Giorno: 23 settembre 2015

Davide Zizza, poesie

amsterdam 2014, foto gianni montieri

amsterdam 2014, foto gianni montieri

Apprendistato

L’unica arte che resta è rubare:
accendere un fuoco vedendo
come fanno altri poeti.
Poi imparare da solo, senza soffocare
il fumo, senza agitare troppo l’alcol.
E dopo ancora, cercare le proprie esperienze,
farsi esperienza, maturare,
diventare sintesi e smussare gli angoli
del pensiero. Lasciare l’acerbo
e invecchiare come invecchia la pelle;
quando si assottiglia è fragile,
ma ha tolto il superfluo –
eliminato il cuoio, respira leggero.

*

Una parte del discorso

Ogni giorno sembra ormai eclissarsi nel niente,
uno dietro l’altro senza speranza
di cambiare il regolare andamento della luce,
senza la possibilità di cambiare la rotta,
senza la probabilità dell’inatteso.
Il problema è trovare l’immagine che salva,
il simbolo che valga tutto il dolore,
che sappia togliere il sale dal cuore.

*

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Una frase lunga un libro #27: Joan Didion, The White Album

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Una frase lunga un libro #27: Joan Didion, The White Album, Il Saggiatore, 2015, € 20,00, ebook 10,99. Traduzione di Delfina Vezzoli

Noi ci raccontiamo delle storie per vivere. La principessa è imprigionata nel consolato. L’uomo con le caramelle porterà i bambini in fondo al mare. La donna nuda sul cornicione fuori dalla finestra del sedicesimo piano è vittima dell’accidia, oppure la donna nuda è un’esibizionista, e sarebbe «interessante» sapere qual è delle due. Ci raccontiamo che fa una differenza se la donna nuda sta per commettere un peccato mortale o sta per esprimere una protesta politica o, in una visione aristofanesca, sta per essere riportata alla condizione umana dal pompiere in abito talare che s’intravede nella finestra dietro di lei, quello che sorride al teleobiettivo. Cerchiamo la predica nel suicidio, la lezione sociale e morale nell’omicidio di cinque persone. Interpretiamo ciò che vediamo, selezioniamo la più praticabile delle scelte multiple. E, soprattutto se siamo scrittori, viviamo grazie all’imposizione di una linea narrativa sulle immagini più disparate, alle «idee» con cui abbiamo imparato a congelare la mutevole fantasmagoria che costituisce la nostra esperienza effettiva.

È proprio come dice Joan Didion: “selezioniamo la più praticabile delle scelte multiple”. Significa, tra le altre cose, che non solo non valutiamo tutte le possibili varianti, ma che nemmeno le vediamo. Le escludiamo, inconsciamente, per comodità. Lo facciamo tutti e lo fa lo scrittore, imponendo “la linea narrativa sulle immagini più disparate”. La Didion è una grande ragionatrice, leggendola si ha l’impressione che lasci poco all’improvvisazione perfino quando si concede una battuta. Il brano che ho scelto per introdurre la recensione è anche l’incipit di The White Album, tra le molte frasi sottolineate, queste sono le più preziose. La prosa è bellissima e il libro comincia così, quale lettore resisterebbe a una pagina del genere? Cos’è The White Album? Sicuramente è reportage, ma è anche diario, è anche saggio, è pure storia del costume, è, per fortuna, prosa dal passo incredibile. Il libro uscì negli Stati Uniti nel 1979 e raccoglie scritti di, più o meno, un decennio (dagli ultimi anni dei sessanta agli ultimi dei settanta).

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