Giorno: 4 novembre 2015

Lo studio di Trevisan su Goliarda Sapienza. La Città di Salerno, 31.10.2015

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Lo scorso 31 ottobre «La Città di Salerno»​ ha pubblicato una lettera formale di scuse di Antonio Corbisiero ad Alessandra Trevisan, redattrice del nostro blog, in merito alla mancata citazione dell’autrice nel pezzo che il giornalista ha dedicato ad Appuntamento a Positano di Goliarda Sapienza. L’articolo era stato pubblicato sul quotidiano online il 22 ottobre 2015 mentre il pezzo di Trevisan era uscito l’11 luglio da noi.
Diffondiamo la lettera qui oggi, a nome di tutta la redazione.

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CULTURA

Lo studio di Trevisan su Goliarda Sapienza

Gentile direttore,
nel mio articolo del 22 ottobre scorso su “la Città” dedicato a Goliarda Sapienza e al suo libro “Appuntamento a Positano” è mancato il riferimento ad Alessandra Trevisan, riconosciuta studiosa dell’autrice, e al virgolettato di qualche brano riportato di un suo giudizio critico sul testo. Me ne scuso con l’autrice e con i lettori.

Antonio Corbisiero
Salerno

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Paolo Triulzi: I me medesimi. N. 3 Alberto

Amsterdam, 2014 foto GM

Amsterdam, 2014 foto GM

Paolo Triulzi: I me medesimi. N. 3 Alberto

Alberto è grosso. È sempre stato grosso, non è un problema. Sono le camicie il problema. Ste fottute camicie, che per quanto grandi le prenda gli strizzano sempre il collo. Alberto non è grasso, è proprio grosso. Ha un grosso stomaco prominente ma è anche alto, con un grosso collo, grandi spalle e gambe. Un cristone, gli diceva suo nonno. Quando si incazza fa paura, ma è un bel po’ che Alberto non si incazza più.
Alberto si sveglia la mattina e inizia ad asciugare le sue sigarette. Con metodo, come fosse un lavoro artigianale. In tre quattro tiri ha finito una sigaretta. Uno che guarda, vede quel cilindretto bianco scomparire come per magia. La sigaretta si rattrappisce, secca e si polverizza fra le labbra di Alberto. Con le prime due sigarette Alberto si alza e fa la barba. Poi si deve mettere la camicia. Quasi tutta una sigaretta Alberto la dedica ad allacciarsi i bottoni della camicia. Il primo soprattutto. Alberto trattiene il fiato e nei polmoni il fumo. Di solito fa due o tre tentativi. Poi la cravatta, la giacca e il resto.
Se non era per sua madre, con quella corporatura Alberto poteva fare molte cose. La madre voleva che lui studiasse e così Alberto ha studiato e adesso lavora a una scrivaniuccia, a buttare numeri dentro un computer. Ma Alberto non ci si incazza più, con quel lavoro ci paga la badante ai suoi e la madre ci aveva visto giusto. È andata così, si dice Alberto. Non si incazza e asciuga le sue sigarette. (altro…)

Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie

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Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie, La Nuova Frontiera, 2014. Traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla; € 17,00, ebook € 6,99

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E adesso nessuno può dire che non le ho intimato l’alt, come di rigore, a cui lei non ha risposto, e che non ho sparato un colpo di avvertimento, come dice il regolamento, e poi ucciso un sospetto che mi stava venendo addosso con la bicicletta. Anche se lo sconosciuto è lei mio tenente, e sta boccheggiando sull’erba e mugola mentre la palpeggio come se fosse una donna, come se fosse Julia, e trovo il caricatore che mi ha tolto e lo getto nel canale prima che arrivino le altre sentinelle bianche per la luna e per la fifa. Se lei avesse ancora un attimo, ma non ce l’ha, le spiegherei dell’altro caricatore che mi ero nascosto tra le gambe, lì in quel posto.

Rodolfo Walsh è stato un grande giornalista investigativo, la sua biografia ha del leggendario. Walsh è l’uomo che intercettò e decodificò un messaggio della Cia circa l’operazione Baia dei porci, quella decodifica permise a Fidel Castro di prepararsi all’eventuale arrivo degli Americani. Walsh è l’uomo che ha scritto il celeberrimo Operazione massacro (la Nuova Frontiera, 2011), epocale testimonianza giornalistica degli anni del peronismo. Walsh è desaparecido dal 25 marzo 1977, perché è l’uomo che scrisse la famosa lettera aperta al generale Videla. Le testimonianze, però, dicono che arrivò al campo di concentramento già morto e che il suo cadavere fu esposto come un trofeo. Walsh è l’uomo che ha scritto racconti bellissimi, i migliori sono raccolti in Fotografie, il più famoso  è probabilmente Quella donna che narra la storia del trafugamento del cadavere di Evita Perón, che nel 1999 ha vinto il premio come miglior racconto argentino del XX secolo.

Fotografie è il libro che svela a noi lettori come il grande giornalista fosse anche un finissimo narratore. Walsh ha il tocco, il dono tipico di alcuni scrittori sudamericani, quella capacità di fondere finzione a situazione reale, il saper ricorrere all’allusione. Lo scrittore argentino si muove su più strati e diverse sono le tecniche usate in queste storie. Spesso la patina della magia o della suggestione fanno muovere i personaggi e fanno sì che siano felici o disperati, ma i motivi che scatenano i sentimenti sono prossimi alla realtà, a situazioni di povertà reale, accennano alla corruzione politica, evidenziano quanto conti il potere in Argentina, che ad esercitarlo siano un prete, un ufficiale, un proprietario terriero. La frase riportata in alto è pronunciata da una sentinella, ha appena ammazzato l’ufficiale che passa per il controllo del turno di guardia, ebbene noi non sappiamo perché lo abbia fatto, il racconto è tutto in prima persona, il soldato quasi sempre parla della sua donna, donna che non potrà raggiungere quella notte, donna che immagina già con un altro, pensa al tenente, pensa a quando arriverà, finge di addormentarsi, poi agirà. Non odia il tenente, noi possiamo immaginare, ognuno lo faccia a modo proprio, possiamo immaginare una voglia di vendetta, di reazione al potere e alla noia, vendetta per amor mancato o perduto, possiamo pensare che il soldato, che non improvvisa, abbia individuato nel tenente la concentrazione di ogni torto subito, di ogni speranza venuta a mancare, che lo ammazzi per solitudine e per paura. Questo fa Walsh, ma lo fa con quella prosa e quel ritmo e incanta.

I racconti si alternato tra brevi e più lunghi, incredibilmente bello è Foto (Walsh dice che è quello che gli è costato più fatica). È costruito proprio come un album fotografico, ogni paragrafo è uno scatto, ogni scatto è un’immagine ed è anche quello a cui l’immagine rimanda, dell’album fotografico ha la misura e l’alternanza, e dentro c’è tutto. La storia di una famiglia, di un’altra famiglia che andrà a costruirsi, una corrispondenza, un amico ribelle e perduto. Un altro racconto parla di giovani orfani che vivono, crescono e imparano, si formano dentro quattro mura, tra immaginazione e speranze. E non voglio rovinare lo stupore del lettore che si troverà davanti a Nota a piè di pagina, per cui mi fermo. Rodolfo Walsh è uno scrittore che mi è diventato subito caro e che continuerò a leggere, più avanti ci occuperemo anche degli altri libri tradotti in Italia, intanto buona lettura.

[…] in particolare Gunning, che trent’anni dopo continua a figurare nelle zone dell’antica memoria, circonfuso d’oro alla luce di un sole abbondantemente tramontato, nel momento unico della rovesciata che aveva regalato alla sua squadra un clamoroso trionfo: le gambe in aria, la testa quasi a sfiorare il suolo, lo scarponcino sinistro che sparava all’indietro quel tiro tremendo che era entrato fischiando tra i pali avversari.

© Gianni Montieri su Twitter @giannimontieri