Giorno: 14 marzo 2016

Il Disegno di Milano

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Il 16 marzo alle ore 18.00 si terrà presso il nhow Milano di via Tortona 35 l’evento letterario “Il disegno di Milano” a cura del giornalista e poeta Mario De Santis. Saranno lette pagine di romanzi e poesie per costruire un mosaico di istantanee sulla città attraverso testi di: Helena Janaczek, Alessandro Bertante, Giorgio Falco, Elisabetta Bucciarelli, Elena Mearini, Fernando Coratelli, Giuseppe Munforte, Marco Balzano, Gianni Montieri, Stefano Raimondi, Luca Vaglio, Tommaso Di Dio.

“Il disegno di Milano” si svilupperà come un reading sinestetico e collettivo per costruire in una sera un mosaico narrativo e poetico, il ritratto di una Milano plurale, come le voci degli autori che parteciperanno e che l’hannodescritta – e la descrivono, la immaginano e svelano, nella sua mutevolezza storica, nei suoi contrasti da metropoli che si sottrae ad esserlo fino in fondo. La lettura sarà accompagnata dalla proiezione
di un flusso immagini che rivelano iconograficamente la città “di ieri e di oggi”, tratte una raccolta fotografica nata da un challenge di #igersmilanoispirato al giallo di Dario Crapanzano (edizioni
Mondadori).

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

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I Cani, Aurora (di Raffaele Calvanese)

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I Cani, Aurora, 42 records, 2016

*

Ho sempre amato molto camminare. Quando ero più piccolo, quando la patente era ancora molto lontana, quando alle superiori andavo a giocare a basket. Quando poi andavo all’università. Camminare è uno dei momenti migliori per ascoltare musica. Infatti non camminavo quasi mai da solo. Ho passato tutti gli step tecnologici che hanno segnato la produzione di supporti musicali: da quando i miei mi regalarono il primo walkman al lettore cd portatile, fino ai lettori mp3. Per ogni stagione della mia vita le camminate solitarie avevano una funzione diversa.
Quando è uscito Aurora ci ho messo un po’ a inquadrarlo. Gli ascolti si sono susseguiti numerosi e ininterrotti. Sono da subito rimasto incollato ad alcune canzoni come ad esempio Una Cosa Stupida e ho capito meglio uno dei primi singoli come Il posto più freddo, che inizialmente avevo sottovalutato. Poi ho riconosciuto quella sensazione. Questo disco esisteva già, e anche Niccolò ce lo aveva già fatto capire, in vari modi. Aurora era dentro frasi come “fidati è qualcosa in più”, era nel corridoio quando si blocca un attimo e si aggrappa al muro. Questo disco era in Lexotan. Insomma questo disco era dentro quei vuoti che cominciamo ad avvertire col passare degli anni. Quando da giovani si scende di casa felici e incoscienti come i pariolini di 18 anni a certe cose non ci si pensa, non le si può nemmeno immaginare. Quando si esce di casa per andare a prendere la propria ragazza diretti a un concerto come in Le Coppie quel qualcosa in più che manca è ancora lontano da venire, ma sappiamo bene che arriverà prima o poi. Il nodo di tutto ciò è che non sappiamo mai bene come fare i conti con quel buio che incontriamo all’improvviso dentro di noi. (altro…)

Anna Maria Carpi, Due inediti

AMCarpi foto di A. Branchini

A.M.Carpi,  foto di A. Branchini

Anna Maria Carpi, Due inediti

E QUELLA DONNA! Pensa:
ha settant’anni e un cancro,
la testa calva in un turbante azzurro,
ed è in missione in Siria, parla da quell’orrore
sulla TV, dalla città di Ohm, che è stata rasa al suolo.
Lei da decenni lotta per il mondo
con la parola – ma che altro abbiamo
contro le armi?

A noi qui sul divano
rimane impressa solo la rovina,
mezzo milione i morti, solo numeri atroci
e un’idea grossolana dei motivi,
la mente scoraggiata ci va altrove,
il cuore anche
e cambiamo canale. Poi svagato,
con un sospiro
uno propone all’altro andiamo a letto.

*

SOLA FIDE, dice Lutero,
basta la fede e ti salverai,
ma vien da sé che se ce l’hai nel cuore
dal far male ti astieni finché puoi.
E il bene? Poco o nulla, di sicuro
siamo bravi a sognare.

Signore, io sarò tra gli impotenti
come in tempo di guerra per il pane,
che si mettono in coda, con la tessera,
aspettando che resti
qualcosa anche per loro.
Non tuoi figli,
tuoi lontani parenti, gente da mantenere, senz’impiego,
per cui si deve fare pur qualcosa.

©Anna Maria Carpi

 

La scelta, il bene e la storia: è un tema di non secondaria importanza quello che unisce i due inediti di Anna Maria Carpi qui presentati. Si tratta di un universale della ricerca che attira a sé, combinandoli con accenti diversi, altri ambiti, altri slanci e parecchie domande: Giustificazione per fede? Giustificazione per opere? Quale peso hanno le omissioni? Come la mettiamo con l’ignavia? Salvano i sogni, salva la poesia?
Non inganni l’attacco differente – eppure così compatto nella struttura regolare, due parole di due sillabe ciascuna, l’accento sulla terza delle quattro sillabe totali, l’impatto sonoro ad aggiungere solennità al carattere maiuscolo – e non inganni neppure lo sviluppo diversamente articolato, giacché in entrambi i testi chi legge si trova a condividere con l’io poetico il quesito e il fondamento di una riflessione a doppio senso di marcia: quale peso hanno le circostanze, la grande storia così come i dati biografici, sulle scelte individuali e, d’altro canto, quale ruolo rivestono nella storia dell’umanità e, più dettagliatamente, nella storia di un’epoca, di una generazione, indole, biografia e scelte in termini di azioni o di omissioni, di resistenza e desistenza?
Individuato il trait d’union molto saldo a dispetto delle apparenze, mi sembra tuttavia utile sottolineare aspetti peculiari di ciascuno dei due componimenti: nel primo le immagini televisive, l’orrore della guerra al quale si contrappone la resistenza di «quella donna» con il turbante azzurro e la sua lotta contro il male che è lotta «per il mondo», «da decenni», sono accolte con «mente scoraggiata» da un «noi»; nel secondo, il riferimento iniziale alla frase di Lutero (solo la fede giustifica), si dirige in realtà, dopo aver brevemente sostato ancora su un ‘noi’ sottinteso («di sicuro / sono brava a sognare», verso un ‘io’, il quale si rivolge, a sua volta, a un’istanza divina, che giudicherà. Proprio lì, tuttavia, nell’intuizione della propria sorte ‘dall’altra parte’, l’io torna a vedersi parte di una schiera. È una categoria nuova, che aggiunge una colpa, tutta moderna e attualissima, ai sette peccati capitali. Lo fa usando il tempo futuro, lo fa con un efficacissimo endecasillabo, seguito da un altro endecasillabo: «Signore, io sarò tra gli impotenti / come in tempo di guerra per il pane».
Una considerazione conclusiva va dedicata proprio all’importanza degli endecasillabi, alternati prevalentemente a settenari e a quinari nei due inediti dal piglio colloquiale nel senso che riportano stralci di un colloquio ininterrotto con la propria coscienza. Distendendo il verso, gli endecasillabi ne esaltano il valore di enunciato che sottolinea, di volta in volta, dati di fatto («lei da decenni lotta per il mondo»), ritratti in pochi tocchi essenziali («la testa calva in un turbante azzurro»), una chiusa che registra la soluzione del momento, della quale non si sconfessa né contingenza né transitorietà: «uno propone all’altro andiamo a letto» e «per cui si deve pure far qualcosa». (Anna Maria Curci)