Giorno: 2 dicembre 2015

I me medesimi. N. 7 Ernesto

Parigi 2015 - foto gm

Parigi 2015 – foto gm

I me medesimi. N. 7 Ernesto

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Ernesto torna a casa a piedi e il vento gli scompiglia la cravatta. Ernesto cammina e il vento gli si oppone con una certa forza. C’è il sole e la polvere va negli occhi, Ernesto li strizza.

Ernesto è uscito presto dal lavoro. Dalla finestra si vedeva il cielo blu e il sole, attraverso le finestre, riempiva di luce tutto l’ufficio. Che bello, aveva pensato Ernesto, tornerò a casa a piedi. Poi si era un po’ pentito di quella decisione, c’era davvero troppo vento. Ma come si fa ad andare in metropolitana con questo sole? Si ripeteva Ernesto.

Adesso però è arrivato alla stazione e casa sua è proprio dall’altro lato. Alla stazione ci si può passare in mezzo, tra l’altro. La stazione è grande ed Ernesto la conosce abbastanza bene. Ci sono le scale mobili e tutti quei cunicoli al pian terreno. Stanno facendo dei lavori e i corridoi sono ristretti dagli steccati di legno. Ernesto,  sospinto dal vento, si avvia verso la stazione.

Riparati dietro un’edicola ci sono due uomini, a Ernesto sembrano nordafricani. Quelli lo guardano mentre passa, anche lui si accorge di loro ma il vento lo sospinge avanti. Quasi calpesta una donna con la faccia paonazza distesa sull’erba di un’aiuola. Vecchia ubriacona, pensa Ernesto, ma la donna non è tanto vecchia. Ernesto la evita con un saltino e il suo impermeabile beige sembra una vela al vento. È quasi arrivato all’ingresso laterale della stazione e sente tutti i capelli sulla propria testa che si appiattiscono ora di qua ora di là.

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Una frase lunga un libro #37: Filippo Tuena, Memoriali sul caso Schumann

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Una frase lunga un libro #37: Filippo Tuena, Memoriali sul caso Schumann, Il Saggiatore, 2015, € 19,00 ebook € 7,99

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Ha riferito anche che per tutto il mese ha espresso in maniera chiara e determinata la sua paura di diventare pazzo. Si può interpretare questo timore in vari modi, ma a me sembra sintomo di grande lucidità. Dunque, quando non è completamente travolto dall’ansia o dalle allucinazioni, quando il suo corpo non è scosso dai fremiti e la sua mente obnubilata dalle visioni, ha chiarissima la sua situazione: è un uomo che sta perdendo la ragione

 

Qualche giorno fa, Filippo Tuena, rispondendo a me che citavo una frase dal suo libro su un social network, scriveva: “Cos’è un libro se non un nascondiglio per fantasmi?”. Tuena ha ragione, naturalmente. Tutti i libri nascondono dei fantasmi, fantasmi che riguardano i personaggi, fantasmi che sono i personaggi, fantasmi che riguardano l’autore, fantasmi che sopravvivono alla letteratura stessa, che la letteratura fanno. Se un libro è tale nascondiglio, Memoriali sul caso Schumann di tale nascondiglio si nutre, attorno ai fantasmi gira. Badate, non parlo dei veri fantasmi, parlo dell’inquietudine, di ciò che porta un uomo, anche un genio, sul baratro, di ciò che conduce dall’esaltazione alla follia, di quel che porta un uomo a perdere la ragione quasi consapevolmente.

Tuena scrive questo romanzo attraverso i memoriali di sei figure più o meno vicine all’immenso Schumann, ognuna di queste riflettendo attraverso la scrittura, mette a punto il proprio ricordo e a fuoco il proprio punto di vista su ciò che ha portato il musicista alla reclusione in un manicomio alle porte di Bonn. Lettere, perché una volta individuato l’interlocutore cui raccontare o chiedere non ci sarà più bisogno di interrogare se stessi, si scrive una lettera facendosi delle domande, quando la si chiude per spedirla si comincia già a rispondersi. Chi sono i sei scrivani? (adoro questa parola, la usava mio padre per prendermi in giro, quando ero piccolo). Eccoli: Rosalie Leser, Elise Junge, Christian Reimers, Ludwig Schumann, Katarina, Johannes Brahms. Tuena da molti anni, una quindicina (per saperne di più leggete Qui) scrive libri che alternano sapientemente ricostruzione storica e invenzione, documentazione e fantasia, e la sua scrittura procura sempre su di me un effetto ipnotico. Lo scrittore romano ha il ritmo nel sangue e quando si comincia a leggere si viene, quasi immediatamente, trasportati altrove, a quel punto siamo lì nel giardino del manicomio, siamo lì e non importa più se chi scrive le lettere sia esistito o inventato come Katarina. Importa a noi lettori stare lì, rimanerci il più possibile, lasciarci affascinare, perderci e non capire, non capire tutto, per fortuna. Tuena vuole che alla fine di questo libro che è fatto di mistero non si risolva tutto, che il vero non si riveli. La musica è  uno dei più grandi misteri che esistano, mai risolto, sublime e impossibile da comprendere, mai del tutto.

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