Giorno: 25 novembre 2015

I me medesimi. N. 6 Fabiana

Berlino - foto gm

Berlino – foto gm

I me medesimi. N. 6 Fabiana

Fabiana vive con il suo ragazzo. È felice di vivere con lui, è andata via di casa per stare con lui. Il suo ragazzo una volta ha detto: una stanza in condivisione qui in città non costa poi molto. Che vuol dire, ha detto Fabiana, io non voglio vivere con altra gente, io voglio vivere con te.

Fabiana ama il suo ragazzo. Quando lui parla lo ascolta, quando ci sono gli altri li invita ad ascoltarlo. Il ragazzo di Fabiana sa molte cose, pensa molto, e spesso parla per ore. Fabiana pensa che lui sia molto intelligente e lo ammira. Poi è uno che lavora, è uno che porta a casa uno stipendio, non è uno sbandato. Fabiana si sente sicura a vivere con lui.

Il ragazzo di Fabiana porta sempre a casa qualcuno. A volte un amico, a volte un collega. A Fabiana non dispiace, solo che c’è sempre qualcun altro in casa. Non lo dice ma ogni tanto le piacerebbe andare in giro in mutande o mettersi in pigiama a mangiare gelato davanti alla televisione. Anche Fabiana lavora, porta a casa uno stipendio ed è una brava ragazza e ogni tanto è proprio stanca.

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Una frase lunga un libro #36: Mario De Santis, Sciami

DE_SANTIS_SCIAMI

Una frase lunga un libro #36: Mario De Santis, Sciami, Ladolfi, 2015, € 10,00

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Si diventa così, capaci di abitare / le città, perché capace è solo l’abbandono.

 

Chiude così la prima poesia di Sciami il nuovo libro di Mario De Santis. Venerdì sera, ero in treno, e ho letto questi due versi una decina di volte, perché a volte si rimane folgorati, come sempre la poesia dovrebbe lasciarti. A folgorarmi, però, non è stata soltanto l’indubbia bellezza di questi due versi, ma anche la loro straordinaria efficacia. Così poche parole riescono ad aprire un tale spazio, un così vasto campo di gioco, e ci permettono di ricordare una delle cose più importanti di un testo poetico, la capacità di accelerare e, contemporaneamente, di condensare. Racchiudere tutto in poche parole e aprire a molti significati o a nessuno, perché davanti a versi particolarmente riusciti il significato non ha più alcuna importanza, il risultato è stato già raggiunto. De Santis qui lo ha raggiunto col lettore, perché il lettore è tornato indietro a rileggere due versi parecchie volte, e anche adesso che ne scrive (il lettore) non ha ancora deciso, per esempio, a quel “capace” cosa vuol far fare.  Siccome è un lettore abbastanza attento non lo deciderà, ha già deciso De Santis, può bastare.

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