Giorno: 20 novembre 2015

Claudio Pescetelli, Roma Beat (anteprima)

ROMA BEAT - copertina prima

 

Claudio Pescetelli, Roma Beat, Zona Editrice 2015

Immaginate di poter proseguire, attraverso la lettura di un libro, una conversazione che avete iniziato, appena ventenni, con un amico. Quella conversazione, come avveniva spesso, verteva sui ricordi, ancora molto freschi, che provenivano dai banchi di scuola. Immaginate che quella scuola di cui vi raccontava l’amico sia la scuola nella quale insegnate da tanti anni. Immaginate di aver conosciuto e apprezzato, come colleghi, alcuni dei professori del vostro amico. Immaginate, ancora, che quella conversazione, che partiva dai banchi di scuola, si allargasse immediatamente alle passioni comuni, o meglio “alla” passione per eccellenza, quella per la musica, quella che vi spingeva, tra l’altro, a trascorrere la domenica mattina nella galleria semibuia che collega Piazzale della Radio con il dispiego di colori delle bancarelle di Porta Portese. A far cosa? Ma a scambiare vinili, sfiancati dall’ascolto e sempre inseguiti e curati, a cos’altro?  La passione per la musica che vi faceva sussurrare o gridare (a mo’ di quel “Klopstock” pronunciato ne I dolori del giovane Werther) il nome di gruppi sentiti come propri grazie al piacere della ricerca e della scoperta. Immaginate di leggere Roma Beat di Claudio Pescetelli e trovare, ampliato e amplificato, con un suono nitido, il tono familiare e sempre nuovo di quella conversazione. Se immaginate tutto questo, comprenderete la gioia nel percorrere questo “ponte della musica” visionario e tuttavia assai concreto. Roma Beat è una cronaca appassionata e documentata fin nel minimo dettaglio non solo della scena underground, dell’universo beat a Roma, dal 13 febbraio 1965 all’11 ottobre 1970, ma anche del contesto sociale e politico in cui si muovono i giovani che danno vita in quegli anni a locali, concerti, teatri e cinema off. (altro…)

Peter Huchel, Salmo

huchel

Di Peter Huchel e della sua poesia ho avuto modo di occuparmi qualche tempo fa in una puntata della rubrica Gli anni meravigliosi che ne metteva in evidenza, tra l’altro, la forza di attrazione esercitata su poeti contemporanei. Il testo proposto ricorre, come è avvenuto per altri poeti del Novecento, alla riscrittura della forma biblica del salmo. Si tratta di riscritture che mescolano e fondono in maniera particolarmente feconda riflessioni sulla storia e visionarietà. Colpiscono la forza profetica e, nella chiusa, il riferimento alla strofa conclusiva dell’inno Prometeo di Goethe. Quel Geschlecht, quella “stirpe” che nell’inno di Goethe il titano proclamava come simile a lui, fatta per “piangere e soffrire, godere e gioire” e, come Prometeo, forgiare e costruire, non sarà, scrive Huchel, neanche oggetto di studio, ché lo zelo dei suoi componenti è volto a null’altro che al reciproco annientamento.  La lirica è tratta dalla raccolta Chausseen, Chausseen, pubblicata dalla casa editrice Fischer nel 1963 e apparsa in Italia nel 1970 nella traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini (Strade strade). La versione proposta qui è nella mia traduzione. (Anna Maria Curci) (altro…)