Giorno: 25 gennaio 2016

1990, Serena Cruz o la vera giustizia – Natalia Ginzburg intervistata da Marco Rossi

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Il 1990 fu l’anno in cui Natalia Ginzburg, in Serena Cruz o la vera giustizia, si confrontò con lucida passione e comprensibile veemenza con un caso giudiziario che è rimasto nella nostra memoria, un caso sul quale intellettuali, giuristi, l’opinione pubblica tutta presero animata posizione. Alla fine del libro Natalia Ginzburg riporta la data di composizione: dicembre 1989. Nel 1989 Serena Cruz, che all’epoca aveva tre anni, era stata tolta alla famiglia Giubergia. La motivazione addotta dalle autorità giudiziarie: Francesco Giubergia, il padre adottivo, aveva violato la legge, dichiarando di esserne il padre naturale. Il 20 febbraio 1990. per Italia Radio, Marco Rossi intervistò Natalia Ginzburg, che nelle circa sessanta pagine del suo pamphlet aveva cercato una risposta all’interrogativo che si agitava nelle coscienze di moltissimi italiani: perché Serena Cruz era stata tolta ai genitori adottivi, che avevano sì ingannato la legge, ma lo avevano fatto per un atto di amore? Pubblico qui il testo dell’intervista, per il quale ringrazio Brunella Bassetti, moglie di Marco Rossi. All’intervista segue l’incipit del libro di Natalia Ginzburg. Fu l’ultimo libro pubblicato dalla scrittrice, morta a Roma nel 1991. (Anna Maria Curci)

 

Tra memoria e giustizia: il caso di Serena Cruz

Intervista di Marco Rossi a Natalia Ginzburg del 20 febbraio 1990, trasmessa da Italia Radio.

 

Generale e astratta. Così deve essere la norma giuridica, come scrivono i manuali su cui si imparano i primi rudimenti del diritto. Ma poteva bastare una definizione così per Serena Cruz? Natalia Ginzburg, che quattro anni fa dedicò il suo ultimo libro a questa vicenda, non aveva dubbi. La storia di questa bambina filippina, adottata amorevolmente ma non nel rispetto delle leggi da Francesco Giubergia, e poi affidata dal Tribunale dei Minori ad un’altra famiglia, in quei due aggettivi non ci poteva davvero stare.
Credo che la chiave di lettura più corretta del suo volume sia il contrasto tra la necessità della certezza del diritto, essenziale per una società civile, e la necessità della giustizia del caso concreto, che è poi l’unica giustizia vera.
Lei condivide questa interpretazione, signora Ginzburg?

Io penso che l’unica vera giustizia consista nell’esaminare ogni caso in sé, vedere che cosa può essere il bene per una determinata persona, per un determinato bambino. Riguardo al diritto noi sappiamo che i giudici potevano agire in un altro modo perché nella legge c’è scritto: ‘Il giudice può togliere l’affidamento ad una persona per una omissione di segnalazione’. Non c’è scritto: ‘Deve’, è scritto ‘Può’, quindi i giudici potevano agire in un altro modo. Mi pare che anche dal punto di vista del diritto non sia difendibile questo operato, che si potesse agire diversamente.
.    A me sembra di una tale ingiustizia quanto è successo che non trovo giusto sia dimenticato. Io voglio ricordarlo, ho voluto ricordarlo in un libro. Non desidero certo far clamore ma voglio che questa vicenda non sia scordata, perché secondo me la giustizia è stata tradita.

Uno dei bersagli polemici del suo libro è il rifiuto di schierarsi, c’è anche la citazione di un versetto dell’Apocalisse a questo proposito. Ma in un contrasto come quello che abbiamo appena descritto, obiettivamente è difficile schierarsi. Non si rischia di giungere alla conclusione, forse un po’ paradossale, che siamo tutti in qualche misura colpevoli per il fatto che questi due principi si siano trovati in contrasto come nel caso di Serena Cruz?

Io credo che fosse un caso non facile, però di fronte ad una situazione difficile mi sembra che si dovrebbe cercare di agire con il buon senso, non togliere una bambina a quelli che ormai erano i suoi genitori perché le si fa del male. Che posso aggiungere a questo? Io la penso così. (altro…)