Giorno: 2 maggio 2016

Velocità della visione: Convegno sulla poesia italiana delle ultime generazioni

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Convegno sulla poesia italiana delle ultime generazioni

Velocità della visione

Laboratorio Formentini per l’editoria – via Formentini 10 Milano

Venerdì 6 Maggio 2016 alle ore 17.30 – Sabato 7 Maggio 2016 alle ore 11

I curatori dell’iniziativa avvertono il bisogno di fare chiarezza su alcune questioni relative alla poesia delle nuove generazioni. Per promuovere un confronto diretto tra giovani poeti, si è deciso di proporre due giornate di studio intitolate Velocità della visione.

Impegnati a riflettere sul valore e sull’importanza della scrittura come percorso collettivo fatto di tradizione e ricerca, gli autori invitati saranno chiamati a esporre i loro principi di poetica e a verificarne la validità attraverso la lettura dei loro testi. Gli autori, selezionati per mostrare la qualità nella pur variegata differenza, provengono da importanti antologie e hanno all’attivo libri che testimoniano la buona salute della poesia italiana.

Il progetto Laboratorio Formentini per l’editoria è stato sostenuto da Fondazione Cariplo, che con la sua azione filantropica, ha consentito dall’inizio della sua attività nel 1991 la realizzazione di oltre 30 mila progetti di organizzazioni non profit, con un impegno di oltre 2 miliardi e 800 milioni di euro. E’ la principale organizzazione filantropica in Italia, con oltre 1000 progetti realizzati ogni anno.

Con questa iniziativa Fondazione Cariplo ricorda la figura di Pier Mario Vello, Segretario Generale scomparso prematuramente nel 2014. Pier Mario è stato un uomo che ha portato in tutto il mondo la semplicità, il pragmatismo e la saggezza, lavorando con le persone nelle multinazionali fino alle più grandi istituzioni filantropiche nel mondo. Manager e poeta, apparentemente due impegni distanti, ha unito l’operatività ad una capacità di visione  del futuro che oggi è la sua eredità morale, racchiusa nelle pagine dei saggi scritti in questi anni.

Autori invitati: Fabrizio Bernini, Maria Borio, Igor De Marchi, Andrea Ponso, Matteo Marchesini, Luca Minola, Piero Simon Ostan, Alessandro Pancotti, Gilda Policastro, Italo Testa, Francesco Maria Tipaldi

Interventi critici: Alberto Bertoni (Università di Bologna), Maurizio Cucchi, Giuliana Nuvoli (Università degli Studi di Milano), Mario Santagostini.

 

Curatori:

 

Alberto Pellegatta è nato a Milano nel 1978, ha pubblicato Mattinata larga (Lietocolle 2001) e L’ombra della salute (Mondadori 2011). Nel 2005 ha vinto la prima edizione del premio Cetonaverde. Collabora come critico con quotidiani e riviste, dirige la collana «Poesia di ricerca».

 

Marco Corsi (Arezzo 1985), già ricercatore all’Università di Firenze, si occupa di editoria. Ha pubblicato su diverse riviste e la sua ultima raccolta, Da un uomo a un altro uomo, è uscita in Poesia contemporanea. Dodicesimo quaderno (Marcos y Marcos 2015). Ha vinto il premio Cetonaverde 2015.

Altri dischi #4: Tortoise, Millions now living will never die

tortoise coverTortoise
Millions Now Living Will Never Die
Thrill Jockey, 1996

di Ciro Bertini

*

Difficile non lasciarsi conquistare da una band che ha scelto come nome di battesimo quello di uno tra gli animali più buffi del Creato, simbolo universale della lentezza, che piazza in copertina un banco di aringhe, che eleva il vibrafono, oggetto piuttosto inconsueto per un complesso rock, al livello della chitarra e i cui componenti amano scambiarsi di continuo gli strumenti come fossero giocattoli. C’è molto più di questo, ovviamente. Se un ascolto superficiale può cogliere soltanto il lato più “simpatico” ed estroso della band di Chicago, la musica racchiusa in Millions Now Living Will Never Die è in realtà il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca sul suono e una sperimentazione infaticabile sui generi, un cervellotico processo di decostruzione e ricostruzione della forma canzone (ammesso che di “canzone” si possa parlare, trattandosi di un complesso di musica strumentale). L’impianto è sostanzialmente quello di un disco prog: una lunghissima suite in apertura e un insieme di brani a completamento, anche se nel corso di queste sei tracce si ascolta proprio di tutto, dal blues alla psichedelia, dal dub all’avanguardia, dall’elettronica alle colonne sonore, dal krautrock al minimalismo. Esiste comunque un baricentro, un denominatore comune in quest’oceano di suoni, stili, esperimenti e maestria musicale, e si chiama ritmo. Per quanto testardamente refrattari a seguire una direzione comune, quasi a voler dichiarare con orgoglio la propria indipendenza, questi sei componimenti non prescindono mai da quella matrice comune che li accompagna fedelmente lungo il cammino, dettando le (poche) regole di condotta. Un fatto in realtà neanche troppo singolare se si pensa che complessivamente, scambi di strumentazione a parte, la formazione che ha registrato l’album comprende ben tre percussionisti. Dai cambi repentini di Glass Museum e The Taut and Tame alle pulsazioni regolari di A Survey e Dear Grandma and Grandpa fino all’incedere sofferto di Along The Banks of RIvers. Non importa come o con che cosa, che si tratti di una batteria o di una chitarra, di un basso o una tastiera, di un vibrafono o di qualche diavoleria elettronica: è il ritmo, preciso e glaciale, a rappresentare l’essenza del suono Tortoise, elevandosi talvolta esso stesso a melodia, creando dense nebulose dietro le quali giungono qua e là echi di una musicalità dimenticata. Un procedimento che può forse ricordare i Talking Heads, anche se i principali ispiratori di questo capolavoro sono senza dubbio i teutonici Neu! e i ventun minuti dell’iniziale Djed sono lì a ribadirlo.
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Pedro Lemebel, Parlami d’amore

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Pedro Lemebel, Parlami d’amore, Marcos y Marcos, 2016 (trad. it. di Matteo Lefèvre); € 12,00

di Martina Mantovan

 

Parlare di Pedro Lemebel significa parlare d’amore.
Significa innamorarsi di lui, della sua storia, del suo sguardo diretto e tagliente, della musica della sua voce e di quella di tutti gli altri di cui fu cantore. Perché Pedro Lemebel non era solo uno scrittore forte e delicato: era una fata, una donna in divenire, una farfalla. E come farfalla, come mariposa, ha vissuto tutta la vita in metamorfosi, lottando e credendo fermamente nella possibilità di una rivoluzione sociale, combattendo quotidianamente contro il buio vorace del Cile degli anni Settanta e contro l’odio omofobo e cieco della società passata e odierna.
Lemebel sapeva trasformare la realtà: possedeva quel dono raro e prodigioso della capacità di mutare la paglia in oro, l’abiezione in dignità, l’insulto in poesia. È colui che da maricón si trasforma in mariposa, che dispiega le ali e fa della propria entelecheia un atto d’amore e di lotta.
Parlami d’amore è una raccolta di cronache, di narrazioni vibranti di vita: “parlami d’amore” non è solo un’esortazione a cui si viene invitati, ma l’intento profondo e viscerale di narrare la vita e l’amore, di raccontarli nella loro fusione nonostante tutto il resto. Quando Lemebel parla d’amore racconta dell’adrenalina della militanza sotto il regime, delle lacrime ecologiche che si versano a Helsinki, dell’eterna indifferenza delle rovine di Pachacamac, del tocco estraneo e vellutato del prelato, dei maremoti emotivi e fisici. Ogni cronaca brilla nella sua unicità; in ogni cronaca emerge la bellezza insita nelle cose che pochi riescono a osservare e descrivere.

Non passarono nemmeno quindici minuti che arrivò lo tsunami a ricoprire come una macchia d’olio la metà del paese con la sua melassa densa di legni e sciagura. E poi si ripiegò con la forza di una bocca gigantesca che inghiottiva tutto quello che incontrava sotto una luna sanguinosa che tingeva di rosso la catastrofe.

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