Giorno: 14 novembre 2015

Il senso del verso #2. Intervista a Mariangela Gualtieri

di Gianluca Garrapa

[Con questa intervista prosegue la nuova rubrica, a caduta mensile, a cura di Gianluca Garrapa, “Il senso del verso”. Alcuni poeti, tra i quali Valerio Magrelli, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Biagio Cepollaro, sono chiamati a rispondere a cinque domande, ognuna delle quali fa riferimento a una facoltà sensoriale: vista, tatto, odorato, udito, gusto. A ogni senso, ogni domanda sarà, inoltre, accompagnata dalla citazione di un verso del poeta. Una sesta domanda, l’ultima, ribalterà invece il tutto: chiederà ai poeti di porre una domanda in forma di poesia. Rigraziamo Gianluca Garrapa e i poeti per la disponibilità. lm]

gualtieri

 

1. Vista: Buon giorno a voi che non vediamo. / Ciò che non vediamo / preme: cosa vede il poeta, che altri non vedono?


Il poeta guarda lì dove tutti guardano, in quella che sembra la realtà ordinaria e vede ciò che gli altri non vedono. Dunque vede in sottigliezza e presagisce ciò che non si vede. Il poeta si dispone davanti al nulla, in ascolto, in attesa, e da quel nulla prendono vita le parole, se si ha il dono di un io diminuito e di una attenzione plenaria. Dunque direi che il poeta vede il nulla, sa reggere quell’appuntamento e sa farsi fecondare. Ma a volte è una manovra pericolosa, perigliosa.

2. Tatto: Non sappiamo. Non so. Non è dato sapere / con parole. Solo il corpo sa. / Sapienza di respiro: come parla il corpo de Le giovani parole?

Il corpo ha una propria sapienza. Lo capiamo a volte quando si ammala, quando si inceppa, quando rifiutandosi di funzionare ci costringe a rivedere certe situazioni, certe scelte probabilmente non giuste. Ne Le giovani parole, la prima sezione, quella più legata alla mia vita in campagna, o l’ultima con gli Esercizi al microscopio, in un certo senso parlano della vita del corpo.

3. Udito: Imparare quel mantra che contiene / l’antica vibrazione musicale / forse la prima, quando dal buio immoto / per traboccante felicità / un gettito innescò la creazione: quali suoni accompagnano, e quali rumori?, il momento di scrivere e dire la poesia?

È il silenzio, la grande melodia della poesia, sia quando scrivo che quando recito. Nella resa orale del verso a volte serve qualche nota. Quasi sempre in questi anni sono state per me note di Arvo Pärt.

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4. Odorato: Un odore smielato / precipita le forme / e tutto vira verso qualcosa / che è ancora fiore: qual è l’odore delle poesie di questa raccolta?

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Non so rispondere a questa domanda. D’istinto direi che questa raccolta, la sua uscita, è legata all’odore del mosto sotto il portico di casa mia. Nei giorni dell’uscita eravamo impegnati con la vendemmia e così il libro è arrivato proprio durante le operazioni di vinificazione – operazioni magnifiche e fortemente profumate, se il vino è buono.

5. Gusto: Butta su le forme i sapori / per farsi mangiare: si può mangiare una poesia? E che sapore ha, quando la si declama?

Quando la si declama lo stomaco è perfettamente vuoto e l’impressione è piuttosto quella di dare da mangiare a chi ascolta, di dare un nutrimento ora estremamente necessario e cercato, da alcuni, con urgenza, con una necessità e passione che alla fine si trasformano in gratitudine.

6. Mi fa una domanda in forma di poesia?

Mi dispiace ma non sono capace.

[È possibile leggere la prima intervista a Valerio Magrelli cliccando qui: Il senso del verso 1. Intervista a Valerio Magrelli]