Giorno: 23 dicembre 2015

Questo Natale #6: Fernando Coratelli, Romanzi e caleidoscopi

Biennale 2010, foto gm

Biennale 2010, foto gm

Romanzi e caleidoscopi

A dire il vero pochi caleidoscopi

 

Appena apre la porta del negozio gli si fa incontro una giovane commessa sorridente che lo saluta. Vincenzo le dà un’occhiata veloce, poi si sottrae a quella manifestazione di vitalità, e a braccia incrociate abbozza un: Buongiorno.
La posso aiutare?
Lui prova a fare no con la testa, ma al contempo le sorride. Così la ragazza lo incalza, briosa: Deve fare un regalo? È per sua moglie?
Vincenzo segue lo sguardo della ragazza che si è posato sul suo anulare. E allora d’istinto porta il pollice sulla fede e la ruota. Già, deve fare un regalo a sua moglie. Detesta il Natale, detesta queste ricorrenze in cui si deve cimentare in pensieri, oggetti. Per fortuna che per i bambini, parenti e amici ci pensi proprio sua moglie. Ma per lei… beh, per lei tocca farlo a lui.
Grazie, ma volevo solo dare un’occhiata.
D’accordo, se ha bisogno mi chiami pure.
Vincenzo fa sì con la testa e poi prende a vagare per il negozio. Non sa neppure perché sia entrato in profumeria, visto che per ogni ricorrenza finisce sempre con il comprare un beauty con sali da bagno, creme e altre diavolerie. E sua moglie tutte le volte, prima di scartare il regalo dice: Chissà che creme mi hai preso stavolta? – e poi gli schiocca un bacio sulla guancia.
A quel punto Vincenzo si fa forza e si gira verso la commessa che è lì a due passi, con le mani giunte in grembo. La ragazza, contenta di potergli essere utile, gli si avvicina a larghe falcate. Vincenzo la osserva stretta nel girocollo nero a coste, e un paio di pantaloni neri aderenti.
Devo fare un regalo a mia moglie, ma tutte le volte le compro sempre uno di questi (alza un beauty che ha davanti), ma ora vorrei qualcos’altro e non so cosa.
Capisco. Che ne dice di una trousse? Si trucca sua moglie, sì?
A quella domanda Vincenzo alza gli occhi al soffitto. La ragazza ride.
Non sa se sua moglie si trucca?
Sì, sì, si trucca, è che pensavo a che tipo di trucchi potrebbe avere bisogno.
Ma no, una trousse ne contiene vari, e sono tutti di marca. Guardi.
E gli mostra una sfilza di matite, pennelli, rossetti, ciprie. Vincenzo ha una leggera vertigine.
Non sta bene? (La ragazza si fa seria e stringe gli occhi a fessura.)
No, no, sto bene, è che non sono avvezzo, mi capisce.

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Questo Natale #5: Giovanna Amato, Il cenone del Ventitré

Parigi, foto gm

Parigi, foto gm

Il cenone del Ventitré

Dopo qualche parola poco consona a un ambiente come quello fu Claudio, come ogni anno, l’incaricato a portare indietro le lancette. Del resto, era il giannizzero di padre Massimo.
Adriano, più piccolo di lui di pochi mesi ma ancora con la voce bianca dello strillatore, si rassegnò alla sconfitta solo a patto di essere lui a portare, alla fine della serata, il Bambinello nella mangiatoia.
Era il crepuscolo del ventitré ma i calendari, opportunamente boicottati da giorni per non destare sospetti, segnavano la Vigilia di Natale. L’orologio, sotto le dita meticolose di Claudio, aveva trasformato il pomeriggio in sera. I ragazzi del Clan Giovani Porcospini Volontari della Famiglia Parrocchiale di San Geriatrio aspettavano schierati, con i loro tupperware di riso agli scampi e capitone in umido, che gli ospiti della casa anziani scendessero in salone per passare insieme la notte di Natale.
Quando la vecchia Agnese apparve in cima alle scale, stretta e bianca come una filatrice fiamminga, Padre Massimo stappò la bottiglia di brachetto.
«Mi raccomando», ribadì ai tredicenni distribuendo i bicchieri, «limitatevi a umettare le lingue.»
La tavola era pronta. La vecchia Serena, donnone incline al cucito e al ripudio del proprio nome, aveva insistito per togliere l’incerata e stendere una tovaglia di lino precedentemente stirata. Nulla aveva potuto sui piatti, che erano di plastica rossa con fastidiose righine in cui si sarebbe, sapeva, incastrato il sugo. I bicchieri, da parte loro, erano bianchi, di cartone, e Serena sospirò con violenza mentre risistemò i coltellini di plastica con il seghetto rivolto dalla parte sbagliata.

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