Giorno: 29 aprile 2016

Alessandro Pedretta: Dio del cemento (alcune poesie)

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Alessandro Pedretta, Dio del cemento, Mora editrice, 2015

*

VENTUNO OTTOBRE

Se misurassi i passi
con le mie intenzioni
sarei un gigante
fragilissimo.

 

*
ABISSI

L’umano mio pensare
si fa sfregiato ed inerte
nella bolgia dei respiri soffocati
tra la cancrena di questo fango abitato
E più mi sollazzo solo con la mia testa
più m’accorgo che il mondo mio interno
è fantastica speranza
e abisso incontrollato.

 

*

LA VITA IN UN VECCHIO MACELLO

Voglio vivere in un vecchio macello
con le grida delle bestie incubate nei muri
strisciare i polpastrelli sulle pareti macchiate
percepire il dolore di una volta
per crearmi una corazza adesso.
Voglio costruire case già crollate
percorrere ponti inclinati
marcire nel mio stesso pensiero
che s’affina con la costanza
della propria titubanza.
Voglio perire in una fogna
assaggiare gli scorpioni
credere che la vita è una promessa
giocarmi l’opposto della moneta
capire la creazione distruttrice
di una cometa.
E poi
voglio che nessuno mi segua
pedinare un chimico solleone
mi sento sciocco
se qualcuno
mi dà ragione.

 

*

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Gli undici addii #7: Vacanze di Natale

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Giulio era morto di stanchezza, tanto per incominciare, e su questo punto non c’era dubbio possibile. Il primo ciclo di mesi fino alle vacanze era stato massacrante, ma percorreva lo stesso il marciapiede a passo svelto, cercando di anticipare la campanella del mattino, perché sapeva cosa poteva accadere se la sua terza G rimaneva scoperta più di cinque minuti: l’ultimo consiglio di classe gli aveva schiarito le idee riguardo alla fatica che avrebbe durato per far ammettere tutti i suoi giovani scimuniti agli esami. E poi era il giorno prima delle vacanze di Natale, bisognava trovare il tempo e il modo per ingollare pandori e bere Coca Cola, perché tanto per cambiare le sue colleghe avevano negato la disponibilità a concedere un pezzetto delle loro ore per festeggiare l’arrivo delle feste e l’arrivederci a Gennaio.
Così quasi incespicò quando vide Amelia spuntare dalla strada e fiondarsi verso il cancello come un proiettile, senza un momento di esitazione. Prima che potesse pensare a qualcosa, la mano di un ragazzo biondo si poggiò bruscamente sulla spalla di lei e la trattenne. Era lo stesso che aveva scorto settimane prima, davanti scuola, accanto alla Smart blu, e sembrava fuori di sé. Giulio si fermò a distanza per osservarli. (altro…)