Giosetta Fioroni “Grata di Linguaggi”. Con una lettera inedita

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Giosetta Fioroni, Grata di linguaggi, a cura di Cristina Fiore e Andrea Penzo, Edizioni Inaudite BIGstuff, 2015, € 10.00 edizioniinaudite.weebly.com/bigstuff.html sinedieproject.weebly.com/edizioni-inaudite.html

Un volume-compendio prezioso, che entra con grazia in una parte dell’opera di Giosetta Fioroni ma anche nel suo rapporto con Goffredo Parise, il compagno di una vita. Un libro che riallaccia l’esperienza di Fioroni a numerosi altri personaggi del suo tempo che hanno nutrito, negli anni, il suo lavoro e la sua esperienza. La curatela è frutto di un fortunato e atteso incontro avvenuto nel 2012 (proseguito sino al 2014) tra gli artisti performativi Cristina Fiore e Andrea Penzo e la stessa Fioroni; da qui nasce questo imperdibile omaggio all’autrice con contributi dello stesso Parise e di Alberto Boatto, Erri De Luca, Guido Ceronetti (ma anche un ritratto di Fioroni a lui) e una lettera ad Andrea Zanzotto, e poi disegni, fotografie, ma anche una lettera inedita di Fioroni a Parise sulla quale si ritornerà fra poco.
C’è soprattutto – all’inizio – una visione complessiva del rapporto di lavoro più recente e importante di Fioroni, quello con il fotografo Marco Delogu, punto di arrivo (o di nuova partenza) di un percorso che, negli anni Duemila, l’ha portata a indagare aspetti prima inesplorati e che la vedono protagonista in prima persona in un ciclo di “Ritratti dell’artista da vecchio”.
La vastità del lavoro di Fioroni, la multiforme essenza e la molteplicità dei materiali, il suo sguardo pittorico legato al colore ma anche scultoreo legato alla scelta di supporti e oggetti, nonché quello filmico e performativo, mirano da sempre ad accordare una molteplicità di linguaggi in cui non si dimentica mai l’importanza della parola. La parola è – da sempre – per lei, un appiglio in grado di creare connessioni, interne o esterne e comunque coerenti con l’opera, entrando a farne parte, dialogando con essa.
Il dire poetico e prosastico (come testimoniano anche i documenti video che ho voluto inserire in coda a questo post, n.d.r.) penetrano in quella “gratitudine” di un dire artistico più ampio, “gratitudine” che è presente nel titolo di questo volume e accuratamente evidenziata da Fiore e Penzo; essa ha molto a che vedere con il corpo come “luogo identitario in metamorfosi” così com’è indagato nei lavori con Delogu, ma concerne anche una qualità di Fioroni nel donarsi alla narrazione del suo sé a chi l’ascolta.
I testi che Fiore e Penzo raccolgono qui, infatti, i disegni e le foto (un’edizione deluxe di questo volume è disponibile anche con un monotipo di Fioroni, n.d.r.), parlano di una preparata accoglienza di «sguardi verso gli altri» e “per gli altri”. In Grata di linguaggi è il raccontare e raccontarsi a prevalere, istantaneamente e anche estemporaneamente: una consuetudine che accompagna l’occhio di chi legge e guarda verso l’esplorazione della sua immensa opera e della sua stessa vita.

Il rapporto con Goffredo Parise – che la definiva “la ragazza rosa” – colore culturalmente connesso all’infanzia anche secondo gli studi dell’antropologo Michel Pastoureau -, di cui Fioroni ha dato testimonianza più volte anche altrove (ad esempio nella rivista «CarteVive» nel 2005, di cui è consigliata la lettura qui), si rinnova in questo libro con una lettera inedita di Giosetta scritta il 31 agosto 2006 a vent’anni dalla scomparsa dello scrittore, e di cui pubblico una selezione di seguito.

© Alessandra Trevisan

Caro Goffredo,

ieri ho avuto l’impressione che tu fossi “presente”, seduto vicino a me qui nel giardino della casa in Maremma. Fumavi una sigaretta, come durante tutta la tua vita. Anche nel 1963, quando sedevi al caffè Rosati in Piazza del Popolo, e io ti conoscevo solo di vista e tu mi guardavi un po’ sornione e un po’ sfottente […]

Trovavo quel tuo modo di occhieggiare troppo indagatorio come un obiettivo in continua messa a fuoco impertinente, troppo divertito. Quando ci conoscemmo la prima volta in casa di amici, dopo un’analisi ravvicinata, da entomologo (marca delle scarpe, tessuto del vestito, tipo di borsa, ecc.) decretasti: «Ora conosco anche il suo carattere, le sue reazioni, la sua personalità insomma!». Forse non era tutto vero, ma certo le tue facoltà intuitive erano molto sviluppate! C’era un lato sombre, saturnino, dolente, nella tua natura, forse presago della vita troppo breve […]

devo dirti che l’immagine della tua persona… eccentrica e solitaria, è al centro del mio cuore e della mia memoria. Così la tua originalità, la tua ironia, il tuo essere lunatico, impertinente, a volte insopportabile, ma sempre imprevedibile… e mai, dico mai, un solo minuto noioso. Averti incontrato rimane l’evento centrale e felice della mia vita.

© Giosetta Fioroni

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