Giorno: 29 febbraio 2016

Altri dischi #1: Kyuss, Wretch (di Ciro Bertini)

kyuss-wretch

Kyuss, Wretch, 1991, Dali Records

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Primo capitolo di una tetralogia che ha inventato, definito i canoni, portato ai massimi livelli e condannato a morte il cosiddetto stoner rock, dicendo tutto quanto era possibile dire sul genere. Prendete il metal granitico dei Black Sabbath, l’acid-rock cupo e ossessivo dei Blue Cheer, l’industrial violento ed epilettico dei Chrome e lasciate macerare il composto sulla sabbia rovente del deserto californiano. A plasmare il tutto, quattro musicisti poco più che ragazzini eppure artefici di un sound tra i più catastrofici, esasperanti e coriacei di sempre, capace di bombardare l’ascoltatore con una serie impressionante e stordente di riff senza tregua. La macchina triturasassi di Brant Bjork e Nick Oliveri, il canto animalesco di John Garcia e la monumentale, incendiaria chitarra di Josh Homme procedono inarrestabili con la cadenza di un cingolato fuori controllo, mosso da nient’altro se non dall’urgenza di spingere l’hard-rock ai limiti estremi, in un territorio dove nessuno ha mai osato avventurarsi, fino a stabilire un punto di non ritorno, a partire dal quale nulla potrà più essere come prima. La tempesta di sabbia che si scatena in Hwy 74 può già considerarsi l’archetipo del suono Kyuss: barbarico delirio strumentale e canto maniacale, tanto beffardo nella strofa quanto lancinante nel ritornello. L’accelerazione improvvisa di Son of a Bitch è una scossa sismica che squarcia una danza woodoo, mentre i repentini cambi di tempo di The Law agitano, squassano e ricompongono continuamente un’ipnotica, apocalittica orgia infernale, forse il capolavoro dell’album. La cadenza ubriaca e muscolare di Black Widow smorza momentaneamente i toni per lasciare spazio ad un assolo abrasivo, in cui le chitarre si rincorrono, si istigano a vicenda, si azzuffano, fino a quando il ritmo prende nuovamente il sopravvento e la voce di Garcia torna a intonare la sua rassegnata cantilena. In mezzo a tanto baccano, trovano anche spazio – non guastando ma anzi bilanciando l’equilibrio del disco – il divertissement di Katzenjammer e il conclusivo space-rock marziale di Stage III. A dire la verità, non è tanto la qualità dei brani a trionfare (Isolation è la sorella gemella di Love has passed me by, il riff di I’m not suona come una variante malriuscita di quello di The Law, mentre il blues di Big Bikes è di fatto la copia di Backdoor Man dei Doors, che già fu di Willie Dixon), ma la tensione costante che li attraversa, l’esecuzione al cardiopalma, l’assalto continuo e testardo di una macchina lanciata a tutta velocità e che non conosce ostacoli. Non il miglior disco dei Kyuss, eppure, per quanto più maturi e quindi ancor più minacciosi, i successivi Blues for the Red Sun e Welcome to Sky Valley non faranno che affinare quanto Garcia e compagni hanno qui dichiarato. Beginning of What’s About to Happen recita il sottotitolo di Hwy 74, e mai profezia si è rivelata più veritiera per definire un canzoniere che contiene già tutti gli elementi distintivi di un nuovo genere, un vademecum con cui i tanti gruppi a venire dovranno necessariamente confrontarsi, non riuscendo però ad aggiungere nulla rispetto a quanto ribadito con incredibile potenza in queste undici, bellissime tracce.

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© Ciro Bertini

Jacopo Ramonda: Emma, prose inedite

Parigi, foto gm

Parigi, foto gm

EMMA (#1)

Emma cammina nuda nel laboratorio ormai vuoto. Pochi istanti fa stava per chinarsi sulla borsa con il cambio di vestiti che si è portata da casa, ma ora si sta lentamente allontanando da essa. Guardandosi intorno ed esplorando quello spazio come se non lo conoscesse già nel dettaglio, indugia sull’effetto straniante della condizione in cui si trova, del tutto fuori contesto. Dai capelli bagnati, che ha pettinato all’indietro, le colano delle gocce d’acqua sul collo. Le sente scivolare lungo la schiena. Alcune le restano addosso, attaccate alla pelle come sanguisughe, senza che lei se ne possa accorgere; altre raggiungono il pavimento, lasciando una traccia del suo passaggio: orme trasparenti che evaporano in fretta, di cui resta soltanto un leggero alone sulle piastrelle. Nei servizi c’è una doccia a disposizione dei restauratori, ma viene utilizzata molto raramente. Lei non l’aveva mai usata prima. Di solito, dopo il lavoro, torna direttamente a casa, come i colleghi.

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EMMA (#2)

Ieri ha ricordato a D. che stasera tornerà tardi, dopo aver fatto cena con L., che è da poco rientrata in Italia approfittando della pausa estiva. L. vive negli Stati Uniti, è entusiasta dell’università e del corso di scrittura creativa che sta frequentando. Il prossimo anno porterà a termine il master, dopo la laurea specialistica a Genova e l’anno sabbatico in cui si è dedicata al suo primo romanzo, poi accantonato.

Se non avesse cambiato programma all’ultimo minuto, Emma potrebbe parlarle della crisi che sta attraversando. Aver raggiunto, con relativa facilità, gran parte degli obiettivi che lei e D. si erano prefissi le sta facendo sorgere il dubbio di aver sbagliato mira. Non saprebbe dire da quanto tempo ha iniziato a considerare quella possibilità – probabilmente non da molto – ma, a giudicare da quanto ne sente la mancanza, la sicurezza che l’ha sempre accompagnata nelle sue decisioni le sembra il reperto di un passato ormai remoto. Quando è nata V., le difficoltà sono aumentate; ma non più di quanto si aspettasse, e le inevitabili rinunce le sono risultate meno pesanti rispetto a quanto preventivato da alcuni suoi coetanei, i cui moniti si concludevano spesso con riferimenti alla differenza di età tra lei e D..

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