Giorno: 27 ottobre 2015

Inediti. Poesie da “Il primo cassetto” di Eliana D. Langiu

 

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1

io sono il vuoto
io sono la casa
io sono lo scoglio
su cui batte l’acqua
io sono la pozzanghera
scivolosa di alghe
io sono il tuo primo cassetto
il tuo blocchetto di ricevute
aperto
il giorno esatto dell’ultima
.                      piega
di calcina piovutaci dentro
di un mazzetto di chiavi
.           uguali tutte per aprire
il primo cassetto

io sono il tuo primo ripiano
nella cabina armadio
dove c’è il diario che ha
legato e diviso e separato
.      sorella e fratello
.    sovrumana ragione
perderò anche forse quello

io sono il tuo costume blu
madreperla     sospeso
sul participio prestato
giace piegato nell’armadio
per questo presente anno prossimo
.                        da portare

io sono la casa vuota
la casa dei ricordi
la me minore non accompagnato
la me minore
che perde terreno

la casa del ripiano
non è la casa dei ricordi
ma il diario le lega
finché il mercato edilizio
non  riprende la corsa

allora sarò la tua casa
.           abbandonata sarò una casa
che guarda allo specchio
.            ovale
un buco che attraversi lo sguardo

che stenta a capire come la carne
.            continui la strada

e il cuore a battere
e il cervello questo cervello
.            a pensarti
e gli arti a muoversi
nella fatica di portare quel buco
senza più casa
senza diario
.           senza essere
.           vibrato dall’ultima lettera

dell’alfabeto
che non ho cancellato

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Blablaindoeuropeoblablanoia

di Roberto Batisti

Quattro deformazioni professionali

the fat of the land

1. Fu nella Taylor Institution Library di Oxford, mentre mi documentavo sulla dittongazione negli accusativi plurali del cipriota, che scoprii come la Festschrift dedicata più di trent’anni orsono all’ellenista e indoeuropeista F.R. Adrados si aprisse con questo bel sonetto di Luís Alberto de Cuenca, filologo, poeta, traduttore, real accademico di Spagna, e facitore – non so quanto noto da noi – di versi limpidi, ironici e eruditi, con un gusto postmoderno per la ripresa dei miti antichi. Non so quanto sia frequente imbattersi, fra i dotti contenuti di simili volumi gratulatorî, in poesia contemporanea di pregevole fattura; tantomeno poesie i cui protagonisti siano gli Aryas in procinto d’abbattersi sulla valle dell’Indo. La traduzione, orrenda e puramente di servizio, è mia e ha l’unico merito di tentare la salvaguardia – con qualche stiracchiatura – degli endecasillabi:

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