Giorno: 23 novembre 2015

Da corpo a corpo. Incontro-performance oltre la violenza

di Anna Franceschini e Roberta Sireno

[Il 25 novembre, a Sasso Marconi (Sasso Marconi, Sala Mostre Renato Giorgi, Via Del Mercato 13), in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, si terrà il consueto appuntamento organizzato dall’associazione culturale Le voci della luna. In questa evenienza diversi artisti saranno chiamati a intervenire. Si pubblica qui la descrizione dell’incontro-performance ideato da Anna Franceschini e Roberta Sireno (associazione ComPari) che avrà luogo alle ore 19.30.]

corpo a corpo

(altro…)

Quando imparammo a tremare (23/11/1980 – 23/11/2015)

Parigi 2015 - foto GM

Parigi 2015 – foto GM

Quando imparammo a tremare (23/11/1980 – 23/11/2015)

(per Angela, mia sorella)

*

(XX frammento, Napoli 2007)

A volte si ritorna per capire se qualcuno o qualcosa
riconoscerà i nostri lineamenti ispessiti, la fosforescenza
che attraversò la nostra adolescenza, l’ardore
che avvampa le notti e le albe che ci ha reso
vivi, per specchiarsi nei vetri infranti del passato
nelle voci imprigionate tra marciapiedi e mura
per risolvere l’enigma che ancora ci divora per
capire che siamo, sempre, quel che non abbiamo
voluto, tra macerie che seguono i nostri passi
e una città che ci ha voltato le spalle.

(Francesco Filia, La Neve, Fara 2012)

***

Non avevamo paura, eravamo bambini. I bambini non hanno paura, non quella paura consapevole dei grandi. I bambini hanno paura soltanto di quello che la loro fantasia o suggestione riesce a creare. I bambini non hanno paura del fatto, del reale, dell’accaduto. Il 23 novembre 1980, di pomeriggio, di domenica, di domenica e di pomeriggio di trentacinque anni fa, io e mia sorella e i miei cugini eravamo bambini, quando si avvertì la prima scossa non avemmo paura, non sapevamo cosa fosse, per tutti quei secondi, circa un minuto e mezzo, più tardi anche noi bambini avremmo capito che si trattò di un tempo infinito, ma questo avvenne dopo, la scossa venne mentre noi stavamo giocando a calcio. Non ne sono certo, ma credo che inizialmente ci mettemmo a ridere, perché correvamo e restavamo sul posto, il pavimento sotto i nostri piedi si muoveva, ma era impossibile per noi, quindi ridevamo perché non riuscivamo a correre. Non avemmo paura. Guardavo mia sorella, di tre anni più piccola, aveva solo sei anni, era incredula. Anche quando il palazzo si mosse verso il cortile e poi verso l’alto e verso il basso non avemmo paura. Ci fossero stati i videogiochi di adesso, la PS4, avremmo pensato di trovarci dentro un gioco, avremmo cercato la cassa con l’energia, i bonus, l’ingresso al livello successivo. Bambini col pallone in un cortile che per quei lunghissimi istanti non ebbero paura, poi arrivarono le grida.

Qualche ora prima, verso le due o le tre del pomeriggio io e mio cugino saremmo dovuti andare al cinema, trasmettevano un film di Bud Spencer, non ci andammo. Vinse il calcio, come poi sarebbe accaduto molto spesso. Tutto il pomeriggio a tirare, a crossare, a dire: “Adesso in porta stacci tu”. Le minacce reiterate di zia Carmelina che giurava di bucarci il pallone per il troppo rumore. I rimproveri di mia madre, primo fra tutti il non sudare. Qualche ora prima era soltanto una domenica di novembre, per niente fredda, come a volte succede al sud, come accadeva molto più spesso di adesso. Il cinema andò distrutto, non l’hanno mai riaperto. Mia madre mi ha detto che forse lo riapriranno tra non molto. Forse e Tra non molto, dopo trentacinque anni viene da ridere.

(altro…)