Giorno: 8 aprile 2016

Tre poesie inedite di Giuseppe Musmarra

 

.giuseppe per andrea

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ELOGIO DELLA RAGIONATA CATTIVERIA

Non mi stupisce la ragionata cattiveria
né mi indigna
è strada che tutti pratichiamo

Mi disgusta la meschinità
la piccineria minuta
il pettegolezzo di paese
le donne quarantenni
sempre attaccate alle sottane delle madri
Perché – ricordo – ho letto d’una Madre
che dovendo il figlio partire per la guerra
disse Figlio torna, ma non a tutti i costi
conserva comunque l’onore tanto tutti dobbiamo morire.

Detesto gli uomini sempre intrappolati da una caterva di parenti
che sgranano il rosario di zii suocere e cognati
e non so se i parenti sono serpenti
o forse soltanto degli strani animali

E allora meglio il battito d’ali
d’un corvo che picchietta furioso alla finestra
E non chiede da mangiare. Non domanda: pretende.
Perché con ragionata cattiveria
ha sempre saputo che gli spetta

.

INCANTA IL TUO SORRISO DI BAMBINO

Versi
sparsi qua e là quando piove
Sole
prossimo venturo
Futuro
Spiaggia ombrellone
poche parole
ma qualche aquilone lontano
E qui – a portata di mano –
incanta il tuo sorriso di bambino

.

SE IMPROVVISO GIGLIO FOSSE

E se fosse ginestra quel fiore di lontano
Stretto tra due spanne di pali della luce
Affogato nel traffico
Sfregiato dal vomito d’un tossico cinetico
O se fosse invece rosa
Violata per lavoro ogni notte
Vilipesa nelle lacerate carni
Sudicia e sfinita nella bellezza sua perduta

E s’anche crisantemo si chiamasse
Stuprato nel suo biancore
inidoneo a presunte immortali purezze
guardiano part time di ebbrezze caduche

Non siamo pronti quando guardiamo

Non siamo pronti e detestiamo il mistero

Se invece improvviso giglio fosse
ad appassire nelle fosse

Mauro Tetti, “A pietre rovesciate”: una nota e una fiaba scelta

Fabio Tetti, "A pietre rovesciate", Tunué 2016, euro 9,90

Mauro Tetti, A pietre rovesciate, Tunué 2016, euro 9,90

Ciccai a perda furriada, cercare qualcuno o qualcosa rovesciando le pietre come si fa con le anguille che si rintanano in fondo a un torrente. Ed è davvero il frugare il verbo che viene in mente mentre si scorrono le pagine di A pietre rovesciate (Tunué 2016), opera prima del giovane autore sardo Mauro Tetti. vincitore, con il suo esordio, del Premio Gramsci.
Racconto dei racconti, il libro narra delle tante storie con cui nonna Dora incanta e tiene in scacco i ragazzini che le sono affidati, che altrimenti correrebbero a grattare la polvere di eternit dai campanili o a catturare bracciate di maestrale per copiare le prove d’amore degli antichi cavalieri. Giana, Mustafa, e il narratore, ragazzo scapestrato che non si fa problemi a proclamarsi invincibile correndo per i vicoli e schiantandosi contro le auto in corsa, chiedono a nonna Dora di raccontare delle dinastie immaginifiche e immaginarie che hanno governato il paesino di Nur, in sardo pietra preziosa, e lei li accontenta cedendo a volte il passo ad altri narratori, in un movimento a spirale che va dal mito di fondazione alla fiaba e da questa arriva alla storia familiare dei vivi e dei morti, della sorella e dei nonni, fino alla conoscenza con un orco in carne e ossa, come a scivolare progressivamente dalla fiaba alla realtà ma anche a segnare il loro interscambio. (altro…)