Giorno: 16 settembre 2015

Riletti per voi #4: Anna Maria Carpi, Il principe scarlatto

Riletti per voi è una rubrica con la quale intendiamo richiamare l’attenzione su testi letterari che, a distanza di anni dalla loro prima pubblicazione – che siano pochi o molti anni, pare non interessare, invece, a un mercato editoriale che macina e dimentica – conservano intatte bellezza e verità. La quarta puntata è dedicata al romanzo di Anna Maria Carpi Il principe scarlatto (Baldini Tartaruga, Milano 2002).

Carpi_Principe_scarlatto

Und jüngst noch so stolz,
auf allen Stelzen deines Stolzes!
Jüngst noch der Einsiedler ohne Gott,
der Zweisiedler mit dem Teufel,
der scharlachne Prinz jedes Übermuts!…

E poc’anzi così orgoglioso
su tutti i trampoli del tuo orgoglio!
Poc’anzi ancora l’eremita senza Dio,
il coabitante del demonio,
il principe scarlatto d’ogni orgoglio!…

da: Friedrich Nietzsche, Fra uccelli rapaci
(traduzione di Anna Maria Carpi)

Un’abitudine che conservo dagli anni dell’adolescenza è quella di dedicare i mesi estivi a una forma particolare di vagabondaggio mirato, vale a dire alla lettura di un’opera-bussola,  in un duplice itinerario di scoperta ovvero di approfondimento di un autore, di un’autrice e di un’epoca storica, vista, quest’ultima,  da quella prospettiva squisitamente soggettiva e profondamente autentica del testimone consapevole dei mezzi scelti per “dare testimonianza”: quelli della letteratura, ben distinti da quelli della storiografia. Rileggere Il principe scarlatto di Anna Maria Carpi (qui l’incipit) nell’estate che si sta ora concludendo mi ha fatto tornare indietro, per “la forza delle cose” restituite con memoria impavida (di eventuali danni all’immagine dell’io narrante) e ragione riflettente, alle estati che qualche decennio fa ho dedicato, una per ciascuno dei volumi che la compongono, alla lettura dell’autobiografia di Simone De Beauvoir. Al termine della lettura del romanzo di Anna Maria Carpi resta infatti l’impressione di un resoconto di viaggio che si protrae negli anni e che reca, tra schiettezza talvolta spiazzante e sincerità meditata, le tracce di decenni di storia, di correnti e mode, di tentativi e tentazioni. (altro…)

Una frase lunga un libro #26: Tommaso Pincio, Panorama

NN_cover_Pincio_web

Una frase lunga un libro #26: Tommaso Pincio, Panorama, NNeditore, 2015, € 13,00

Ti dirò di più, mia cara, trovo perfino giusto o quantomeno naturale che i vivi facciano scempio dell’intimità degli antenati. Che c’è di tanto strano o disdicevole nel cibarsi dei loro segreti? Un tempo gli uomini mangiavano il cervello del morto per assimilarne lo spirito, o ci accontentiamo di divorarne il privato, l’inconfessato. Il principio resta il medesimo.

Panorama di Tommaso Pincio è il libro più interessante tra quelli che ho letto quest’anno. Interessante per la letteratura e per quello che con la letteratura questo romanzo fa. La letteratura: i libri sembrano l’origine e la fine della storia, condurranno il gioco fino a sparire, ma questo è soltanto un livello della finzione architettata dallo scrittore romano. Leggiamo molti romanzi, quasi tutti riguardano (o dovrebbero riguardare) storie inventate, ma raramente la parola finzione mi è parsa più appropriata, ma proviamo ad andare per ordine. Un’altra parola mi è venuta in mente molte volte durante la lettura, è spazio. Pensiamo allo spazio e vediamo prima qualcosa che si allarga, che si amplia, diciamo cose come «Spazio! Finalmente», ma spazio è anche il contrario, il campo che si restringe, la luce che scompare, la visibilità che si riduce, il respiro che manca. Lo spazio sembra una speranza, ma è più spesso qualcosa che finisce.

Il protagonista del romanzo è Ottavio Tondi. Ottavio fa il lettore di professione, legge manoscritti per una casa editrice molto nota, la sua fama cresce perché la sua passione gli fa scovare un libro che venderà moltissime copie; leggerà libri in pubblico, spettacoli che si svolgeranno in silenzio. Ottavio non legge ad alta voce, si siede e legge, facendo esattamente quello che fa a casa sua, ma è Ottavio Tondi, l’uomo che scova i libri, al pubblico interessa vederlo mentre lo fa. Pincio ci sta dicendo che il peso dei media (il tempo in cui si svolge il romanzo sembra un futuro vicinissimo) e quello della fama sono, inevitabilmente, superiori alla letteratura, che nel caso di Ottavio Tondi è prima di tutto un’azione. Ottavio legge, è la cosa che fa più spesso, quella cosa ha a che fare con la letteratura, ma per il pubblico è uno show, perché chi la fa è famoso. Eppure leggere è l’azione più riservata che esista, per Tondi è la ragione di vita, una vita solitaria. Quando vi entrerà una donna, il sesso (prima) e forse l’amore (dopo) non potranno essere scissi dall’azione del leggere. I libri ampliano l’orizzonte (spazio che si allarga), leggere è un’azione solitaria (spazio che restringe).

Ottavio dopo un’aggressione non riuscirà più a leggere, aprire un libro lo farà star male, lo spazio diventerà una stanza, un computer,  una videocamera e un social network: Panorama. La regola del network vuole che ognuno tenga una camera fissa accesa sempre in una stanza, i tuoi contatti devono poter guardare lì dentro sempre, tu potrai farlo con loro. Nasce un rapporto con Ligea Tissot, Ottavio scriverà (cosa che non aveva mai desiderato di fare) ma solo all’interno di Panorama. Pincio mette nero su bianco quello che spesso si dice dei social network, ovvero che facilitino la solitudine. Panorama è un social dove l’azione e lo scambio sono ridotti al minimo, è quasi un ossimoro.

La finzione, dicevamo. Roma, quindi, che è la città dove il romanzo si svolge ed è simbolo di quello che accadrà, i libri spariranno, le librerie chiuderanno, la letteratura non esisterà più. Tommaso Pincio gioca e mette nomi di scrittori amici, quindi persone reali, dentro la finzione, sarà proprio uno di questi a pronunciare una frase emblematica e definitiva (leggendola mi è venuto in mente Luigi Bernardi, sarebbe stato un tono suo, ma questo è un altro discorso): Troppo è durata. La frase la pronuncia Francesco Pecoraro davanti a una libreria che chiude, l’ultima. Tondi all’inizio finge di non capire la frase, ma dopo gli è chiaro tutto: “La commedia si era replicata. Era passato da un libro all’altro, da una lettura all’altra, soltanto per poter passare da un giorno all’altro.”

C’è un narratore che scrive questa storia, a storia conclusa, ma se qualcuno scrive ancora una storia la letteratura è morta o no? La finzione viene prima e dopo della realtà, e vince, sembra dire Tommaso Pincio, ma questa (come la faccenda dello spazio e quell’altra della solitudine e quell’altra in cui il privato viene divorato) è soltanto una teoria, Panorama è un romanzo che mi lascia ancora da pensare, mi è chiara, invece, la sua bellezza.

*

©Gianni Montieri  su Twitter @giannimontieri