Luigi Cannillo, Galleria del vento (di Nino Iacovella)

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Luigi Cannillo, Galleria del vento, La vita felice, 2014, € 12,00

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Chi scuote questa galleria del vento
dove oscillano fiori e fondamenta
e palpitanti ci animiamo?
Come pianure disperse nella nebbia
misuriamo la potenza del vuoto
respirando l’aria dell’attrito
I cristalli del corpo si accendono
nell’alito imprevisto che sfiora
Sono lampi e scatti del corridoio buio,
e sulla pelle vetro si alterna
a velluto, nel vortice che scorre
sul tappeto o si impenna
un capitano naviga il destino

Luigi Cannillo è tra quei poeti che più felicemente sono riusciti a rimodulare la poesia lirica classica, mantenendo salda la centralità dei suoi tropi e tòpos, in una forma moderna. Forma plasmata su di una lingua piana, usata come terreno d’innesto di raffinate verticalità metaforiche, che rifiuta di mostrare qualsiasi erudizione letteraria. Siamo all’interno di una linea mediana tra i due estremi della poesia italiana: tra il canone prosastico e quello contraddistinto dall’alto scarto linguistico.
In “Galleria del vento”, testo eponimo di apertura del libro, vi è l’interrogarsi sul senso della vita, dove la domanda si scaglia da un territorio simbolico ad un tentativo di risposta misterica: “Chi scuote questa galleria del vento / dove oscillano fiori e fondamenta / e palpitanti ci animiamo?”. L’incipit della poesia evoca un percorso iniziatico. Il corpo-materia si accende per la forza dell’aria: l’attrito della vita che brucia e allo stesso tempo lenisce le ferite del vivere. È il singolo testo della prima sezione di apertura, una sorta di chiave di lettura delle ulteriori sezioni del libro, che sono quattro: L’ordine della madre, 12 segni, Il rovescio del corpo e Berliner. Tematiche così diverse tenute insieme da uno stile uniforme e compatto.
Ne L’ordine della madre, la sezione più intensa di tutte, la poesia di Cannillo riesce a ripercorrere il senso doloroso della perdita. Con l’occhio del demiurgo, che riprende la scena catturando dettagli e sfumature emotive essenziali, dice: “Dove stai andando, così di corsa? / Non c’è voce umana a raggiungerla / né sguardo che la insegua / se una forza contraria alla vita / la convoca e spinge / come volando, / come freccia scoccata nella nebbia”. Nella chiusa il rovesciamento dell’oscurità, simbolo di morte, che diviene biancore, un aldilà che è mistero, non oblio, non il nulla.


Nell’incipit del primo testo della sezione, la resa figurativa e sonora è di grande impatto: “Abbiamo suddiviso a bassa voce / la farina del presentimento. / Il compleanno coltiva / sulla tavola fiori coraggiosi / ma il profumo si inchina / a un vento sconosciuto / che incrina la casa da dentro.” L’ineluttabilità della malattia e della morte contrastano con la mestizia di una festa che non riesce a mascherare il dolore. La presenza della figura retorica del chiasmo (inchina / incrina e vento /dentro) qui è particolarmente riuscita e ribadisce l’estrema attenzione del poeta alle sonorità e ai ritmi del testo.
La chiusa di uno dei testi più toccanti della sezione è una dedica del figlio poeta alla madre: “Di fronte un quaderno aperto / continua a cercarti e chiama / dove si nasconde il proprio male / Ripete in ogni pagina mamma / ormai è buio, è ora di tornare”. Qui è la poesia che chiama dal bianco del foglio, nell’inversione del richiamo della madre al figlio: ora che il buio della morte ci ha separati, madre, ritorna, adesso, attraverso la scrittura, sulla pagina.
Nella sezione 12 segni gli archetipi e i simboli riprendono il sopravvento. I segni, pur se indistinti attraverso la sequenza delle singole poesie ad essi dedicati, richiamano naturalmente ad una suddivisione elementale del mondo (fuoco, alla terra, l’aria e all’acqua) che è molto cara, sin dal suo libro di esordio Transistor, al poeta Cannillo; lì un testo aveva proprio come titolo Viaggio attraverso i quattro elementi. In tali poesie la partitura sonora è ancor più ricercata vista la maggiore libertà immaginifica: “Primo fuoco che brucia / anche il braccio di chi regge la torcia / fiamma che osa mordere il vento” sono i primi versi della poesia dedicata al segno dell’ariete.
Ne Il rovescio del corpo Cannillo evidenza un’attenzione particolare alla corporeità, una corporeità che si espone al desiderio, come in questo riuscitissimo testo: “Cerca il mio corpo sulla carta / come se il tempo veramente / si fermasse sull’arco delle righe / L’alfabeto lascia traccia / di una forma naturale, la ritrae / ma il foglio non riflette a specchio / come curvano i gesti  e le stagioni / Guarda, ora sono nel passo / che si  avventura fuori, nel tocco / che ti sfiora e si disperde / Tutto è assegnato al corpo / pronto alla fuga, alla sua lingua / inquieta che si deposita e alimenta, / perfino il suo esilio sulla pagina / L’essenza si rovescia sulla carta / ma brilla sul polso di chi scrive”.
Berliner è la sezione di testi che appartengono a quel flâneur che restituisce al lettore non immagini nitide, ma particolari evocazioni eteree che rappresentano una sorta di continuità con le poesie di Cieli di Roma, altra sua opera precedente.
Ma ciò che è necessario dire di questo libro, arrivati alla sua conclusione,  è che vi è come un ulteriore fiume sotterraneo di significato, silente, che si riallaccia al discorso della tematica elementale. La conferma è già nel testo Galleria del vento, vero e proprio testo metonimico che racchiude tutta la pregnanza dei temi del poeta. Il misterico, l’evocazione simbolica dei quattro elementi, danno senso all’esperienza corporale della vita intesa nei suoi passaggi iniziatici (la nascita, l’adolescenza, l’eros, la morte) al fine di una ricerca continua di una integrità originaria. E qui, il poeta, come un alchimista, ci vuole dire che è nella poesia la propria escatologia personale, la pietra filosofale, la propria strada di riscattante purezza umana.

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© Nino Iacovella

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Luigi Cannillo by Milanocosa.it

Luigi Cannillo by Milanocosa.it

Luigi Cannillo, poeta, saggista e traduttore, è nato e vive a Milano. È insegnante di lingua e letteratura tedesca e consulente editoriale. Ha pubblicato, tra le raccolte di poesia più recenti, Sesto senso (Campanotto, 1999); Cielo Privato (Ed. Joker, 2005 e Cieli di Roma (LietoColle, 2006). Singole poesie e interventi critici sulla sua opera sono stati pubblicati su numerose riviste, fra cui «Millepiani», «Manocomete», «Il segnale», «Testuale», «La clessidra», «Il Monte Analogo», «Smerilliana». È presente, antologizzato come poeta o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi.
Collabora alla rivista internazionale «Gradiva», New York/Firenze e ha collaborato alla redazione dell’Annuario di Poesia 2000 (Crocetti) e di Sotto la Superficie –  Letture di poeti italiani contemporanei (Bocca, 2004). Ha curato: con Gabriela Fantato, La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani (Ed. Joker, 2006); le antologie di poesia e prosa giovanile della Rassegna «M. Incerti»: Battiti d’alfabeto, Ed. dell’Ambrosino, 1999 e Il Cerchio e la Conchiglia, Le Voci della Luna, 2008; l’antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, 2008.
È organizzatore culturale, collaboratore editoriale, socio dell’Associazione Culturale “Milanocosa”, per la quale ha collaborato alla realizzazione del volume Milano, Storia e immaginazione (Milano, 2011); è stato redattore e co-direttore della rivista «La Mosca di Milano» e redattore della collana Sguardi (La Vita Felice). Ha partecipato a performance e spettacoli teatrali con artisti visivi e musicisti.