Giorno: 26 marzo 2016

Tomas Tranströmer, Arcate romaniche

Per ricordare oggi, a un anno dalla morte, Tomas Tranströmer

Arcate romaniche

Dentro la chiesa romanica maestosa si accalcavano i turisti nella semioscurità.
Volta spalancata dietro volta e nessuna visione d’insieme.
Qualche fiammella di candela tremolava.
Un angelo senza volto mi abbracciò
e mi sussurrò per tutto il corpo:
“Non ti vergognare d’essere umano, sii fiero!
Dentro di te si apre volta dietro volta all’infinito.
Mai giungerai al termine, e le cose stanno così come devono stare.”
Ero accecato dalle lacrime
e fui ammassato fuori sulla piazza bollente di sole
insieme a Mr e Mrs Jones, a Herr Tanaka e alla signora Sabatini
e dentro tutti loro si apriva volta dietro volta all’infinito.

Tomas Tranströmer
(Traduzione di Anna Maria Curci. Un ringraziamento vivissimo va a Daniele Orlando per la lettura critica della traduzione)

 

Romanska bågar

Inne i den väldiga romanska kyrkan trängdes turisterna i halvmörket.
Valv gapande bakom valv och ingen överblick.
Några ljuslågor fladdrade.
En ängel utan ansikte omfamnade mig
och viskade genom hela kroppen:
”Skäms inte för att du är människa, var stolt!
Inne i dig öppnar sig valv bakom valv oändligt.
Du blir aldrig färdig, och det är som det skall.”
Jag var blind av tårar
och föstes ut på den solsjudande piazzan
tillsammans med Mr och Mrs Jones, Herr Tanaka och Signora Sabatini
och inne i dem alla öppnade sig valv bakom valv oändligt.

 

Tomas Tranströmer, da: För levande och döda, Bonnier, Stoccolma 1989

 

 

Tomas Tranströmer legge Romanska bågar

 

 

proSabato: Giorgio Caproni, Una spallata al re

dal sito di Rai Letteratura

dal sito di Rai Letteratura

Una spallata al re

Agostino era entrato nel deposito dei trams per iniziare il suo turno alle cinque pomeridiane e i due guardiani che, sul predellino d’una vettura, vociavano nella profonda luce appesantita dall’odore di ferro riscaldato e di calda polvere impastata d’olio nero, nemmeno si accorsero di lui. Se ne accorse il cane il quale, uscito all’improvviso dal sonno, gli corse incontro ancora un poco barcollante per la brusca sveglia e tuttavia mosso da quella spinta di cui si animano i cani fiutando una persona attesa. Ma nemmeno ai latrati di giubilo del cane i due operai uscirono dal chiuso del loro discorso: avevano tutta la voce tesa ed è naturale che un uomo penetrato profondamente in una discussione, non possa uscirne di un tratto come un cane dal sonno. Agostino questo lo capiva e non si meravigliava perciò di non essere veduto, nemmeno da quello cui doveva dare il cambio: si meravigliò piuttosto di tutte le parole tese dei due guardiani, le quali penetrando in lui ora che si era fermato ad aspettar la fine del discorso teneva intanto fra le ginocchia la testa del cane, un poco curvo ad accarezzarla ma già con tutta attenzione altrove) toccavano in lui un punto che ora, mentre quelle cose erano dette in tal modo, come poteva non interessarlo più? Erano come tante spinte troppo sgarbate sul suo petto e fu lui alfine a imporre con la voce la sua presenza: «Al re non si deve mancare di rispetto», disse. «Voi parlate di un re come parlereste di uno di noi, di un guardiano». Aveva allontanato con una ginocchiata il cane che ancora tentava di penetrare nella sua attenzione, e mentre i due lo guardavano con occhi pieni di meraviglia aggiunse: «Noi siamo un popolo troppo ignorante, tutto il nostro male è qui. Noi non rispettiamo nemmeno il nome del Re: e come volete poi che ci rispettino gli altri?».
«Ti ha insegnato a dire così il colonnello?», gli rispose allora, dopo un poco di sospensione e con una voce esageratamente dolce, colui cui doveva dare il cambio. «Ti ha insegnato questo bel pensierino il colonnello quando eri carabiniere?». Senonché l’altro, quello che fino al quel punto aveva governato il discorso, volle subito intervenire a spegnere quella miccia fuori luogo: «Ora se parli così sei davvero un ignorante come dice Agostino», disse all’altro senza tuttavia mettere alcuna punta offensiva nelle sue parole. «Tu non devi offendere Agostino e nemmeno i carabinieri che ci sono per il nostro bene, anche i colonnelli. Agostino dice così perché è abituato alla disciplina dell’Arma, ma lo sa anche lui, ora, cosa vuol dire re e votare contro il re. Non è così, Agostino?». Agostino non lo sapeva se fosse o non fosse così. (altro…)