Inediti di Riccardo Socci

epitaffio-levi-primo

Anniversario

Un sistema si è rotto con lo scafo
sbudellato della tua Cinquecento.
La carreggiata si incurva, confonde
nella memoria i cocci di ogni vana
e incosciente negazione di questa
tua smisurata negazione.
………………………………..Restano
in mano molti pezzi ancora ma
il puzzle schianta piano piano e un volto
cammina in silenzio…
………………………………Nell’attimo
io mi immagino la radio convulsa,
Ian Curtis dal palco berciare
l’elisione dell’atona finale.

 

* * * * *

Avevo tra le mani il mondo biglia
da far correre nella pista.
La mia bocca di camaleonte, piena
di sangue di insetti croccanti,
il buco di culo
vergine del pensiero.
Avevo grandi cose
in queste stupide mani. Stamani non ho
stretto bene la moka e un po’
di acqua sporca ne è uscita,
macchiandomi il colletto.

 

* * * * *

Pisa – Torino

Ho attraversato dodici stazioni
con gli occhi incrostati di ruggine.
È finita la linea
piatta del mare, a un certo punto
e non so dove
è iniziata la nebbia che confonde.
Ma le voci doppiate, le colonne
hanno sancito comunque l’andare,
e tonnellate di binari
appiccicati dentro.

Viaggiare a strappi: questo è il sogno.
Non sapere non conoscere nulla,
e poi trovare il sole
che all’arrivo illumina
le pareti di Porta Nuova.

 

* * * * *

Al cimitero monumentale di Torino, dove è sepolto Primo Levi

Io cerco la tua tomba per vedere
e non la trovo. Cerco la tua tomba
per vedere se quella che ti scegli
è più accogliente di quella che ti tocca
e veramente l’ultima.

Ma non riposa. Anche qui c’è un treno
che fischietta e suona la sirena
e suona la sirena del passaggio a livello
bloccato a mezz’aria:
…………………………….chi passa oltre?

Cosa rimane chi passa? Quanto resta
se resta chi rimane, questo ronzio?

Io cerco la tua tomba ma la campana
della chiusura mi chiama e non la trovo,
dice che qui
non c’è niente di mio.

 

* * * * *

Se poi cadiamo. Se la circolare
ritorna alla stazione di partenza.
Se divento di plastica e il mondo
mi segue. Se ti insegue una città
piena di incroci, o un pomeriggio
più leggero del solito.
Se le parole sono passeggeri
di un aeroplano che precipita,
e in un lettino solare non entra
tutta la spiaggia che vorremmo,
chi ero io? Tu cosa farai?

 

* * * * *

Acchiappasogni

È molto quel che passa
portato da un respiro
tra le maglie larghissime del cerchio
e va perduto.
Si ferma poco o nulla: immagini
come fili di fumo,
che impregnano la piuma
notte su notte.
Voli spezzati dalle correnti,
le rotte incerte di chi migra,
di chi si adagia
e non riposa.

© Riccardo Socci

2015-07-08 16.40.45Riccardo Socci, nato a Recanati nel 1991.
Laureato in Lettere moderne presso l’Università di Siena, è attualmente iscritto al corso magistrale in Lingua e letteratura italiana presso l’Università di Pisa, dove si dedica in particolare allo studio della poesia contemporanea e all’insegnamento dell’italiano a stranieri.
I suoi testi sono ancora interamente inediti.

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