Giorno: 7 settembre 2015

Due turisti a Napoli

roth-mccarthy. da blog.pshares.org

roth-mccarthy. da blog.pshares.org

Circa un anno fa, con Vincenzo Frungillo, Viola Amarelli, Francesco Filia e Immo, pubblicammo per CFR edizioni un libro in versi dal titolo “La Disarmata – cinque Napolitudini”. Raccontavamo Napoli, in tanti modi diversi, perché Napoli non è una cosa sola e ogni tentativo di semplificarla, ridurla, comprimerla nei soliti luoghi comuni è inutile e triste. Questo accade di nuovo, in questi giorni, forse perché è più semplice fare così, ad ogni sparatoria, omicidio, fare copia e incolla di un pensiero è meno impegnativo che provare un ragionamento nuovo, o comunque è meglio che aspettare. Pubblico due delle mie poesie tratte da quel libro, che sono solo due puntini, due sguardi, due visioni, accomunate da qualcosa che non si può cogliere. (GM)

Philip Roth a piazza del Gesù

L’approssimarsi delle chiese
la religione e il suo ingombro
il paradosso sublime del mare
a un passo, crudele e anarchico

come questa città, la piazza
ferma sul Decumano inferiore:
uno mi parla e mi domanda
se sono americano, non lo so

non lo sono, qui sono nuovo
come il Gesù, immacolato
come l’obelisco, tutto ha senso,
pure cristo, solo quando è nuovo.

 

Cormack McCarthy a via dei Tribunali

(a Francesco Filia)

Rispondere al terzo che chiede
l’elemosina, in un giorno di sole
lo intuisco ma non lo vedo, qui
a via dei Tribunali, né Dio né luce

gli do un euro, mastica una parola
ci fossero delle siepi qui intorno
oppure nelle grotte, nel vuoto
sotterraneo dove si cela il sangue

seccato sulle pietre, buttato
come dicono qua, nella speranza
che un Dio fuori luogo, si manifesti
e salvi tutti quanti prima della rovina.

 

Poetarum Silva al Festivaletteratura di Mantova

festival2015

Siamo felici di annunciare che, anche quest’anno, Poetarum Silva sarà al Festivaletteratura di Mantova. A seguirlo e a raccontarlo per noi e per voi Giovanna Amato.

Tutto il PROGRAMMA qui

FESTIVALETTERATURA
XIX edizione dal 9 al 13 settembre a Mantova

SI PENSA AL FUTURO GUARDANDO AL PASSATO

Milano, 25 giugno 2015 – Scrittura è la parola chiave di questa diciannovesima edizione di Festivaletteratura che si terrà a Mantova da mercoledì 9 a domenica 13 settembre: scrittura – come segno grafico, rappresentazione simbolica, trasposizione fisica del pensiero, strumento cognitivo, espressione inequivocabile della personalità – e ricerca sul linguaggio. Festivaletteratura, ancora una volta sperimenta, lavora sulle possibilità di nuovi linguaggi, e al contempo valorizza il suo passato, la quasi ventennale materia storica del suo archivio, che non è solo memoria, ma serve a innescare nuovi progetti culturali.

In questa edizione del festival si parlerà dunque del futuro della scrittura con prototipi, il cantiere progettuale che parte già dal 24 agosto: uno spazio per immaginare nuovi supporti al racconto in cui 10/15 giovani saranno chiamati ogni anno a progettare e – se possibile – a realizzare un prototipo (una forma di neo-libro?) che sappia cogliere tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie per la produzione di nuova letteratura e per la trasmissione del sapere.
E insieme al futuro, anche il passato si radica e struttura, e finalmente diventa fruibile l’immenso materiale di chi ha lasciato il proprio segno grafico e di presenza al festival in tutti questi anni, con l’apertura dell’archivio di Festivaletteratura, attraverso l’Opac. Un catalogo on-line di foto, video, registrazioni sonore e molto altro consentirà a tutti di prendere coscienza del notevole patrimonio documentario sulla letteratura contemporanea raccolto e di utilizzarlo come partenza per nuovi progetti culturali. A questo scopo, il nuovo sito riprenderà articoli, discussioni, commenti, produzioni originali, costruendo “racconti” di scrittori e temi di cui si tratterà, e che permetteranno ai suoi visitatori, già nelle settimane precedenti, di leggere, confrontarsi, partecipare alle riflessioni e ai pensieri che animeranno il Festival.

Quest’anno a Festivaletteratura si ritrova la bellezza e il senso della scrittura manuale, la sua storia e il suo futuro, con i laboratori di calligrafia tenuti da Ewan Clayton, il passaggio dal segno manuale al carattere tipografico – con la rivoluzionaria invenzione del corsivo a stampa di Aldo Manuzio nel 500esimo anniversario della morte  –, gli incontri con il maestro indiscusso della grafica internazionale Giancarlo Iliprandi, la scrittrice designer tedesca Judith Schalansky, il giovane designer polacco Jan Bajtlik.

E c’è sapore di antico e insieme contemporaneo nella scrittura in scena con gli autori più apprezzati del teatro italiano di oggi – Lucia Calamaro, Laura Curino, Letizia Russo, Fausto Paravidino e Michele Santeramo – a cui si aggiungerà uno speciale incontro con il premio Nobel Wole Soyinka, grande drammaturgo africano contemporaneo. Sull’onda della scrittura in scena, sono numerosi gli appuntamenti del Festival 2015 proposti in forma scenica o di conferenza/spettacolo, molti dei quali dedicati a figure della storia e della letteratura, opere o eventi del nostro passato più o meno recente. Così Anna Bonaiuto ripercorrerà sul palco del Teatro Bibiena la straordinaria vita di Cristina di Belgiojoso; Guido Ceronetti riprenderà appositamente per Festivaletteratura Quando il tiro si alza, lo spettacolo sulla prima guerra mondiale portato in scena con il suo Teatro dei Sensibili. Si cimentano invece con le Scritture, Sandro Veronesi con un monologo sul Vangelo di Marco e Davide Longo rivisitando con drammatizzazioni e musiche la storia delle Nozze di Cana. (altro…)

Herta Müller e la dittatura: “Il desiderio di poterlo dire”

di Anna Franceschini

muller

E il re s’inchina un po’
e a piedi viene di solito la notte
e dal tetto della fabbrica nel fiume
brillano due scarpe
alla rovescia e così presto bianche come neon
e l’una ci rompe la faccia
e l’altra ci rompe morbida le costole
e spente al mattino le scarpe di neon
il melo selvatico lunatico l’acero arrossisce
le stelle in cielo passano come popcorn
e il re s’inchina e uccide.

(Herta Müller, il re s’inchina e uccide, trad. di Fabrizio Cambi, 2011)

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Quando penso ad Herta Müller, ho in mente una stanza in assetto confusionario, una stanza al limite dell’esclusione, di passaggio, con libri e giornali senza un proprio luogo di appartenenza e forbici che tagliano e ricompongono. Una confusione ammaestrata dalle parole, dalla vivacità dei significati, dalle lingue; dove non esiste una direzione, un modo di dire o per dire qualcosa, ma infiniti e infiniti modi che consumano la vita stessa. La vita e la scrittura di Herta Müller sono un continuo avvicinarsi alla morte e risalire con dettagli e oggetti minuti, essenziali, di salvezza e precisione.
È un mondo alla rovescia, capovolto, dove le definizioni sono state rubate da un re di legno, che si muove in una scacchiera (“Era un re che si distribuiva negli altri e si sceglieva una materia sempre nuova in cui poter vivere: il re di legno nel gioco degli scacchi, il re di latta nel galletto, il re di carne nel pollo. Guardare la materia, con cui sono fatti gli oggetti, accentuava i suoi tratti inducendo la mente a vagare follemente […] Inevitabilmente dipendevo dal potere ora bonario ora malvagio del re”, Herta Müller, Il re s’inchina e uccide, 2011), o morte in un’ideologia – quella della dittatura che appiana tutti i livelli, cancella le sfumature, e cambia i significati a suo piacimento; o, ancora, inibite dalla paura, quella stessa che, tuttavia, viene presentata dalla Müller come il momento in cui la nostra esistenza si manifesta in tutta la sua vitalità. Ed è a tale riguardo che la scrittrice commenta con le parole di Cioran:

“Emil Cioran diceva che i momenti di panico ci avvicinano più di ogni altro all’esistenza. La ricerca improvvisa del senso, la febbre nervosa, i brividi dell’anima alla domanda: che valore ha la mia vita.” (Herta Müller, Il re s’inchina e uccide)

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