Jacopo Ramonda: Emma, prose inedite

Parigi, foto gm
Parigi, foto gm

EMMA (#1)

Emma cammina nuda nel laboratorio ormai vuoto. Pochi istanti fa stava per chinarsi sulla borsa con il cambio di vestiti che si è portata da casa, ma ora si sta lentamente allontanando da essa. Guardandosi intorno ed esplorando quello spazio come se non lo conoscesse già nel dettaglio, indugia sull’effetto straniante della condizione in cui si trova, del tutto fuori contesto. Dai capelli bagnati, che ha pettinato all’indietro, le colano delle gocce d’acqua sul collo. Le sente scivolare lungo la schiena. Alcune le restano addosso, attaccate alla pelle come sanguisughe, senza che lei se ne possa accorgere; altre raggiungono il pavimento, lasciando una traccia del suo passaggio: orme trasparenti che evaporano in fretta, di cui resta soltanto un leggero alone sulle piastrelle. Nei servizi c’è una doccia a disposizione dei restauratori, ma viene utilizzata molto raramente. Lei non l’aveva mai usata prima. Di solito, dopo il lavoro, torna direttamente a casa, come i colleghi.

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EMMA (#2)

Ieri ha ricordato a D. che stasera tornerà tardi, dopo aver fatto cena con L., che è da poco rientrata in Italia approfittando della pausa estiva. L. vive negli Stati Uniti, è entusiasta dell’università e del corso di scrittura creativa che sta frequentando. Il prossimo anno porterà a termine il master, dopo la laurea specialistica a Genova e l’anno sabbatico in cui si è dedicata al suo primo romanzo, poi accantonato.

Se non avesse cambiato programma all’ultimo minuto, Emma potrebbe parlarle della crisi che sta attraversando. Aver raggiunto, con relativa facilità, gran parte degli obiettivi che lei e D. si erano prefissi le sta facendo sorgere il dubbio di aver sbagliato mira. Non saprebbe dire da quanto tempo ha iniziato a considerare quella possibilità – probabilmente non da molto – ma, a giudicare da quanto ne sente la mancanza, la sicurezza che l’ha sempre accompagnata nelle sue decisioni le sembra il reperto di un passato ormai remoto. Quando è nata V., le difficoltà sono aumentate; ma non più di quanto si aspettasse, e le inevitabili rinunce le sono risultate meno pesanti rispetto a quanto preventivato da alcuni suoi coetanei, i cui moniti si concludevano spesso con riferimenti alla differenza di età tra lei e D..

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EMMA (#3)

La ripetitività dei preliminari con D. ha ormai raggiunto proporzioni tali che ieri sera, mentre lui la baciava lungo la schiena, le sembrava quasi di non sentirlo, come se fosse entrato in una zona d’ombra del tatto. Nelle ultime settimane hanno ripreso a fare sesso di frequente, ma in modo sbrigativo. Durante i loro rapporti, Emma si distrae facilmente. Ieri sera i suoi pensieri tornavano continuamente a L.. Al liceo tendeva a trattarla come una sorella minore e anche durante l’università, quando dividevano lo stesso appartamento, non aveva mai smesso di considerarsi più matura di lei. Emma percepiva – con un certo autocompiacimento – un divario di età che non aveva riscontri anagrafici. Quella sensazione si era amplificata quando aveva iniziato a frequentare D., più vecchio di lei di otto anni. Ora pensare che lei e L. sono coetanee non le fa più lo stesso effetto di prima.

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EMMA (#4)

G. si presenta puntuale all’appuntamento con Emma e, nel salutarla, si rende conto che quelle sono le prime parole che pronuncia dall’inizio della giornata. Come per una sorta di tacito accordo, simulano una passeggiata tra i caruggi della città vecchia, che ha come unico scopo quello di condurli verso casa di lui. Al termine di una lunga scalinata percorsa in salita, si siedono su una panchina, a riprendere fiato. Emma si sdraia, appoggiando la nuca sulla coscia di G.. Il passaggio di una nuvola enorme, continentale, la distoglie per un attimo dalla conversazione. G. se ne accorge e solleva il capo, puntando lo sguardo verso l’alto, nella stessa direzione di Emma. Osservando quella nube scura avanzare velocemente – trascinata da venti d’alta quota del tutto impercettibili a terra – G. sente freddo e ha la sensazione di trovarsi al cospetto di un agglomerato di tutte le ore trascorse in silenzio negli ultimi giorni, che all’improvviso lo sovrastano, incombendo su di lui come una cupa apparizione, di cui non riesce a decodificare il senso.

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© Jacopo Ramonda

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