Giorno: 13 gennaio 2016

I me medesimi N. 10: Gino

udine stazione, foto gm

udine stazione, foto gm

Gino fuma aspettando il treno, fuma anche appena sceso. Quando incontra qualcuno che conosce e ci si mette  parlare Gino attacca con quei suoi discorsi che dicono: sì beh sai eventualmente bisognerebbe valutare la necessità perché poi, voglio dire, a prescindere… diciamoci la verità. Ma poi la verità non arriva mai perché i discorsi di Gino non vanno proprio da nessuna parte. Appena non li può fare Gino fuma e si guarda intorno con la fronte chiusa.

Un po’ di tempo fa Gino non aveva mai la fronte chiusa e neanche fumava, non faceva neanche discorsi, ma stava sempre con questa ragazza bionda.

Stavano insieme già sulla banchina, aspettando il treno. Stavano in piedi uno di fronte all’altro, abbracciati. Lei era più alta e Gino sembrava aggrappato al suo corpo. Le teneva le braccia intorno alle braccia e la faccia contro la faccia, tutti e due girati dalla stessa parte. Allora Gino sorrideva, sorrideva sempre. Ogni tanto staccava la guancia da quella di lei per guardarla da un poco di distanza, per guardarla. Poi le sorrideva e le scostava i capelli dalla fronte o le faceva solo una carezza. Lei continuava guardare fissa, con la testa girata, senza spostare lo sguardo.

Sul treno se poteva Gino teneva sempre abbracciata la ragazza. Se c’era troppa gente e non riusciva, cercava di tenerle almeno un braccio sulla spalla. Oppure, se riusciva a mala pena a starle vicino, continuava ad allungare il collo per posarle qualche bacio sulle guance. La ragazza guardava sempre nella stessa direzione e, la maggior parte delle volte, non faceva niente. Scesi dal treno Gino prendeva subito per mano la ragazza e, parlandole continuamente, la conduceva in mezzo alla folla del mattino. Ognuno verso il proprio lavoro.

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Una frase lunga un libro #40: Kent Haruf, Benedizione (prima parte di un discorso)

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Una frase lunga un libro #40: Kent Haruf, Benedizione, NN editore, 2015 – traduzione Fabio Cremonesi; € 17,00, e-book € 8,99

(Prima parte di un discorso)

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Sembra una specie di benedizione, una benedizione a doppio taglio, disse Lyle. Dad lo guardò. Eh, sì. Un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto. Deve averne viste parecchie nel corso della sua vita. Sono cresciuto in Kansas, nelle pianure occidentali. Ne ha visti di cambiamenti. Giusto un paio.

C’è sempre una Main Street e poi una strada che va verso i campi, e, subito dopo, i campi, e oltre i campi le montagne, e poi una macchina che svolta su una Highway, e poi una casa, una veranda, qualcuno seduto la sera in veranda a parlare o a tacere, a buttare lo sguardo fin dove è possibile. C’è sempre un silenzio più lungo di un altro, un’estate molto torrida, un temporale improvviso, il sole di nuovo e un azzurro in cielo che più limpido non si potrebbe. C’è sempre e sempre ci sarà un autunno come non l’avremo mai visto, e prima un raccolto, e delle mucche al pascolo. Ci sarà poi l’inverno e, statene certi, nevicherà, ci sarà bufera e giorni in cui nessuno dei protagonisti potrà uscire di casa. Ecco, gran parte della letteratura americana che preferisco, quella che in qualche modo ha a che fare con una specie di sacro, che è quello della terra, quello dei rituali, dei conflitti combattuti e taciuti per anni, che ha a che fare con cambiamenti soprattutto interiori, passa da molte di queste cose, da luoghi in cui non vivremmo, da azioni che non compiremmo mai, passa da Cormac McCarthy, e prima ancora da Faulkner, da Carson McCullers, e poi da John Williams, e da molti altri, passa dalla pietra e dalla religione, passa dalla morte a Dio,  e viceversa, e ora – e per sempre – passa da Kent Haruf.

Kent Haruf è morto nel 2014, la maggior parte di noi l’ha scoperto qualche mese fa, grazie a NN editore, esempio di piccola grande editoria, di accuratezza, di lungimiranza, e alle traduzioni di Fabio Cremonesi, che è riuscito a rendere la prosa di Haruf per quello che è, basta leggere la frase in testa per renderci conto della meraviglia. Benedizione fa parte della Trilogia della pianura, ambientata nella cittadina di Holt (un luogo che non c’è, ma che esiste con altri mille nomi, uno di questi è Yuma) in Colorado (del secondo libro Canto della pianura, uscito poche settimane fa, ci occuperemo la prossima settimana. Prima dell’estate dovrebbe uscire Crepuscolo, a chiudere la trilogia) ed è, diciamolo subito, senza aspettare di arrivare in fondo all’articolo, un capolavoro. Che lo sia è facile da comprendere, spiegare il perché è un po’ più complicato, proviamoci.

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