Giorno: 9 marzo 2016

Premio Letterario Civetta di Minerva

premio civetta di minerva

 

L’Associazione Spazio Incontro bandisce il terzo premio letterario “Civetta di Minerva” intitolato ad Antonio Guerriero.

Il premio nasce dall’impegno della stessa associazione a favorire la diffusione della cultura all’interno del territorio della provincia di Avellino. Proprio con questo scopo, quindici anni fa, nasceva l’associazione di volontariato Spazio Incontro, che ha tra i suoi fondatori, Antonio Guerriero, prematuramente scomparso nel 2008, e sempre pronto a prodigarsi per la divulgazione de “la conoscenza” soprattutto a vantaggio dei più giovani.

L’obiettivo del concorso letterario è dare la possibilità a più persone di avvicinarsi al mondo della poesia, favorendo la scrittura e la lettura di un’arte tanto diffusa quanto poco conosciuta.
Per l’assegnazione del premio, infatti, è prevista, oltre ad una giuria di esperti, la presenza di una giuria popolare. La giuria tecnica, composta da Domenico Cipriano (presidente), Raffaele Barbieri, Cosimo Caputo, Francesco Filia e Stelvio Di Spigno, sceglierà tre opere tra le partecipanti. Successivamente la giuria popolare, composta da venti persone di diverse fasce d’età, decreterà il vincitore dopo aver letto i volumi e conosciuto gli autori finalisti.

Gli autori interessati alla selezione o le case editrici (in questo caso si sottende l’autorizzazione da parte dell’autore) dovranno trasmettere numero 5 (cinque) copie della pubblicazione di poesia entro e non oltre il 21 marzo 2016 al seguente indirizzo:

Segreteria del Premio Letterario “CIVETTA DI MINERVA” – ANTONIO GUERRIERO
c/o Associazione Spazio Incontro – Via Starze I, 24 – 83010 Summonte (AV).

La partecipazione è riservata a tutte le raccolte di poesia pubblicate nel periodo compreso fra il 1° gennaio 2013 e il 31 dicembre 2015.
La partecipazione al premio è completamente gratuita e il vincitore si aggiudicherà un’opera d’arte simbolo del concorso realizzata appositamente da Giovanni Di Nenna.

La premiazione si terrà il giorno 19/05/2016 presso il Centro Sociale Giovanni Paolo II di Starze di Summonte (Av).

[Per ulteriori e dettagliate informazioni cliccate qui]

I me medesimi n. 18: Paolo

Amsterdam, foto gm

Amsterdam, foto gm

Paolo sale sull’autobus, si siede e apre il libro. Guarda fuori dal finestrino, sta per piovere. C’è un cielo nero. Va a cena da un amico e non aveva voglia di guidare. Prima della fine di questa serata prenderò l’acqua, pensa. Il bus è quasi vuoto. Un posto indietro, sull’altro lato, c’è una ragazzina. Le dà un’occhiata, avrà sedici anni. Paolo si mette a leggere fra gli scossoni e il rumore del traffico. Pochi secondi dopo sente la ragazzina alzarsi rumorosamente. La vede passargli di fianco, andare a sedersi nella parte davanti dell’autobus. Paolo non ci fa caso, continua a leggere. Poi sente la ragazzina parlare a qualcuno, ha la voce nervosa. Alza la testa e vede la ragazzina e una signora che lo guardano. La signora ha una faccia strana, gli fa gli occhi brutti. Paolo si guarda dietro, non c’è nessun altro, poi si rimette a leggere. Sente la signora che parla con l’autista. L’autobus continua fino a capolinea e si ferma.
Paolo finisce di leggere il paragrafo e scende. La ragazzina e la signora sono già scese, anche l’autista è andato. Fuori piove. Giù dall’autobus, sotto la tettoia della fermata c’è la ragazzina con due amici. Altri ragazzini, con la giacca a vento e le teste rasate. C’è anche l’autista in piedi che fuma. Parlano tutti insieme. Quando vedono Paolo smettono di parlare e lo fissano. L’autista fa no con la testa.
Paolo si chiude la giacca, tira su il cappuccio e si avvia sotto la pioggia. L’amico sta lì vicino. Poco dopo sente dei passi dietro di lui. Con l’acqua per terra fanno rumore. Qualcuno quasi corre per stargli dietro. Porco! Sente. Porco! Ehi porco? Dicono le voci di due maschi. Ma ce l’hanno con lui? Porco oh? Ti fermi? Paolo si ferma e si gira. Sono gli amici della ragazzina e c’è anche lei. Sei un porco di merda! Gli dice. Ma che cazzo volete? Fa Paolo. I due ragazzini gli sono addosso. Uno lo spinge. Paolo perde l’equilibrio, barcolla. L’altro gli tira un pugno in faccia. Paolo inciampa e cade. La ragazzina gli sputa addosso e tutti e tre corrono via. Bastardi, vorrebbe gridare Paolo ma la voce non viene. Si alza e va a casa dell’amico.

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Una frase lunga un libro #48: Domenico Cipriano, Il centro del mondo

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Una frase lunga un libro #48: Domenico Cipriano, Il centro del mondo, Transeuropa, 2014, € 9,90

*

Ci è stato donato un mondo
inverosimile, tra vetrate innalzate
e seminterrati, distanza paradossali
astrali prove di esistenza. Si alzano
stratificazioni della roccia, cedono
le foglie sulle pietre: uno scambio
teso alla resistenza, a perdonare
agli occhi la pelle nuda delle stelle.

È un libro questo di vita e morte, di questa materia è composto il mondo di Domenico Cipriano, ma non è questa, soltanto questa, la storia che il poeta ci vuole raccontare. Vita e morte stanno in ogni verso e non c’è bisogno di nominarle, perché a trascinarle verso di noi è la forza della poesia e perché la poesia stessa è tutto. Il centro del mondo è un libro fatto di fango e luce, ecco. Il fango che è cuore pulsante, che è terra in movimento, che è terra e acqua, che è il sottoterra, il cuore fondo del territorio, il posto da calpestare con i piedi, quello in cui sporcarsi le mani e non pulirle mai più del tutto. La luce che illumina e si nasconde, la luce che ci prende di sorpresa all’alba, la luce di un abbraccio, di una stretta di mano. Tutta la luce che fa il ricordo di un affetto. La luce che rischiara la memoria. La luce che decide l’ombra che fa un oggetto spostato, di un orologio dimenticato. La luce di un sorriso sfumato, di una carezza, la luce che vedi in fondo a un buco scavato. Fango e luce e dietro un cuore, il cuore delle cose, della gente, del mondo. Il centro.

Vestiamo panni d’entroterra
quelli di chi non conosce il mare
che ha la faccia sporca di fango
e le dita nere, senza i lampioni
a darci la luce e solo mezze voci.
Ma io ricordo che i lampioni
erano accesi sopra al paese
e respirando nel freddo riuscivo
a dare vista alla mia voce.

*

(a mia moglie)

Siamo miniere da scavare, distribuite
dalla lottizzazione dei pensieri, roccia
sgretolata dalla dinamite nella mente
riconvertiamo le nostre destinazioni
all’uso della passione. Tu che scavi
incessantemente cosa cerchi da queste
pareti multistrato, sotto la canicola
che si stampa superata la fessura aspra?
Un nome, un volto modellato che muta
al tuo fiato regolare, linee della fisionomia
creata dal tuo starmi accanto.

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