Giorno: 26 agosto 2015

Matteo Maria Orlando: tre poesie

berlino foto gm

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Jorge la città parla
di melagrane aperte spaccate
del taglio che recide;
Jorge la pietra è muta
ma mi chiama.

 

C’è una luce che morde i colonnati
insegue i balconi appollaiati
tra i rosoni ciclopici dei vicoli.
Lecce di zenzero faccia di paglia
i fianchi avvolti in una tovaglia
di terra, dalle narici ti cola
un’ora lunga lunga d’agonia
una moria di lingue spezzate
spiaggiate tra le pietre in Santa Croce.
Lecce mia donna tu Lecce fanciulla
voce non hai se non quella, irrisolta
dei santi annegati alla tua porta.

 

Ho licenziato tutto: il sole alto
di mezzogiorno a picco sui vigneti
pronti, per i palmenti; questa costola
di terra smorta incastrata tra
mare e mare ancora. La mia colpa
è stata la speranza.

 

© Matteo Maria Orlando

* La seconda e la terza poesia appaiono nell’antologia Parole Sante, Kurumuny 2015

 

Una frase lunga un libro #23: George Saunders, Bengodi e altri racconti

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Una frase lunga un libro #23: George Saunders, Bengodi e altri racconti, minimum fax, 2015; traduzione di Cristiana Mennella, € 16,00, ebook € 7,99

Puoi immaginare una collina, ma una collina immaginaria non è reale, non spande odore di trifoglio, nessun cagnaccio la discende rincorrendo un bambino fino a un cortile dove un padre si gratta davanti a una scacchiera piazzata sopra una vaschetta per gli uccelli. Puoi immaginare Ashtabula che dorme, ma non faresti giustizia alle facce comprese delle guardie davanti ai falò di sicurezza agli incroci. Ecco un ubriaco che urla consigli a un albero, ecco un fuoco acceso in un campo d’erba medica, ecco il fischio del treno che riecheggia da un muro con sopra scarabocchiato: Crepate Cazzoni che non siete altro. Verso Cleveland vedo una folla inseguire un maiale davanti a un Wal-Mart sventrato. Il maiale è sfinito e si ferma ansimante su un marciapiede. La folla sembra indecisa. Poi il più intraprendente si presenta come una spranga. Il maiale becca una botta in testa, poi ritrova energia e scappa di nuovo con la folla alle calcagna. Per fortuna a quel punto il treno svolta.

Qualche settimana fa avevo scritto per Doppiozero un articolo sui libri che avrei letto quest’estate, uno di questi era, appunto Bengodi e altri racconti di George Saunders, con un po’ di azzardo avevo anticipato che questi racconti mi sarebbero piaciuti e che il libro mi avrebbe seguito in vacanza perché lo scrittore americano scrive del cuore delle persone, in un modo o nell’altro, e scrivendo del cuore delle persone, del proprio centro, di quello che sta dietro a ogni stratificazione, raggiunge quello del lettore, non esattamente un gioco da ragazzi. Ho corso un rischio, ma non mi sono sbagliato. Qui sono raccolti alcuni tra i primi racconti di Saunders, si va alle origini e dalla nota dell’autore (bellissima) posta all’inizio scopriamo il come, il dove, il perché, sono stati concepiti, ribaltati e scritti. Se abbiamo amato Pastoralia e Dieci Dicembre, non possiamo non emozionarci nel trovare cosa li ha preceduti, quindi cosa li ha  in seguito generati. Saunders ci dice da dove è partito, da paragrafi scritti rubando le ore e la carta in ufficio, fotocopie fatte a scrocco, il tentativo di fare una strada, poi trovarla e cominciare a percorrerla.

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