Giorno: 13 settembre 2015

Poetarum Silva a pordenonelegge

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Poetarum Silva seguirà nei prossimi giorni pordononelegge, che s svolgerà dal 16 al 20 settembre prossimi. Gli appuntamenti della “Festa del libro con gli autori” saranno raccontati in “dieci minuti di Pordenonelegge” #dieciminutidipnlegge2015, post testo e audio a cura di Alessandra Trevisan (Twitter: @TW_TwoWomen).

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Il programma

EDIZIONE 2015

Crisi vs futuro

C’è una parola che abbiamo incontrato spesso, in quest’ultimo anno, nei libri che abbiamo incrociato o che ci sono stati proposti. Non è difficile indovinare: è la parola “crisi”. Una parola declinata in tutti gli accostamenti possibili, dall’economia alle istituzioni, dalla famiglia all’impresa, e poi fin dentro lo specifico di cui ci occupiamo: crisi dell’editoria, crisi del libro. Crisi, ovvero, necessariamente: cambiamento. Il momento della crisi è quello di un passaggio, di cui avvertiamo gli effetti, e di solito generano segnali di disagio, peggioramento, allarme. E’ necessario cercare di capire che cosa sta accadendo, durante una crisi. E oggi più di sempre è proprio nei libri che si trovano, se non le risposte, le domande giuste. E poi nei libri di quest’anno ricorre, senza che vi sia paradosso, un’altra parola: “futuro”. Solo il futuro, il futuro che è già qui e che dobbiamo imparare a vedere sarà non la soluzione, ma la conseguenza della crisi. Ci appare chiaro, oramai, che quello che è stato il mondo della crisi è il mondo di ieri e il suo tempo non avrà più corso. Mentre il mondo dove le conseguenze della crisi sono già all’opera si lascia intravedere, soprattutto attraverso i libri, nell’avvento di nuove dimensioni di esistenza, di produzione e di relazione comunicativa. Abbiamo cinque lunghi giorni, meravigliosamente intensi, per imparare a leggerle meglio e per parlarne insieme.

I curatori
Alberto Garlini, Valentina Gasparet, Gian Mario Villalta

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Festivaletteratura: Rondò #FestLet

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Ecco, parlerò in prima persona, e sarò intima e anche brutale.
Ieri ho fatto poco i compiti, ve lo devo confessare. Mi ero data molti appuntamenti, ma mi sono limitata a soffermarmi su Florence Delay e i suoi portacenere (i frutti li vedrete presto qui), ad ascoltare Covachic parlare di Pippa Bacca e dell’artista che si mette in gioco rischiando che gli si dica che se la va a cercare, a lottare contro le api (e io sono allergica come la metà dei personaggi di Stephen King) che si erano affezionate ai miei riccioli di zucca.
Sono animali superiori, io l’ho sempre detto.
Tutto il resto del tempo l’ho passato a riflettere su un incontro che pensavo festoso e vivace, dimenticando dove affondava la mia passione per il tema affrontato. Fin da bambina io ho la fobia dei vulcani: ero cucciola quando ho gironzolato per i Campi Flegrei, visitato le zone dell’Averno, passeggiato per Pompei, e fin da bambina ho capito che la Natura aveva un amico per ignorare la nostra sopravvivenza mediante tutti e quattro gli elementi in contemporanea. Da allora ho un terrore profondo e un grande amore, e ascoltare Alberto Angela parlare di un evento potente quanto cinquantamila bombe di Hiroshima, con colate di fango e venti da burrasca che hanno inghiottito in tre giorni una città, è stata un’esperienza bella e disturbante.
Potrei tenerla per me, direte (giustamente) voi. Sono io che mi sto godendo questo ritorno all’infanzia, proprio nella città dove è nato quel Virgilio che ha vissuto dove io vivo ed è sepolto dove sono nata. Sono io che chiudo i cerchi (sepoltura a Mantova a parte).
Invece voglio collegarmi a quanto detto ieri sull’esattezza, sulla testimonianza e sul senso di umanità.
Esattezza. Qualche mito da sfatare. 1) Il vulcano che conosciamo non esisteva il giorno dell’eruzione; al suo posto, un “monte basso” coperto di verde che nessuno sapeva conservasse una bomba. 2) In compenso c’erano stati segnali: case già piene di calcinacci per le continue scosse di terremoto, acquedotti che non portavano acqua (niente terme, quindi, né aristocratici né banchetti). 3) C’erano sempre stati segnali: si sa che nel ’79 d.C. mancava un’intera generazione, quella degli adolescenti, perché i potenziali genitori erano morti sotto il più violento dei terremoti precedenti all’eruzione, circa sedici anni prima. 4) Nessuno sta rimproverando i pompeiani del tempo di non aver colto i segnali; stiamo rimproverando le majors di Hollywood di non aver colto il tempo dei pompeiani. 5) Anche a postilla del punto 4, non è mai arrivata una goccia di lava.
Ora, Angela è un divulgatore; Alberto e suo padre Piero sono per molti persone di famiglia, con cui si cena ascoltando scampoli di realtà di altissimo spessore raccontati come in una chiacchierata. C’è un’enorme generosità nel lavoro del divulgatore. E Alberto Angela, ieri, ha parlato di una virtù dell’homo sapiens, l’empatia, e di come possa essere attivata attraverso i canali di divulgazione come libri e tv.
Nessuno di noi ha trovato truculento, né soltanto scientifico, sapere che una mattina di (probabilmente) ottobre i pompeiani si svegliano vedendo una nebbia seduta sul “monte basso”, con una polvere bianca e tuoni sordi e uno strano rumore di fondo. È andata così: a ora di pranzo, il vulcano apre il camino con una cannonata di polvere e gas che raggiunge i 14 Km di altezza (un aereo vola a 10), una nuvola nera attraversata da lingue rossastre. Il fornaio corre fuori lasciando il pane, il restauratore copre l’affresco con la calce per non farlo seccare convinto che una volta uscito a controllare tornerà al lavoro; non avevano finestre, semplicemente erano stati spaventati dalla rottura del muro del suono. Nessuno ha trovato gratuito sapere che la pomice non fa male ma fa affondare nella fuga, né che le rocce sfondano, e che a stare fuori ci si graffia la gola respirando vetri ma chiudersi in casa vuol dire finire sepolti. Nessuno ha trovato macabro sapere che quando la colonna arriva a 32 Km collassa: il suo nome scientifico in quel momento, magnifico, è “nube ardente”, e al suo cadere gli uomini di Ercolano, fuggiti sulla spiaggia, cadono all’istante come burattini.
Alla sesta valanga di fango il vulcano si svuota. Tito non vuole ricostruire la città, che resta un bosco fino al suo ritrovamento casuale. Una delle prime cose a essere trovate sono state i corpi.
Durante l’intero racconto, dettagliato, rispettoso e corretto, abbiamo provato la più ferma empatia verso «uomini come noi che hanno vissuto un momento terrificante.»
Ecco, conclude Angela: sapere che l’anidride solforosa a contatto con le mucose diventa acido solforico può aiutare, prima di farsi un selfie con quelli che un tempo erano uomini.

© Giovanna Amato

I poeti della domenica #6: Hans Sahl, Strofe

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Strofe

Lentamente esco dal mondo
verso un paesaggio al di là di ogni lontananza,
e ciò che fui e sono e ciò che resto
se ne va con me senza impazienza e senza fretta
verso un Paese finora non ancora battuto.

Lentamente esco dal tempo
verso un futuro al di là di ogni stella,
e ciò che fui e sono e sempre resterò
se ne va con me senza impazienza e senza fretta
come se mai fossi stato o quasi.

*

Strophen

Ich gehe langsam aus der Welt heraus
in eine Landschaft jenseits aller Ferne,
und was ich war und bin und was ich bleibe,
geht mit mir ohne Ungeduld und Eile
in ein bisher noch nicht betretenes Land.

Ich gehe langsam aus der Zeit heraus
in eine Zukunft jenseits aller Sterne,
und was ich war und bin und immer bleiben werde,
geht mit mir ohne Ungeduld und Eile,
als wär ich nie gewesen oder kaum.

(da: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo. Traduzione e cura di Nadia Centorbi, Del Vecchio editore 2014, p. 467)

Poeti della domenica #5: Marjeta Manfreda Vakar, Attraverso la notte

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Attraverso la notte

Mi piace
quando presente solo in parte
nel buio
mi afferri,
quando giungi a me
da dio sa quale universo
e mi prendi
una parte qui ed una là
e mi sfiora
il mistero,
il Fiume
che canta
con la tua voce
rifulge il tuo sguardo
e mi inonda
con le tue mani.

*

Skozi noč

Všeč mi je,
ko na pol prisoten
v temi
grabiš po meni,
ko segaš vame
iz bog vedi katerega vesolja
in me jemlješ
na pol tu in na pol tam
in se me dotika
skrivnost,
Reka,
ki poje s tvojim glasom,
sije s tvojim pogledom
in me preplavlja
s tvojimi dlanmi.

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Marjeta Manfreda Vakar, Attraverso la notte (Skozi noč), in Le parole scolpite, trad. it. a cura di Michele Obit, Marina Cernetig e Andreina Trusgnach, Cormòns, Culturaglobale, 2012