Giorno: 16 dicembre 2015

I me medesimi. N. 9 Edgardo

parigi foto gm

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I me mededimi. N. 9 Edgardo

Edgardo suona il citofono e dice: Edgardo. Ciao, gli risponde la voce. Sale. L’amico neanche gli apre, ha lasciato la porta socchiusa. Edgardo entra, li trova in cucina. Ci sono quattro persone al tavolo, mangiano. Che è ‘sto casino, ‘sto lassismo, dice Edgardo e abbraccia l’amico. Stavamo mangiando, dice l’amico.

Sì, forse gliel’aveva pure detto che aveva ospiti, ma lui non se lo ricordava quando gli ha detto: ti vengo a trovare. Adesso Edgardo è lì e quelli zitti che mangiano. Edgardo si versa un bicchiere di vino e subito dice: che schifo ‘sto vino. Gli altri già lo stanno bevendo da un po’.

Edgardo inizia a parlare. Parla di fatti suoi, della sua nuova ragazza, di un tizio che conosce anche l’amico, eccetera. Parla e non si ferma. Parla, parla, gli altri continuano a mangiare e stanno zitti.  Edgardo vuol bere un po’ d’acqua, il vino proprio non gli va giù. Chiede: non c’è qualcosa di più forte? Tequila, grappa, rum? No, dice l’amico. Edgardo pensa che l’amico ce l’abbia qualcosa da bere, ma che non glielo voglia dare. Lo dice. L’amico alza lo sguardo su di lui, poi torna a guardare nel piatto. Nessuno dice niente.

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Una frase lunga un libro #39: Wu Ming, L’invisibile ovunque

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Una frase lunga un libro #39: Wu Ming, L’invisibile ovunque, Einaudi, 2015, € 17,50

*

– Andiamo a morire, – aggiunse Adelmo dopo un lungo silenzio,
– Chi l’ha detto?
– C’è il caso.
– C’è il caso anche di tornare.
– Ah sì, il caso c’è anche di tornare. Già.

Il tema, la parte di storia che stavolta i Wu Ming hanno deciso di raccontare riguarda gli anni della Grande Guerra. Il romanzo va a chiudere il centenario di quella guerra di montagna, di confine, di stupidità e ingenuità, dove morirono in tanti, in troppi, naturalmente. L’invisibile ovunque è diviso in quattro parti, la frase che ho scelto è tratta dalla prima parte, a parlare sono due amici che per la guerra partiranno, uno scelto e un altro per scelta, per sfuggire a un lavoro da fare con la schiena piegata sui campi, per tentare una sorte diversa (si arruolerà negli Arditi, fuggendo anche la vita di trincea, dove la morte arriva ancor prima dell’azione). Da subito, sono le prime pagine del libro, risulta evidente una scissione tra il non avere scelta e volere la guerra. La prima parte che è anche quella più narrativa corre rapidissima ed è chiaro l’intento del collettivo di scrittori bolognese, la grande battaglia – quella a cui nessuno è sfuggito – è quella che si combatte dentro ogni uomo, qualcosa che sfugge a ogni logica e che è spesso insopportabile come la guerra. Un libro scritto per ricordare gli uomini di quegli anni e il loro modo di perdere, di combattere, di tentare di vincere, di provare a fuggire. Quasi tutti i protagonisti di questo libro provano a fuggire, da casa, dalla guerra, da se stessi.

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