Giorno: 24 febbraio 2016

I me medesimi n. 16: Italo

MIlano, foto gm

MIlano, foto gm

Andiamo a fare gli auguri, andiamo. La gente è tutta al bar, passa a salutare. Oh,  è Natale, non fare la merda. La gente è tutta lì. Siamo già al terzo negroni, dove cazzo eravate? A farvi le seghe? Dai, pigliatevi da bere che dobbiamo fare il brindisi. Buon Natale. Auguri. Viva la figa. Ah, ah, ah! Ma vi siete già mangiati tutto? E che cazzo ti aspettavi a presentarti alle otto meno un quarto? Vai da tua madre a mangiare.

Usciamo a fumare una paglia. Portatelo dietro il bicchiere se no te lo asciugano. Chi me lo asciuga? Parla piano, oh! Cazzo fai, dai del mortaccione a qualcuno? Ma se sei tu che l’hai detto. Cazzo vuol dire? Va che l’altra sera si son menati. Chi? La gente qua, si sono menati. Perché? Per un cocktail, ecco per che cosa, ma mi ascolti? Va beh, sta paglia? Cosa? Me la offri? Figa sei un debito, cazzo. Chiedila a Italo.

Oh Italo, ciao! Tanti auguroni zio! Cazzo fate qua fuori, non vi fanno più entrare? Fanno bene porco diaz! Ma va fumiamo una paglia, siamo usciti col bicchiere. Ah adesso danno da bere anche ai minorenni? Dai zio mollaci! Non hai una paglia per lo zio? Per lo zio? Questo qua non è mio zio! Dai Italo!! Vabbeh non piangete diocristo. Entro a prendermi da bere e poi una paglia ce la fumiamo tutti assieme.

Ci sta troppo dentro lo zio! Smettila di chiamarlo zio, lo vuoi fare incazzare? Italo è un capo. C’era anche lui l’altra sera? Quando? Quando si son menati. E che cazzo ne so, io ero a calcetto. Sei un chiacchierone del cazzo. Allora, sfigati, sta paglia? Ah, ve la devo offrire io? Avevo capito che la offrivate voi a me. Anzi perché non fate su una bomba? Eh, ma fra mezzora vado a cena da mia madre non posso arrivare tutto fatto. Non t’avesse mai visto.

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Una frase lunga un libro #46: Giovanna Marmo, Oltre i titoli di coda

marmo

Una frase lunga un libro #46: Giovanna Marmo, Oltre i titoli di coda, Nino Aragno editore, 2015, € 8,00

*

Vedo luce e ombra. Nulla è più faticoso
che distinguere i fatti evidenti
dagli incerti.

Tuttavia non ammetto che
tu occhio mi inganni
neanche per un istante.

Rumore di tacchi,
l’agonia del neon.

Ogni volta che leggo una poesia di Giovanna Marmo penso a un palcoscenico. Il teatro è la prima cosa a cui penso. Non penso alla poeta napoletana su un palcoscenico, anche se lì Marmo ci sa stare benissimo, ma penso al suo modo di vedere e poi rappresentare le cose. Marmo pensa sempre a uno scambio, pensa a qualcosa prima e dopo lo schermo, a chi sta dietro il sipario, a chi sta davanti, a chi guarda. Ma chi guarda? Tutti guardano. Guarda il regista, guarda l’attore e guarda lo spettatore, ciascuno vede in base a ciò che conosce, alla propria capacità di abbandono, vede per conoscenza e per fantasia. Per Marmo si vede per sottrazione, si vede per immaginazione, e quindi si vede senza trucchi, con molti inganni da stanare. I fatti evidenti dagli incerti, ma anche i fatti dai non accadimenti. Marmo scrive del tangibile e di ciò che non si riesce a comprendere, nella doppia accezione capire/contenere. Giovanna Marmo scrive poesie e per noi che leggiamo questo è un bene. Leggiamo queste due brevi poesie dalla prima sezione del libro Al di là delle palbebre:

La mano 1

Quando la mano schiaccia
l’occhio da sotto

tutte le cose mi guardano.
Due volte.

*

La mano 2

La mano sinistra
diventa destra

e poi torna indietro
e diventa com’era.

La mia mano attraversa
più specchi.

 

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