Giorno: 8 ottobre 2015

Barbara Coacci, poesie inedite

P. Tokyo, Parigi, 2015 foto gm

P. Tokyo, Parigi, 2015 foto gianni montieri

Notturno

I piedi nudi cercano nel buio
una consolazione
lo spazio del tappeto
è un’isola felice
dove le dita sognano di spiagge
di sabbia fine e ombra
dove la mente tace, finalmente

Le case dei vicini sono spente
la pioggia si è arresa all’evidenza
che niente si cancella senza sforzo.
Occorre un cervello operoso
mediamente infelice
di un’infelicità metodica, composta
che sappia trasformare in trame di non senso
le tracce che registra

così rapita resto
davanti alla finestra
e il mondo fuori è solo un corpo estraneo
finito nel vetrino

*

Cavi

L’uomo che ondeggia sull’impalcatura
abitante dell’aria
mi guarda con quieta disperazione
mentre mi chiudo in casa
per l’idropulitura
della facciata del palazzo storico

scompare alla mia vista dalla testa ai piedi
lo immagino arrampicarsi sui cavi
sulla ragnatela dei vecchi tram
andare a braccia larghe sopra il viale
sopra le auto e gli alberi
sorridere come fanno i funamboli
guardando giù alla vita
piccola alle mie finestre serrate
e chiedere,
chiedermi qualcosa
che non riesco a sentire

*

Avere un’occasione

Avere un corpo un modo un nome
per fare le cose o per non farle
avere un’occasione
sembra importante oggi all’improvviso
di fronte a una platea di girasoli
indifferenti al tuo e al mio dolore.

Sembra importante tutto, oggi,
in questa sete
di mezza sera e mezze convinzioni.
Anche il tuo passo incerto
la pelle tua ferita
la lenta vita
di arterie torte e affanni
è una benedizione

*

Previsioni

Così si fa il respiro, largo e quieto
come una piazza assolata alla controra
quando i tuoi occhi cadono nel sonno.

Ti guardo e vedo, mi sembra, la donna
che sarai, le gambe sempre in moto
il naso al cielo a cercare la stella
quella che adesso, dici, può esaudirti
qualunque desiderio

elenchi i tuoi mestieri preferiti
parrucchiera ballerina pittora
e poi maestra cuoca venditrice
di magie con le tue piccole mani
a mulinare in aria
e oscuri abracadabra
irripetibili un attimo dopo

***

© Barbara Coacci

Stato interessante di Alessandra Bruno. Con un’intervista all’autrice e a Ilaria Beltramme

stato interessante

«Se uno prende in questo modo così forte e simbolico questa storia della maternità, cioè è finita. Non lo fai, non lo fai. La devi marginalizzare, la devi ridimensionare. La devi vivere come una cosa, una voglia e una cosa come tante nella vita. Oddio, come forse poche, ma come altre.» Inizia così, Stato interessante di Alessandra Bruno, documentario (prodotto da B&B Film in collaborazione con Rai Tre) che affronta il tema della maternità in un modo del tutto nuovo e inedito rispetto ai materiali che, ad oggi e negli ultimi quindici anni almeno, sono circolati in questo paese su questo argomento. E vedremo perché. Vale la pena, a questo livello, almeno citare tre saggi-racconto significativi, ossia Piove sul nostro amore di Silvia Ballestra (Feltrinelli, 2007), Mamma o non mamma di Carola Susani e Elena Stancanelli (Feltrinelli, 2009) e Nove per due di Anna Maria Mori (Marsilio, 2009) ma anche i racconti dell’antologia Fernandel Fiocco rosa. Gravidanza e maternità nei racconti delle donne italiane (2009). La fine del primo decennio Duemila aveva infatti aperto a un nuovo dibattito in materia di maternità, ma anche in materia di maternità e lavoro, di aborto, di procreazione assistita, tutto ciò che attorno alla maternità sembra ruotare continuamente. Era al centro, soprattutto, il corpo delle donne tutto, in un momento politico fragile e delicato, in cui appunto “il corpo” diventa(va) simbolico di molto altro. Il dibattito, poi, è proseguito arrivando sino a noi, e risale a fine settembre il fenomeno anti-stigma statunitense #ShoutYourAbortition che ha preso piede su Twitter ma anche un interessante articolo uscito su Repubblica (ma lo studio è americano) sul talento delle donne che si perde nelle maglie dello stress cui sono sottoposte e sempre più. Si parte da qui, allora, anche dall’inversione di alcuni paradigmi che hanno costruito una certa idea di maternità “nuova”, in questo paese. (altro…)