera da letto, Ché poi quando le lasciamo i bambini che sono poveri piangono, Devo giocare, Lascialo andare, Zitta ti devi stare, Calmati, Dall’angolo della stanza sa che lo sto guardando e ogni tanto si gira verso di me. Gioca tutto il tempo con delle bambole di pezza. Una lite secondo me è stata una semplice lite che è degenerata, E perché tutta questa cattiveria, Commissario tu lo sai meglio di me oggi nessuno più si dice le cose siamo pigri svogliati ce ne fottiamo e tiriamo a campare già sei fortunato se trovi un movente si sono ammazzati e questo ti deve bastare, Hai ragione, Lo so, Mi devi dire qualche cosa sulle armi del delitto, Dopo l’autopsia, Qualche accenno, Ce li hai davanti gli accenni, Cioè?, Te ne vai? Scappi? Non ti preoccupare che poi ti vengo a trovare tanto lo so dov’è che ti metti, Lascialo in pace, Abbiamo trovato qualche cosa, Che cosa?, Carte per il divorzio, Ecco il movente, Sì ma mi manca ancora qualcosa, Cosa, La dinamica, Pensi sia importante?, Sì, Mi osserva con più costanza adesso. Come se mi attendesse. Credo sia arrivato il momento di tentare un nuovo approccio. Mi avvicino. Tengo sempre il registratore acceso, Tanto lo so che ormai c’hai le carte pronte, Lo hai voluto tu, Io non ahi ahi ahi ahi ahi, Che c’hai?, Mi fa male la pancia ahi ahi ahi, Distenditi qua, L’uomo a un certo punto si è disteso, E perché?, Questo non lo so è il tuo lavoro, Mi fa male la pancia che mi sembra che sto morendo, Si è disteso qui fra il lavandino e il tavolo come lo vedi tu, E la donna?, La donna si è distesa pure lei, Pure lei?, Sì, E perché?, È il tuo lavoro t’ho detto, Ocappa, Ahi ahi, Che c’hai?, Dolore qua, Nella pancia?, Sì mi corico pure io, Vedi?, Ha spostato la sedia e si è distesa pure lei, E poi?, Ahi, Ahi, Ahi, Ahi, Cosa ci hai messo nella pasta?, Niente, Disonesta che ci hai messo il veleno?, No no, Ahi mi hai voluto ammazzare tu a me?, Io non ho fatto niente, Ma mentre si distendeva ha perso l’equilibrio e si è tirata la tovaglia con tutto quello che c’ere sopra, E che c’era?, C’erano le armi del delitto, Disonesta mi hai voluto uccidere ma tu devi morire prima di me, Un apribottiglie, Prenditi questo, Ahi, Un coltello seghettato, E tu questo, Ahi te ne approfitti che non c’ho le forze, Un apriscatole, Ti buco la pancia disonesta, Ahi, Un coltello da frutta, T’ammazzo, Ahi, E poi sono rimasti lì, Per quanto?, Questo adesso non te lo so dire ma ci sono rimasti tanto per lo meno cinque ore, E che facevano?, Due armi a testa, E allora mi dici come ti chiami?, Matteo, Che fai?, Gioco con le mie bambole, E come si chiamano, Prendi questo e questo, E tu questo, Con le poche forze rimaste continuavano a bucarsi la pancia il viso le braccia fino a quando, Ahi mi hai fatto male disgraziato, La donna ha perso i sensi, E l’uomo?, L’uomo e la donna. Si chiamano così? Sì. L’uomo ha resistito un poco guarda qua ha tentato di sollevarsi ma non ce l’ha fatta, E questo uomo e questa donna che fanno?, Giocano, Sono papà e mamma?, Sì, Sono rimasti a terra e sono morti dissanguati, Commissario c’è di nuovo il giornalista che gli dico?, Che il caso è chiuso un uomo e una donna si sono uccisi reciprocamente durante una lite, Va bene, E cosa fanno papà e mamma?, Giocano giocano giocano giocano, Calmati!, Giocano giocano giocano giocano, Qualcuno venga qui ha una crisi nervosa, Giocano Giocano, Prendetelo con cautela, Dottore gli date dei calmanti?, Sì certo, E allora secondo te il caso è chiuso? Sì è come dicevi tu ormai è tutto inutile non ci si capisce più niente, E l’autopsia gliela faccio?, Tempo perso comunque fai come ti pare, Il bambino è stato portato in reparto. Ho tenuto per tutto il tempo il registratore acceso. Ho raggiunto la sua camera, mi limiterò ad osservarlo. Non lascia un attimo quelle due bambole di pezza, sembra più calmo. Mi hai ucciso mi hai messo il veleno, Tu mi hai messo il veleno sei cattivo, Mi hai avvelenato con il veleno dei topi, No io non, Quello che c’è nell’armadietto di fuori, Cattivo cattivo, Che tu mi volevi lasciare e allora mi hai ucciso, Non è vero, Hai preso il veleno e lo hai messo nella pappa, Tre cucchiai di veleno, Basteranno tre cucchiai di veleno? È meglio svuotare la busta, Tutta la busta? È meglio tutta la busta, È molto meglio, Svuoto tutta la busta, Hai fatto meglissimo.

 

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© Rosario Palazzolo

 

Una frase lunga un libro #57: Simona Vinci, La prima verità

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Una frase lunga un libro #57: Simona Vinci, La prima verità, Einaudi, 2016, € 20,00

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Non ce ne fu bisogno, di capire, perché quello che videro subito dopo fu ancora peggio e chiarì che lì, in quel posto e in quel momento, qualsiasi cosa poteva accadere: anzi era già accaduta.

C’è un mondo, una serie di fatti accaduti nel tempo, un mondo fatto di vite vissute e perdute; molte vite di cui non si sa nulla, di cui non si serbano ricordi, da nessuna parte. Vite non raccontate. C’è un mondo e un tempo in cui sono accadute cose terribili, e quel mondo è poco fa, e quel mondo è anche adesso. Un mondo fatto di luoghi chiusi, di mura alte, di celle, di polsi legati ai letti, di urla furibonde e più furibondi silenzi, di contenzione e torture, di cure sbagliate, di incompetenza, di poco amore, di poca pazienza, di vesti strappate e sotterranei, di sporcizia e abbandoni. Il mondo di chi è nato matto, di chi è diventato matto, di chi è passato per matto, di chi non è stato capito; il tempo e il mondo dei manicomi lager e della barbarie, di posti come Leros. Leros che è un’isola e il suo mare, Leros che al suo interno ha avuto un’altra isola, una fortezza tanto vicina all’acqua quanto perduta. Questa è la premessa, ma forse sono soltanto i miei pensieri, pensieri accumulati durante la lettura del bellissimo romanzo di Simona Vinci; forse sono sensazioni,  piccole lacerazioni, forse sono cicatrici, perché La prima verità ne lascia qualcuna.

Le storie, come le raccontano gli adulti, non sono mai vere: c’è sempre una bugia, o forse un’ombra, un buco, un vuoto che i grandi riempiono o scacciano via, prima che per salvaguardare i bambini – come dicono, mentendo, di essere costretti a fare – per sé stessi; perché non vogliono vedere, perché hanno paura.

Il romanzo è diviso in quattro parti, ognuna di queste è collocata in un diverso periodo di tempo, ma come in un viaggio si attraversano una dopo l’altra, si intersecano, si rincorrono e si spiegano a vicenda. Nella prima parte incontriamo Angela, italiana che sbarca a Leros insieme a un gruppo di volontari, è il 1992. Angela è curiosa, solitaria e sensibile, è spinta da una grande forza ma anche da un tormento che viene da lontano. È una persona intelligente e sensibile, che si sconvolge davanti all’orrore e che cerca di comprendere. Perché non si affronta nulla se prima non si capisce cosa accade e cosa è accaduto. Angela aprirà una porta e la stanza che c’è dietro quella porta le rivelerà, notte  dopo notte, nomi, storie, fatti, numeri, orrori, parole. Angela con fatica ricostruisce, è presa dallo sgomento ma continua a cercare, a domandare. Angela scopre che a Leros, durante il periodo della dittatura dei colonnelli, ci finirono anche i dissidenti politici e che solo apparentemente stavano divisi – nella struttura – dai matti. Dissidenti torturati e brutalizzati. Come te lo spieghi l’orrore? Come lo racconti?
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