Giorno: 14 ottobre 2015

Fabiano Spessi, da “L’arte dell’incontro”

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PARENTESI

Ho aperto
così tante parentesi
che ora
il senso del discorso
mi sfugge.
Sul tram
qualcuno parla
di quante volte
è caduto in amore
o da un’impalcatura,
c’è chi si indigna
e chi dichiara
il proprio impegno
per una causa persa.
Un mormorio
un canto sommerso
di cui prendo nota
e che mi riconduce
al senso ultimo
di tanti discorsi
a una voce. (altro…)

Una frase lunga un libro #30: Igiaba Scego, Adua

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Una frase lunga un libro #30: Igiaba Scego, Adua, Giunti 2015. € 13,00 ebook € 8,99

Lul è stata la prima delle mie amiche a tornare. Mi ha chiamato dopo una settimana che stava a Mogadiscio, e mi ha detto «l’aria odora di cipolla». Non mi ha detto molto altro. Io le ho fatto domande su domande. Volevo sapere se davvero era cambiato tanto il nostro paese e se noi che da più di trent’anni viviamo fuori avremmo potuto legarci di nuovo alla nuova, nuovissima Somalia della pace.

Adua parla all’elefante di marmo di Bernini, parla alle sue orecchie, parla nel cuore di Roma e racconta a noi la sua storia. Adua è somala, è stata bellissima, è arrivata a Roma negli anni settanta inseguendo un sogno e scappando da una certezza. Il sogno era il cinema, la certezza era la Somalia, era la sua storia fino a quel giorno. Il sogno sarà un imbroglio, un periodo breve che la segnerà, Roma diventerà il suo per sempre, il luogo in cui rinascere e sparire, in cui ricomparire. È l’Adua dei giorni nostri che racconta, legata a un uomo più giovane, un altro che è arrivato scappando, trovato di notte per strada, ubriaco, salvato, amato, sposato. Adua racconta la tenerezza di questa storia d’amore con la consapevolezza del suo finale, che non può essere altro che una partenza, quella di suo marito, destinato ad altri paesi europei, altre donne, altro. Adua è il suo transito, il suo salvavita e il suo lasciapassare. Il passato diventa il presente degli uomini e donne che arrivano come sappiamo (e di cui non sappiamo), in fuga, senza niente, senza accoglienza, senza speranza. E il presente diventa passato, con la Somalia che è ormai terra di business, di nuove promesse, luogo in cui qualcuno ritorna. Adua racconta e il suo racconto tesse una trama, una terra di mezzo che incrocia un’altra storia, quella che è venuta prima di lei, quella del colonialismo italiano, quella del fascismo, quella di suo padre: Zoppe.

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