Giorno: 8 marzo 2016

Premio Teglio Poesia 2016

cropped - silvia lepore

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Bando 16^ edizione

Regolamento

1. Il Comune di Teglio Veneto con l’Associazione Culturale Porto dei Benandanti, bandisce la 16^ edizione del Premio Teglio Poesia.

2. La giuria, presieduta da Fabio Franzin, è composta da Francesco Tomada, Patrizia Dughero, Roberto Ferrari, Piero Simon Ostan e Anna Toscano.

3. Il Premio ha scadenza biennale.

4. Il Premio Teglio Poesia si articola in due sezioni:

  • a. Poesie in lingua italiana, nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali: sono ammesse raccolte di poesie inedite (su carta e su web) a tema libero, mai premiate in altri concorsi; la lunghezza complessiva dei testi dovrà essere compresa tra minimo 25 e massimo 40 cartelle (una cartella equivale a trenta versi, vengono esclusi dal conteggio titoli ed esergo).
    1. Possono partecipare autori italiani nati dopo il 1° gennaio 1975.
    2. Il plico da spedire o consegnare a mano deve contenere:
      • la raccolta di poesie in 2 copie in cartaceo e 1 copia su CD in formato Word o PDF non firmata e totalmente anonima.
      • una busta separata contenente la biografia dell’autore in cui devono essere specificati: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero telefonico, eventuale indirizzo e-mail, firma.
      • per i testi nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali, i partecipanti devono affiancare al testo originale la traduzione in lingua italiana.
    3. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della sua raccolta di poesia per i tipi di QUDULibri di Bologna, con regolare contratto di edizione. Il vincitore non dovrà sostenere alcuna spesa per la pubblicazione.
    4. La giuria segnalerà altre opere meritevoli.
  • b. Barba Zep: possono partecipare gli studenti delle scuole primarie e secondarie (di primo e secondo grado) d’Italia.
    1. Sono ammesse non più di tre poesie inedite (mai premiate in altri concorsi) in lingua italiana, nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali.
    2. Non sono ammessi elaborati di gruppo.
    3. Ogni studente dovrà inviare o consegnare a mano le sue poesie in 7 copie, indicando nome, cognome, scuola e classe d’appartenenza, data di nascita, indirizzo, numero telefonico, eventuale indirizzo e-mail.
    4. Per i testi nelle lingue delle minoranze etnolinguistiche italiane e nelle parlate locali, i partecipanti devono affiancare al testo originale la traduzione in lingua italiana.
    5. Per ogni ordine di scuola saranno premiati tre studenti meritevoli con buoni per l’acquisto di libri del valore di 100, 75 e 50 euro.
    6. La premiazione si terrà tra giugno e luglio 2016 a Teglio Veneto nell’ambito del Festival di poesia Notturni Diversi.

Le poesie e i dati biografici dei partecipanti delle due sezioni dovranno essere inviati entro il 21 marzo 2016 (vale il timbro postale) al seguente indirizzo:

Premio Teglio Poesia
presso Biblioteca Comunale,
Via Roma 11, 30025, Teglio Veneto (Ve).

Il giudizio della giuria è insindacabile.

I vincitori e i segnalati verranno contattati dalla Segreteria del Premio per confermare la presenza alla cerimonia di premiazione, durante la quale i premi devono essere ritirati personalmente.

La partecipazione al Premio comporta l’accettazione e l’osservanza di tutte le norme presenti nel bando.

Tutela dati personali: ai sensi del D. Lgs del 2003, n. 196, art. 1, la Segreteria dichiara che il trattamento dei dati dei partecipanti al concorso è finalizzato unicamente alla gestione del Premio e all’invio agli interessati dei bandi degli anni successivi; fa presente inoltre che, ai sensi dell’art. 11, con l’invio dei materiali letterari partecipanti al concorso l’interessato acconsente al trattamento dei dati personali.

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Il sito del Premio: PremioTeglio

Mariastella Eisenberg, Viaggi al fondo della notte

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Mariastella Eisenberg, Viaggi al fondo della notte, Oèdipus edizioni 2015

Nota di Anna Maria Curci

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La brevità dei versi, spesso composti da una sola parola, non sminuisce, ma, al contrario, esalta l’incidere profondo nella coscienza di Viaggi al fondo della notte di Mariastella Eisenberg. Sono scanditi, questi viaggi, da una coppia allitterante per titolo; questo appare, tuttavia, a piè di pagina, proprio “al fondo”.
Non è casuale che si trovino in fondo alla pagina, non è casuale che le coppie allitteranti siano consonanti liquide, due parole che iniziano con ‘l’ nelle pagine pari, due parole che iniziano con ‘r’ nelle pagine dispari nella prima metà del volumetto, con un cambio di sequenza nella seconda metà, con le due parole che iniziano per ‘r’ nelle pagine pari e due parole che iniziano per ‘l’ nelle dispari. I Viaggi al fondo della notte si manifestano infatti come drammatiche immersioni e riemersioni nell’elemento liquido per eccellenza. Sono «fiori grigi del mare» quelli colti. Il cambio da una consonante liquida all’altra evidenzia in tutta la sua drammaticità ciò che viene sintetizzato in questi quattro versi: «Ho solo mare / ovunque. / Ho solo male / ovunque».
Maledetti, i fiori del mare, mare-detti, detti e dati dal mare che inghiotte e travolge questi personalissimi eppure corali fiori del male. Sono sparsi tra alghe, barconi alla deriva, albe livide, sono fiori dell’inganno, dell’illusione, del lutto. Sono fiori, d’altro canto e in controcanto, della speranza, anche quando questa viene sbeffeggiata, della vita nonostante.
Canto e controcanto assumono forme diverse: oratorio, elegia, ballata e corale. L’apparente semplicità dispiega, a una lettura attenta, strumenti espressivi padroneggiati con sicurezza. Un esempio per tutti è l’uso dell’anafora. Talvolta essa sembra propiziare la litania: «Nemiche della memoria / Nemiche del desiderio / Nemiche del rimpianto / Nemiche delle lacrime», invece è proprio quella litania sui generis a farsi forza propulsiva per una ribellione meditata, non impulsiva. Altre volte, poi, la stessa figura retorica è scandaglio, declinazione di un fenomeno (si pensi alla «notte») al quale vengono attribuiti tratti antropomorfici. Si rovescia, allora, la «notte violacea e violenta» in una fragile «notte alla deriva».
Può accadere che, in misura inferiore ancora a una schiarita e pur sempre, tuttavia, percepibile, si faccia strada un barlume contrapposto al livido dominante. È il manto di un cielo per il quale viene coniato il verbo “stellare”: «Stellando / il cielo copre / piccoli angeli ammucchiati / nella via;». Sia chiaro: non si tratta del manto della misericordia che il polittico di Piero della Francesca ha impresso nel nostro immaginario, non può molto contro la «colata ostile», ma prova ad arginare «questo mare di morti / senza croce alcuna.» e lascia intravedere, comunque, la solidarietà nel “con-dolore”. Ecco, questo termine al quale Hilde Domin attribuisce maggiore pregnanza rispetto a “compassione”, cattura e racchiude sia il moto d’avvio sia lo spirito che pervade Viaggi al fondo della notte.
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“Or nella solitaria cadenza d’un approdo”: Alfonso Gatto, 17 luglio 1909 – 8 marzo 1976

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Alfonso Gatto ritratto in un disegno. Salerno, Vicolo San Bonosio. Foto di A.M. Curci

C’è un vicolo, nel centro storico di Salerno, vicolo San Bonosio. Raccoglie, disegnati con cura, incisi e accompagnati da arabeschi e motivi floreali, i versi di Alfonso Gatto. Con le foto scattate in quel vicolo e con alcune sue poesie vogliamo ricordare oggi, a 40 anni dalla morte, Alfonso Gatto.

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Salerno, Vicolo San Bonosio. Foto di A.M. Curci

Isola

Or nella solitaria
cadenza d’un approdo,
svanita la memoria
al suo tepore effusa,
esala bianca l’isola
la brezza del mio cielo.

(da: Isola, 1932; questo è l’ultimo componimento della sua prima raccolta)

 

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Salerno, Vicolo San Bonosio. Foto di A.M. Curci

A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
« Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno ». Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Datata 1945, poi raccolta in La storia delle vittime

 

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