Giorno: 29 novembre 2015

Poeti della domenica #28: Emily Dickinson, It might be lonelier

Emily-dickinson

 

It might be lonelier
Without the Loneliness —
I’m so accustomed to my Fate —
Perhaps the Other — Peace —

Would interrupt the Dark —
And crowd the little Room —
Too scant — by Cubits — to contain
The Sacrament — of Him —

I am not used to Hope —
It might intrude upon —
Its sweet parade — blaspheme the place —
Ordained to Suffering —

It might be easier
To fail — with Land in Sight —
Than gain — My Blue Peninsula —
To perish — of Delight —
(F535 (1863) J405)

*

Si può essere più soli
senza la solitudine —
Mi è così consueto il mio destino —
Forse l’altra — pace —

interromperebbe il buio —
e affollerebbe la piccola stanza —
troppo esigua — in metri — per contenere
il sacramento — di lui —

Non sono abituata alla speranza —
Potrebbe irrompere —
La sua dolce sfilata — profanerebbe il luogo —
consacrato al soffrire —

Potrebbe essere più facile
soccombere — con la riva più in vista —
che arrivare — alla mia azzurra penisola —
e morire — di gioia —

da: Emily Dickinson, Uno zero più ampio. Altre cento poesie, Torino, Einaudi, 2013, trad. it. di Silvia Bre.

Poeti della domenica #27: Paola Masino, Al Padre

paola-masino-poetarum

Ritratto di Ghitta Carrell, 1930

Al Padre

In te, petrosa quercia,
per noi che sue bacche chiamava?
o in questo faggio? o leccio?
o in quel rugoso olmo
di cui sàmare
fummo?
O forse in ogni arbusto,
tralcio, filo d’erba, fiore;
forse in estraneo cielo
nell’ondulosa palma;
in fondo al mare
alga?
Riconsegnato dalla morte al tutto
e in me tua figlia come figlio posto e nella donna dal cui grembo alla vita dell’uomo mi traevi,
non in noi morto,
padre,
dove ti nascondi o sveli?
Se ci volgiamo verso te, ci vedi?
Odi, se ti chiamiamo?
Quando in sogno ci teniamo per mano
sei tu avvinto là dove ti muovi?
Ancora
io cerco in te dimora. E tue le palpebre al mio dormire voglio;
e la tua fronte, tetto;
e i panorami del tuo cuore, unica terra.
Uomo, guardavi sempre al cielo, e:
– Vedi –
narravi – quanti vascelli rosa
per quel mare. Vanno e con loro
va la vita, fino a sciogliersi in pianto. –
Quanto, quanto pianto da noi
e lacrime dal cielo su te
pietra.
Nella pioggia sepolto, forse con lei disciolto
per le vene del mondo,
negli alterni bagliori del sole e della luna,
linfa di qual creatura,
quale creatura, o il tutto, invocheremo padre?
Senti tu almeno universale dove, imperituro quale, dentro noi affannoso rincorrere memorie?
e darti un corpo in quel che tu per noi
corpo alla felice vita vestivi?
Senti?
Nei tuoi fiati ignoti è il respirare fosco
di noi che, vive, usiamo il tuo soffio mortale. Nutrirci in te ancora e nutrirti per sempre
in una, più ostinata della morte, amorosa rapina.
– Sento –.

da: Paola Masino, Poesie, Milano, Bompiani, 1947.