Giorno: 26 gennaio 2016

Bernardo Pacini, La drammatica evoluzione (anteprima)

coperta

Bernardo Pacini, La drammatica evoluzione

 

Dalla nota introduttiva dell’autore:

“La drammatica evoluzione” è un libretto composto da trenta poesie, scritte secondo gli stilemi di alcune forme tradizionali come l’epigramma, il limerick, il dispetto in ottava e il mottetto. L’espediente tematico è il mondo fantastico dei Pokémon, i noti mostriciattoli dei cartoni animati e videogiochi giapponesi, qui chiamati a comporre una vera e propria micromitologia che si muove nella direzione dell’autobiografia poetica, tramite un processo di mimesis con loro: in questo modo, ho voluto affrontare lo strappo tra la fine dell’infanzia e ciò che è venuto dopo. […]”

 

(da DIECI EPIGRAMMI DI DROWZEE, DIVORATORE DI SOGNI)

ASH KETCHUM

In testa ha un cappellino, lavora a Burger King:
:::::::::«Ma porco Nidoking, che merda di destino».
In radio, un motivetto: “You gotta catch ‘em all…”
******«Al tempo spopolò. Mi piacque, sì, lo ammetto.»
Mentre consegna un ketchup, ripensa ai tempi andati:
*******ricordi un po’ ammassati, è necessario un check-up.

Quello che era passione, non era professione.
*******Non era che un assaggio, un tiepido miraggio.

La strada era il Team Rocket, i soci criminali.
*******Al bando gli ideali: violenza, spaccio e racket.
Che fare? È troppo tardi: la scelta è stata fatta.
*******La vita pari e patta: seicento euro lordi.
«Ma poi, cos’è rimasto?» Ci pensa rabbuiato,
*******contando il ricavato, scontrini e buoni pasto.

Un Pikachu bastardo, di paglia, sul parquet,
*******due o tre sfere poké, lasciate sul biliardo

 

 ARTICUNO

Uccello leggendario, notevole il piumaggio.
*****Di nobile lignaggio, celeste dignitario.
Si scopre solo e bieco, non ha mai avuto un nido.
*****Se lancia alto un grido, risponde solo l’eco.
Dal fondo dei ghiacciai, lamenta questo esilio.
*****Strilla: «Nulla nessuno, in nessun luogo mai».

Risponde – se risponde – il dio-poeta Drowzee:
*****«Perché non ti trattieni e ostenti il tuo sapere?
Che pensi di ottenere citandomi Sereni?
*****Lo fai per compiacermi, ma io che posso fare?
Altissimo Articuno, se ci pensavi prima…
*****D’altronde tu fai rima da sempre con “nessuno”».

 

(da CINQUE DISPETTI RANCOROSI DI SLOWBRO)

JYNX

Se c’è qualcosa che Slowbro detesta
è quella zingara algida e subdola.
Jynx è una racchia ma fa la cubista
molti Machamp hanno avuto la fregola.
Si sa, da giovane ha tanto aspettato
principi azzurri con Ponyta alato.
Slowbro conferma che Jynx fu scartata
ad un colloquio per fare la tata.

 

PERSIAN

Se c’è qualcosa che Slowbro disdegna
è lo snobismo piccato di Persian
quando al mattino si passa in rassegna
con occhio languido si lecca il dolman.
Emana un fascino trito, scontato
fa una virtù del suo esser castrato.
Slowbro è sicuro che faccia le fusa
per solitudine. È quella, che accusa.

 

MR. MIME

Se c’è qualcosa che Slowbro non stima
è quella faccia da schiaffi dipinta
quel disagiato scampato a Hiroshima
che si nasconde dietro al fondotinta.
Imita, ride, spernacchia sfacciato
per occultare quel volto sfregiato.
Slowbro è persuaso che quel Mr. Mime
sotto la maschera non rida mai.

 

(da DIECI LIMERICK DRAMMATICI DELL’EVOLUZIONE)

MAGIKARP

Quel Magikarp era lieta incoscienza,
viveva a largo, mai vista una lenza.
Lui che agognava il lago,
si è trasformato in drago.
Che se ne fa di un’immensa potenza?

 

HITMONLEE

Disse sprezzante ma fiero Hitmonlee:
«Nacqui evoluto: mi basta così».
Poi vide nella rete
due Butterfree impigliate.
E per la prima volta trasalì.

 

GRIMER

Grimer faceva gli sciacqui col cloro,
usava un balsamo assai duraturo.
Si dedicò all’igiene
ma lo sapeva bene:
stava per diventare anche più impuro.

 

(da CINQUE MOTTETTI NOSTALGICI DI JIGGLYPUFF)

DIGLETT

La catàbasi, l’affondo
le sue doti naturali.
Un legame assai profondo
familiare con l’abisso.

All’attacco del nemico
lui oppone la sua mossa:
resistendo, combattendo
Diglett scava la sua fossa.

 

CHARMELEON

«Cosa chiedo a questa vita
frastornata dagli effetti?
Logorata, inaridita
dentro il rogo dell’ambiguo.

A che vale la tenacia
se scatena un altro vuoto?
Ma resiste, ancora brucia
questa fiamma alle mie spalle.»

© Bernardo Pacini

Damiano Sinfonico, Storie

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Damiano Sinfonico, Storie, L’arcolaio 2015

 

Mi hai telefonato mentre pensavo a Costanza d’Altavilla.
Mi hai investito di parole che qualcuno era morto.
Nelle tue rare pause, facevo scivolare dei monosillabi nella corrente.
Capisci, non è stato per indifferenza o durezza di cuore.
Mi hai colto tra miniature medievali.
Invischiato in faccende che non mi riguardavano.

 

*
L’ultima colazione, in place des Vosges.
Sotto la casa di Hugo.
Ci siamo seduti sotto il portico.
Un tavolino per due.
Ci hanno servito un panino, marmellata, burro e caffè.
Abbiamo ripetuto i gesti quotidiani.
Ci siamo raccontati cose senza importanza.
Abbiamo finto che tutto sarebbe rimasto uguale.
Io non dovevo prendere l’aereo il giorno dopo.
Salutarci sì, ma non per molto.
È stato un abbraccio fugace.
Poi ci siamo allontanati.
Io scendevo nelle scale della metro.
Tu camminavi in direzione opposta.
Ho preso il tunnel della mia linea.
Ho superato il tornello.
Ho fatto altre scale.
Mi sono fermato sulla banchina.
È arrivata una metro.
Ho esitato un attimo, poi mi sono voltato indietro.

 

*
Fuggivano da Aquileia.
La laguna era a portata di mano.
Avrebbe scoraggiato qualunque invasore.
Fuggivano da Aquileia.
Fondavano le prime case riflesse nell’azzurro.
Avrebbero aggiunto merli e piazze.
Quei coloni incolti.
Quale bellezza stavano scoccando.

 

*
Zlotogrod, non è scomparsa dalle mappe
nei vicoli borbottano ebrei in caffettano
i vetturini corrono a malincuore verso la stazione isolata
i caldarrostai mercanteggiano oggetti preziosi
gli osti sono avari come i giardini d’inverno
Zlotogrod, credo sia dietro l’orizzonte

 

*
Ci tocca questa trafila di vetrine, di manichini spogliati.
Hanno strisce di plastica al posto degli occhi.
Allungano la mano, con borse e foulard sgargianti.
Il loro busto non conosce grasso e vecchiaia.
Dal magazzino scendono e salgono come fiocchi di neve.
Sorridono, scintillano, oscillano, bevendo la luce del mattino.

 

*
Non distinguevi l’acciuga dal caffè.
Rispondevi ai telefoni pubblici quando squillavano.
Affrontavi la notte con una sciarpa e un ombrello rosso.
Toglievi la suoneria quando volevi piangere.
Nell’aria come vento ti sei dissolto.

 

*
.                                                      a Francesco

Il trasloco sta finendo.
I quadri, le bottiglie, i portasciugamani.
Tutto ha trovato una collocazione.
Resta poco da fare.
Aspettare insieme il domani.
La luce filtrata dagli alberi.
Questa casa si apre agli anni futuri.
Arriveranno uno a uno.
Li conteremo insieme, luminosi e meno.
In te c’è un altro secolo di vita.

 

© Damiano Sinfonico