Giorno: 10 aprile 2016

I poeti della domenica #62: Bianca Tarozzi, Ritorni

dal sito Venipedia

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RITORNI

Questa vita m’inonda
di barattoli vuoti,
recipienti inservibili, frammenti
di specchi, vetri rotti,
manici senza bricchi,
cartoline, brogliacci
minutamente scritti.

Cha farne? Ed egualmente
a pezzi, o rabberciati,
innumeri frammenti
del passato, insensati
momenti.

Illeggibile saga in movimento!
Tutto scompare dentro
il presente inspiegabile, il suo punto
di fuga vorticoso, punto vuoto.

Pure la mente mi presenta, a tratti,
prima che si inabissino nel fondo,
le nebulose istantanee di famiglia,
i frammenti di vita inesplorati,
i parenti perduti:
lo zio prestigiatore, l’altro zio
autore di disegni per ricami,
la zia ricamatrice ha tra le mani
le stoffe luccicanti di lustrini
nell’atelier che è quasi una soffitta:
la stanza bassa,
con le ragazze al tombolo, al telaio;
il lucernario in alto,
i fili sui rocchetti
e per terra pezzetti
colorati di stoffe variopinte:
rasi, velluti, tulle.

Ricordo un mio cugino molto amato −
Walter − tornato
della Francia: scriveva
poesie solo in francese, su foglietti
sparsi, svaniti
nel nulla, dedicava qualche rima
per gioco a me bambina.

I miei parenti artisti! Gli inventori
di fantasiose vite, i sedentari
esploratori delle notte, i vari
eccentrici e gli amanti dei motori.

Savie le donne, molto più di loro,
pazienti curatrici di giardini,
ricamatrici, madri innamorate
di imprevisti bambini. (altro…)

I poeti della domenica #61: Fernando Bandini, Nostos

poetarum-bandini

Nostos

 

Ma dove ritornare se non sono
mai partito?

Vivo dietro i cancelli di una piccola
città che a poco a poco si trasforma,

cambia i riti e la norma (e siamo ormai
in pochi a ricordare).

Incontro visi che ho visto invecchiare.
Li incalza un branco di ragazzi usciti

da mondi alieni che prende possesso
di piazze e vie parlando nuove lingue.

Così verso un Altrove ignoto spesso
si dirigono inquieti i miei pensieri,

a un paese che sembra emerso ieri
dal diluvio, grondante ancora e intatto.

Oltre la costa si solleva un tratto
cupo di mare come in una stampa,

c’è un brulichio di punti bianchi: ali
in fuga verso qualche lontananza.

Forse quell’aria limpida ha nutrito
i giorni d’una mia sepolta infanzia?

È là che sogno a volte di tornare
come un’antica patria che ho perduto?

Mi punge d’improvviso quest’acuto
rimpianto del paese che non so,

anche se non potrò
staccarmi (è tardi) dalle mie radici.

E discende in città dalle pendici
della collina un’altra primavera,

sento sui tetti rotolare il tuono,
fuori mura il prugnolo è già fiorito.

Io come una farfalla contro un vetro
chiuso le ali sbatto

della mia nostalgia scorgendo dietro
la chiara lastra i cieli del mio mito.

Finché il cuore che sempre insoddisfatto
si lamenta la morte avrà zittito.

© Fernando Bandini, Nostos, in Oltre i cancelli e altrove, Milano, Garzanti, 2007.