Giorno: 17 marzo 2016

Juana Bignozzi, Per un fantasma intimo e segreto. Poesie

Juana Bignozzi Per un fantasma COPERTINApiatta

Juana Bignozzi, Per un fantasma intimo e segreto, Lietocolle, 2015, € 13,00 (trad. di Stefano Berardinelli)

*

Soy una mujer sin problemas

Todos lo saben
y entonces buscan mi compañía para charlar por las noches.
Sin embargo yo conozco a alguien que quiere morir en paz
consigo mismo
y me produce estremecimientos, insomnio, soledad,
porque la paz conmigo misma sería una guerra sin fin,
dos o tres asesinatos inevitables y alguna entrega desmedida
que no entra en mis planes.
Sin embargo yo sueño por las noches
con un jardín inmenso donde los muertos se levantan para saludarme;
yo sueño con un hombre que me inquieta y como lo ignora
me habla amigablemente del resto del mundo
y de mis múltiples amores, tan simpáticos,
tan apropiados como tema de conversación.

 

Sono una donna senza problemi

Tutti lo sanno
e quindi cercano la mia compagnia per chiacchierare le notti.
Però io conosco qualcuno che vuol morire in pace con se stesso
e che mi provoca sussulti, insonnia, solitudine,
perché la pace con me stessa sarebbe una guerra senza fine,
due o tre assassinii inevitabili e qualche resa smisurata
che non rientra nei miei piani.
Però io di notte sogno
un giardino immenso dove i morti si alzano per salutarmi;
io sogno un uomo che mi inquieta e siccome lo ignora
mi parla amichevolmente del resto del mondo
e dei miei molteplici amori, così simpatici,
così appropriati come argomento di conversazione.

*

Soy una mujer trabajada por los fantasmas…

Soy una mujer trabajada por los fantasmas
clavada a cuatro clavos por detentar valores cuestionados
marcada por haber intentado pensar claro
sola y algo errante en esta reencarnación
sin un manto bálsamo otro alguien
por haber comprendido a largo plazo
los amigos están lejos los espejos cerca
he perdido un código dolorosamente conseguido
y ahora entender sólo significa
iluminar una vía real de piedra
sin pasos que huyan o se acerquen
sin paso ninguno

 

Sono una donna lavorata dai fantasmi…

Sono una donna lavorata dai fantasmi
inchiodata a quattro chiodi perché detiene valori screditati
marchiata per aver cercato di pensare chiaro
sola e un po’ errante in questa reincarnazione
senza un mantello balsamo qualcun altro
per aver compreso a lungo termine
gli amici sono lontani gli specchi vicini
ho perso un codice dolorosamente conquistato
e ora capire significa soltanto
illuminare una via reale di pietra
senza passi che fuggano o si avvicinino
senza passo alcuno

(altro…)

Il cammino e la resa. “La zona rossa” di Francesco Filia

Francesco-Filia-La-zona-rossa

Il cammino e la resa. La zona rossa di Francesco Filia

Nota di Anna Maria Curci

Ho un conto aperto con la mia memoria:
pavida, boccheggiante, si vergogna;
a sprazzi solo trova fiato e storia.
Se dico ‘spaesamento’ è già menzogna.
Anna Maria Curci

Una data, un luogo, brani di vita, proteste e sconfitte. La zona rossa, poemetto di Francesco Filia, il cui titolo è un preciso riferimento all’area urbana di Napoli che delimitò, rinchiuse (tentò di arginare? ci riuscì?) le manifestazioni contro il Global Forum il 17 marzo 2001, esattamente quindici anni fa, sa essere compatto senza rinunciare ad essere complesso nel restituire cammino e resa di esistenze e, in particolare, di una generazione, rappresentata dai quattro amici Marco, Andrea, Ciro ed Elena, di cui vengono narrate azioni e riportate riflessioni in forma di dialogo, di conversazione  o di monologo interiore nell’arco di quella giornata. È una giornata scandita in quattro movimenti, Corteo, Alba, Giorno, Tramonto; è una giornata che assume, con la dignità letteraria di un Bloomsday e con la drammaticità, proprio nel giorno che ricorda l’unità d’Italia, del ritorno della repressione a calpestare diritti fondamentali, il ruolo di spartiacque: indietro non si torna, giacché nel luglio dello stesso anno, a Genova, ci sarà una ulteriore tragica progressione della violenza. In entrambi i casi, un conto aperto con la memoria, assopita, drogata o, semplicemente, in perenne debito, non solo di ossigeno.
La zona rossa è frutto, infatti, di un lavoro molto approfondito di vera e propria restituzione linguistica della storia attraverso le singole voci chiamate a testimoniare alla sbarra di un processo che non è meno doloroso per il fatto di svolgersi sulla carta, tra le pagine di un volume di poesia.
Lavoro linguistico di ampia portata, nutrito di familiarità e consuetudine con classici e contemporanei: poesia e filosofia, testimonianza e storiografia convivono e agiscono in un continuo “ringen”, dibattersi, lottare, boccheggiare, perfino,  contendersi scena, primato, ideologia, dall’esito mai definitivo.
Procediamo allora all’analisi di alcuni esempi nel testo: «il ritmo dei passi aumenta la frequenza/ della falcata», «le scale percorse/ a due a due», «Sprofondare nel vortice della città scendendo», e ancora «cos’è quel montare/ improvviso… », «La folla si avvolge in spire attorno», «La folla avanza travolge, la zona rossa è lì». Aumentare la frequenza, accelerare, percorrere, sprofondare, scendere, montare, avvolgersi, avanzare, travolgere: la ricorrenza di alcuni verbi di moto è un basso ostinato che dà corpo e consistenza a ciò che è accaduto quel giorno nei luoghi menzionati e, ancor più profondamente, nella coscienza.
«Andare incontro al proprio domandare»: in questo verso c’è il principio dal quale prendono le mosse tutti i testi che compongono il poemetto; in questo verso si chiarisce come il cammino e la resa descritti, cammino e resa che, con un rovesciamento rispetto alla solennità biblica volutamente riecheggiata e, in particolare, rispetto allo spirito gioiosamente sovversivo del Magnificat, si perpetueranno «di generazione in generazione», come questo cammino e questa resa, dunque, non abbiano senso se non come una risposta alla domanda pressante che pone la coscienza nella storia. (altro…)