Giorno: 13 ottobre 2015

Poesie inedite di Marco Villa

di Marco Villa

David Altmejd

David Altmejd The Swarn; Anno: 2011. La foto è stata scattata al Musée d’Art Moderne di Parigi.

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Da piccolo sognava di inglobare le cose. Non era possibile lasciare tutti quegli oggetti fuori di sé, osservarli in una separazione irraggiungibile al suo controllo: giocattoli e emblemi, collezioni esposte all’usura, ogni volta minacciate di rompersi, ogni volta rotte, si mangiavano un pezzo della sua camminata, lo facevano sentire sempre meno riconosciuto.
Ed eccolo quindi, ogni sera: contava per prendere sonno tutti gli oggetti del suo corpo, forse presentendo (forse illudendosi) di entrare in un mondo dove, per qualche ora, sarebbero stati al sicuro. Non si sentiva mai così compiuto come quel secondo prima di non ricordarsi più.

(ma gli elenchi, che roba, dovevano essere ripetuti sempre mille volte ancora per esistere, con voce bella scandita, che dio sapesse, che non ci provasse.
E ancora: sognavo la pronuncia definitiva, non c’era niente di così ridicolo. Dopo qualche tempo ero un corpo che fumava fantasie.)

Piano piano provò a rivolgere alcune parole all’esterno, si rese conto che quelle parole gli creavano spazi, una ricchezza tolta al tempo, e agli altri, e a sé. Più metteva a fuoco i contorni del mondo circostante più giocava a una nuova sottrazione, provava la leggerezza di guardare altrove forme sue che gli erano intoccabili, intoccabili agli altri, intoccabili al tempo, da tutto nutrite.
Ora si perde di volta in volta, svanisce con ordine e confida di essere sempre più riconoscibile.

(eppure non è meno dura, così, è come se questo progressivo distacco mi permetterà alla fine di compiere l’azione più grave, quella contro il mio nemico.
E non è meno dura, così, se tutta quest’opera di sintassi non è che la distinzione impassibile del mio nemico, il detto mille volte per una sola.
Eppure non è meno dura, così, è come se fossi in questa stanza, e credo proprio ci siano certe parole che devo dire prima di poterne essere fuori, del tutto.)

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