Giorno: 6 aprile 2016

I me medesimi n. 22: Giancarlo

 

berliino, foto gm

berlino, foto gm

Sua moglie gli ha detto al telefono: ti ho comprato un maglione color caramella. Che colore sarebbe il color caramella? Vedrai.

È rosa, ha detto Giancarlo. Non è rosa, ha risposto la moglie. Al massimo ciclamino. Mi hai preso un maglione rosa? Ha ripetuto Giancarlo. Ma guarda che sui polsini e alla vita è profilato in azzurro. Ah beh, fa Giancarlo. Tocca il maglione ed è morbido. Ma insomma ti piace o no? Gli chiede la moglie. Giancarlo capisce che sta per offenderla allora si infila il maglione in fretta e senza neanche guardarsi allo specchio dice: ma sì che mi sta bene.

La moglie ride. Te l’ho preso per mettere un po’ di colore in quel posto dove lavori. Il posto è tutto grigio, infatti. Tutti sono grigi, anche quelli che entrano solo per una mattinata diventano grigi. Giancarlo, figurarsi, lavora lì da quindici anni. Altro che ciclamino. Anche con addosso il maglione la faccia che gli è venuta mica cambia. Sembra un pesce dietro il vetro dello sportello informazioni.

Capelli grigi, occhiali grigi, persino le orecchie e la bocca hanno una piega che fa subito pensare grigio. Sopra il maglione ciclamino fanno un effetto strano, come se il maglione fosse una strisciata di evidenziatore sopra i caratteri imprecisi di un foglio fotocopiato. I colleghi lo guardano e alzano le sopracciglia. Giusto quello che tanto sono grigi pure loro e non si prendono la briga manco di sfottersi.

D’altra parte prova tu a non diventare grigio a girare tutta questa carta, a controllare le somme, le cifre, i riferimenti normativi. Poi arrivavano gli utenti in fila fin dal mattino e la fila fino fuori in strada. C’erano quelli che non sapevano niente e tu gli dovevi spiegare tutto e quelli non capivano e finivano per arrabbiarsi. C’erano i vecchietti soprattutto, tanti tantissimi vecchietti.

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Una frase lunga un libro #52: Cortázar & Muñoz, L’inseguitore

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Una frase lunga un libro #52: Cortázar & Muñoz, L’inseguitore, Edizioni Sur, 2016 (traduzione di Ilide Carmignani); € 15,00, ebook € 9,99

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E a quel punto ho notato che Johnny a poco a poco si estraniava e continuava a fare allusioni al tempo, un argomento che lo preoccupa da quando lo conosco. Ho visto pochi uomini così preoccupati da tutto quello che ha a che fare col tempo, un argomento che lo preoccupa da quando lo conosco. È una mania la peggiore delle sue manie, che sono tante. Ma lui la sviluppa e la spiega con una grazia a cui pochi possono resistere.

«Questo lo sto suonando domani»

L’io narrante de L’Inseguitore è Bruno, giornalista musicale, autore di un libro su Johnny Carter (alter ego di Charlie Parker), amico, angelo custode e altro di quello che è stato, con ogni probabilità, il più grande sassofonista Jazz di sempre. Bruno fa queste osservazioni circa Johnny e la sua ossessione per il tempo nella prima parte del racconto. Sono gli ultimi giorni di vita di Johnny/Charlie, ci troviamo in una camera d’albero che è poco più di una bettola, senza acqua corrente e male illuminata. Bruno arriva, come sempre, in soccorso, registra il pessimo stato di salute di Johnny che ragiona e delira contemporaneamente. Johnny che ha perso il sax in metropolitana, forse. Johnny che vorrebbe bere e fumare invece che prendere qualche medicinale che gli farebbe calare la febbre. Dédée, la sua compagna, è stanca, silenziosa, ma protettiva e propositiva, cerca conforto in Bruno mentre parte nel racconto di una delle sue ossessioni sul “tempo”. Il tempo di Johnny/Charlie è un’ossessione, ma non è anche una delle chiavi per capire il Jazz? Ammesso che lo si possa capire.

Che significa “Questo lo sto suonando domani”? Si chiede Bruno e si chiede il lettore. Significa tutto e niente. Vediamo. Significa che il Jazz, e quindi Charlie Parker, è qualcosa che va oltre il tempo conosciuto, è una musica che viene prima e dopo, è una musica che il tempo lo reinventa, lo altera, lo modifica, lo asseconda e lo distrugge di volta in volta. Johnny fa mille ragionamenti su come poter afferrare il tempo, tenerlo tra le mani, la possibilità di averne di più e subito dopo quella di non averne affatto, di non volerne, di non sapere che farsene. Johnny è quando suona, è un genio, ma anche di quello poco gli importa, o meglio gli importa per poco tempo in un tempo sconosciuto agli altri, dove la sua musica può, dove la sua musica sa.

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