Giorno: 4 marzo 2016

“Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza”: l’8 marzo a Padova

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Martedì 8 marzo 2016, ore 20.00

Lìbrati. La Libreria delle donne di Padova

Via San Gregorio Barbarigo, 91

“Voce di donna, voce di Goliarda Sapienza. Un racconto”

Ideazione, realizzazione, interpretazione
Anna Toscano, Fabio Michieli, Alessandra Trevisan

Adattamento musicale
Alessandra Trevisan

Ingresso su prenotazione riservato ai soci dell’associazione “Virginia Woolf”

Sito web: http://www.libreriadelledonnepadova.it/event/voce-di-donna-voce-di-goliarda-sapienza/

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/569684879845567/

“Testimone della libertà femminile”, Goliarda Sapienza non è stata solo una grandissima scrittrice ma anche una donna straordinaria, eclettica, oltre l’anticonformismo.
L’Associazione Virginia Woolf, che ha sede presso Lìbrati, la libreria delle donne di Padova, dedicherà il suo 8 marzo a narrare la vicenda di una scrittrice italiana, attrice di teatro e di cinema che, con le sue scelte di donna e di autrice, ha impresso alla sua vita e alla sua scrittura un segno indelebile di autenticità e impegno.

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Rileggere Giorgio Bassani poeta nel centenario della nascita

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© Dino Ignani

Nel 1942, quando Bassani scrive alcuni tra i versi che leggiamo qui oggi, è un uomo che “esce dalla giovinezza” sentendosi “spettatore di sé stesso” per la prima volta. Lo scrivere poesia − come dirà nel Poscritto ai testi nell’edizione einaudiana, testo già proposto in RAI nel ’52 − è un fatto che continua un interesse che non lo lega al suo tempo, “alla vita e alla realtà”, ma al mondo dell’arte e della critica d’arte; lo scrittore ferrarese vede in Roberto Longhi un punto di riferimento, così come altri amici storici d’arte − tra cui Francesco Arcangeli, anch’egli poeta al tempo − sono i mentori della sua attività poetica. La sua poesia − di cui qui diamo soltanto un assaggio − perseguirebbe un ‘intento’ che si proclama, potremmo dire, ‘figurale’. Non è forse una forzatura pensare che, il complesso momento storico in cui ci troviamo nella maggior parte dei testi che leggiamo oggi (nel ’42-’43 il paese è già in guerra), ancora di più possa far decidere al poeta di scegliere una strada diversa per comporre poesia che, se da un lato imprime il proprio contesto al presente (pur in una visione traslata dalla pittura), dall’altro rivela un’ammissione: l’essere alla ricerca di quella “verità poetica”, che Eugenio Montale ravviserà in una recensione del ’45 del volume per l’Astrolabio Storie dei poveri amanti e altri versi, e che sarà incessante in seguito, soprattutto nella raccolta Un’altra libertà (Einaudi, 1951) da cui è tratta la lirica L’alba ai vetri. I primi quattro testi proposti oggi sono inclusi in Te lucis ante, 1946-’47 (Roma, l’Astrolabio, 1947); Verso Ferrara, poesia famosa da Primi versi − prima sezione della raccolta einaudiana del ’63 − si può leggere qui, mentre Commiato, da Un’altra libertà, è stata già proposta qui.
Invitiamo a leggere e rileggere Giorgio Bassani poeta dunque, nel centenario della sua nascita, proponendo un incontro con la parola secondo quanto tracciato; se l’appuntamento con la sua poesia è poco frequentato, il lettore potrà godere tuttavia testi che, già a quest’altezza e nei temi, imprimono alcune caratteristiche peculiari dell’Italia fascista, soprattutto nei colori e nei ‘rumori’, nei volti e nei luoghi di una terra emiliana che sarà poi al centro − e diversamente − anche del cinema che, a posteriori, racconterà quel tempo.

© Alessandra Trevisan

Un ultimo segnale,
forse l’estremo avviso,
mi folgorò, per nere
scale, impresso in un viso.

O forse il giusto, il santo
angelo trafelato,
sorgeva a me, placato
per assolvermi, accanto.

Questa lingua che adoperi
cosí oscura è per me!
Ma l’intesi; fuorché
per averne paura.

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Gli undici addii #3: “Ricevimento”, di Gianluca Wayne Palazzo

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La mandria aveva pascolato mansueta fuori dalla porta dell’aula finché aveva creduto che il tempo sarebbe stato sufficiente per dare ascolto a tutti – e questo è uno dei piccoli segreti che i genitori ignorano della scuola: il tempo di un ricevimento non basterà mai davvero per tutti, perché l’unico tempo sufficiente sarebbe un tempo infinito, come infinite erano le storie, le vite, le spiegazioni, infinite la varianti dei loro figli e infinita l’inutilità delle parole.
L’unica cosa finita era il caffè nel mio bicchiere di plastica marrone, anche se facevo ancora il gesto di portarlo alle labbra, in una specie di rituale segno della croce.
Mi girava la testa, avevo sete e strani puntini blu lampeggiavano alla periferia degli occhi se roteavo le pupille. E i brulichii nervosi degli ultimi dieci o quindici uomini e donne che aspettavano il loro turno per parlare col coordinatore della terza G – io – si erano trasformati in muggiti di rabbia al passaggio del bidello.
«Tra venti minuti dobbiamo chiudere, cortesemente.»
Avevo tenuto il papà timido troppo a lungo? Non dovevo permettere alla mamma in carriera di rispondere continuamente al telefono quando era toccato a lei? Ci avevo messo troppo, davvero troppo a ritrovare il compito da mostrare alla sorella maggiore del mio alunno dislessico per dimostrarle, una volta di più, che era dislessico?
Con un sorriso che mi aveva regalato belle soddisfazioni in passato, troncai bruscamente l’aneddoto di una signora col cappello sulla magia della lettura dopocena al posto della televisione, e feci entrare un’altra coppia di genitori. Dovevano averne passati tanti di pomeriggi del genere, perché mi chiesero solo se era tutto ok con Alessia Lo Monaco e si accontentarono di un “Certo che sì” senza nemmeno sedersi. (altro…)