Giorno: 9 dicembre 2015

I me medesimi. N. 8. Eugenio

Parigi 2015 - foto gm

Parigi 2015 – foto gm

I me medesimi. N. 8. Eugenio

Eugenio si svegliò e sua moglie non c’era. Questo era normale perché lei cominciava a lavorare molto prima, alla mattina. Quindi si alzò, si fece un caffé, la barba. Si lavò e vestì. Prima di uscire cercò i gatti, per far loro una carezza, ma dovevano essersi nascosti in qualche armadio. Eugenio sbuffò e decise di uscire per non perdere i minuti di anticipo che quella mattina aveva, in qualche modo, guadagnato.

A pochi metri lontano da casa incontrò un vecchio collega, andato in pensione tempo prima. Si salutarono e scambiarono due parole di cortesia sui vecchi tempi ed Eugenio proseguì la strada per l’ufficio, con un anticipo un poco più modesto di prima.

Alla fermata del tram Eugenio perse il suo mezzo perché fu avvicinato e trattenuto da una signora che venne fuori essere una vicina di casa di sua madre. La donna si ricordava di lui da bambino e da ragazzino e gli voleva spiegare per filo e per segno come mai fosse a quella fermata. Eugenio, che non gliel’aveva chiesto, mancò comunque il tram in partenza e decise di andare a piedi a prendere la metropolitana poco distante per recuperare i minuti persi a chiaccherare.

Sul vagone del metrò Eugenio incrociò lo sguardo con un tizio che gli sorrise. Era un compagno di scuola delle superiori. Eugenio aveva sentito che era stato malato anni prima, ma poi più nulla. Doveva essersi ripreso bene. Eugenio comunque non toccò l’argomento per evitare conversazioni troppo lunghe o che quello, addirittura, lo seguisse fuori dal metrò.

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Una frase lunga un libro #38: David James Poissant, Il paradiso degli animali

 

2015-12-04 12.25.05

Una frase lunga un libro #38: David James Poissant, Il paradiso degli animali, NN editore, 2015. Trad. di Gioia Guerzoni. € 17,00, ebook € 8,99

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Il suo corpo nell’aria era una palla, e la palla fece una, due rotazioni. Poi la palla si aprì e il corpo di Lily si tese. Colpì l’acqua come una bacchetta magica – mano, testa, torso, gambe, piedi per ultimi. Dove due mani avrebbero potuto incontrarsi ce n’era soltanto una, dritta e sicura come la lama di un coltello. Si infilò nell’acqua perfettamente, con uno schizzo piccolo che era quasi invisibile.

Questa sequenza di frasi la troviamo nel racconto Il braccio, il secondo della sorprendente e molto bella raccolta dello scrittore americano David James Poissant. L’ho scelta per introdurre la recensione per due motivi, il primo è scontato, si capisce subito la bellezza e la chiarezza della prosa di Poissant. Il secondo motivo è decisivo. Quelle frasi – simbolicamente – agiscono sul lettore nella stessa maniera in cui agiscono tutti i racconti de Il paradiso degli animali, svolgono esattamente il compito che, secondo me, Poissant vuole che la sua narrativa faccia. Poissant è poetico e deciso, non perde tempo ma non accorcia se non serve, arriva in fondo quando occorre, e a volte non lo fa immediatamente, come nel caso dei protagonisti del primo racconto, L’uomo lucertola, che torneranno in quello di chiusura (che ha lo stesso titolo del libro), a muoversi in quella che per noi sarà sia una nuova storia, sia il prosieguo – anni dopo – della prima. Il corpo nell’aria come una palla e poi la palla che fa una o due rotazioni prima di aprirsi e tendersi, ritornando Lily, la protagonista. Ipotizziamo che il corpo raccolto nell’aria siano le storie di Poissant, siano tutti gli elementi che lo scrittore americano raccoglie all’interno della trama, quando tutto sarà pronto, alla storia senza inutili orpelli, basterà una rotazione, al massimo due, un accadimento, una frase, un ritorno, un sentimento, per farla aprire, tendersi, dispiegarsi. L’acqua, ossia il lettore, verrà colpita come la lama di un coltello, come sa fare la penna. La storia, o Lily, o la palla di prima, si infilerà nell’acqua, con uno schizzo piccolo, quel quasi invisibile che è la perfezione del tuffo, è la differenza. Il piccolo spiraglio che avrà trovato il racconto, che sarà entrato e avrà fatto il suo lavoro, dentro di noi.

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