Giorno: 18 marzo 2016

La ‘techné’ di Giovanna Frene

Giovanna Frene, Tecnica di sopravvivenza...si sovrappongono, sembrano a tratti coincidere,
.                                                   [si proiettano
a poco a poco, in tutta la perfezione si curvano
mattoni di fumo, o colpe riversate
per non essere proprie, crollate
perché alte, e gonfie. piove nero, ad arco.
ma non è così..

.

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La poesia di Giovanna Frene è il luogo – sì! è un luogo! – dove pensiero e parola si incontrano, nella certezza della perfettibilità di entrambi, e nella certezza – una seconda – che la parola si approssima al pensiero. Questo luogo è ampio quanto la Storia, quella con la maiuscola, e non può essere altrimenti: Giovanna Frene ha bisogno di percorrere la Storia, indagarla, per ricostruire le trame della vita stessa, che non è certo lineare.
L’etica della e nella storia è la poetica di Giovanna Frene sin dagli esordi; ma mai come questa volta, in quest’ultima raccolta, Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda (Arcipelago Itaca, 2015), il dialogo è così sentito. Bisogna scavare nella storia, sembra dirci la poeta! E non è un semplice invito: è un monito, è un ordine etico preciso. Perché, non neghiamocelo, dimenticare sappiamo cosa significhi; non interrogare la storia sappiamo cosa comporti.
E se l’Occidente riportato sin nel titolo affonda, affonda proprio perché non ricordiamo, non interroghiamo. Demandiamo.
Ecco perché è necessaria una tecnica per sopravvivere. Giovanna Frene ha trovato la sua strada nella riflessione attraverso la poesia, ossia quella forma d’arte che riflette sulla parola quanto la filosofia ma in modo diverso, a volte contrario alla logica. Ma è necessario scardinare ciò che appare logico (lezione ereditata dalla frequentazione come lettrice e come amica di Andrea Zanzotto) sin dall’individuazione di crepe nella lingua:

si sovrappongono come separazione naturale e mutabile,
approfittano della scissione scindendo, ma tutto è già avvenuto:
frattura misura solo frattura, circoscritta all’intero pavimento
chiamando potere la rovina del tempo. piove.
o non piove, se la pianta della città è la carta
del mondo, se la radice è nemica alla radice, che è.

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Gli undici addii #4: “Supplenza”, di Gianluca Wayne Palazzo

Alfred Stieglitz

Duchamp, Fontana, opera perduta, fotografia di Alfred Stieglitz

Si fermò davanti alla professoressa di tecnica accasciata contro la porta dell’aula, notando la linea irregolare delle sopracciglia, il colorito grigio e i capelli appesi alla testa che scivolavano giù, svogliati, in sfumature di ruggine. Un guizzo della pupilla si sostituì al saluto e subito la donna abbandonò l’uscio, spalancandogli davanti un’interminabile ora di supplenza in una classe non sua.
La terza E. Gustosissimi aneddoti nei consigli di classe della sua terza G dai colleghi che se le spartivano entrambe, e a volte persino in collegio docenti. La coordinatrice, si diceva, aveva lanciato la provocazione di un sette in condotta collettivo, per dare un esempio. La provocazione era caduta nel nulla.
Bisognava inventare qualcosa. Soltanto uno sprovveduto sarebbe entrato in quell’acqua sporca e tempestosa senza un piano, senza un protocollo a cui affidarsi per uscirne interi. Giulio si rese conto che si era fermato appena prima della soglia di visibilità, e fissava una scritta a pennarello sul muro accanto allo stipite della porta, senza capire. Uno scroscio di risate potente come se venisse da un teatro con tremila paganti lo investì dall’interno.
Represse una sorda disperazione e varcò la soglia. Quasi non se ne accorsero. Sbatté la porta e metà del chiasso scemò. Li guardò, quasi tutti in piedi, le fauci bavose nell’aria densa di ignoranza, testosterone e scariche di elettricità statica, le T-shirt sudate, materiale sufficiente a due o tre cartolerie sparpagliato a terra. Alle sue spalle una lavagna sfregiata da scarabocchi primitivi, e di fronte a lui un pacchetto di patatine gonfio d’aria nelle mani di un ragazzino.
Non uno qualsiasi, si rese conto Giulio. Il più celebre fra loro, quello che Pannocchia – il prof di ginnastica – in una pausa pranzo informale aveva proposto di abbandonare ad Auschwitz durante la visita nel Viaggio della Memoria.
Luca Sgarella. (altro…)