CIÒ CHE DISSE IL LEGNO: TWIN PEAKS ATTRAVERSO I MONOLOGHI DELLA SIGNORA CEPPO #4

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

leland palmer

[Episodio tre: Riposa nel dolore]

There is a sadness in this world, for we are ignorant of many things. Yes, we are ignorant of many beautiful things…things like the truth. So sadness, in our ignorance, is very real. The tears are real. What is this thing called a tear? There are even tiny ducts, tear ducts, to produce these tears should the sadness occur. Then the day when the sadness comes…then we ask. Will this sadness which makes me cry…will this sadness that makes my heart cry out, will it ever end? The answer, of course, is yes. One day the sadness will end.

C’è una sorta di tristezza in questo mondo, perché ignoriamo molte cose. Sì, ignoriamo molte cose belle…cose come la verità. Così la tristezza, nella nostra ignoranza, è molto reale. Le lacrime sono reali. Ma cosa intendiamo per lacrime? Ci sono persino condotti sottili, condotti lacrimali, per produrre queste lacrime quando sopraggiunge la tristezza. Allora il giorno in cui la tristezza arriva… quel giorno ci domandiamo. Questa tristezza che mi fa piangere…questa tristezza che fa urlare il cuore, finirà mai? La risposta ovviamente è sì. Un giorno la tristezza finirà. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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 Questo monologo è fondato su un assurdo logico e sentimentale: il nostro mondo è avvolto nella tristezza, ma la tristezza finirebbe se scoprissimo cose belle come la verità. Non è una strana dichiarazione per una storia in cui la verità che si cerca è quella di un omicidio? Cosa può mai avere di bello? Come non sembra esserci nulla di bello nella vita misteriosa e torbida di Laura Palmer, che a quanto risulterà dall’autopsia faceva anche uso di cocaina. In questo episodio si svolge il funerale della ragazza, e il suo turbolento fidanzato Bobby Briggs accusa la comunità di Twin Peaks di non averla mai aiutata, pur conoscendo i suoi problemi. Il padre di Laura, Leland Palmer, si getta sopra la bara al momento della sepoltura, la macchina s’inceppa sotto il suo peso e comincia ad andare su e giù: è una scena grottesca, ridicola nella sua esagerazione, ma non per questo meno angosciante (mentre Leland affonda e risale, si vedono la terra e le radici). Eppure anche le lacrime di un padre, come quelle di tutti, nascono da tiny ducts, da piccoli condotti chiamati appunto lacrimali. Ridurre il pianto alla sua essenza fisiologica è naturalmente un modo per svilirlo, per togliere importanza al dolore. Si arriva così a un finale paradossale nel suo ottimismo: la tristezza finirà, of course, senza dubbio. Siamo in piena negazione freudiana, si esagera per nascondere anche a se stessi la paura che questa tristezza, al contrario, will never end.
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@Andrea Accardi
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