Giorno: 4 agosto 2015

Poesie per l’estate #18 – Selma Meerbaum-Eisinger, Agosto

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Meerbaum-Eisinger_Florilegio

August

Es ist so kalt –
Geistergestalt
Sitz ich da.
Der Regen weint
Mit mir vereint
Fern und nah.

Die Sehnsucht blaut
Mir nah’ vertraut
Und bekannt.
Sie ist in mir
Und blickt zu dir,
Wie gebannt.

Von Tränen schwer
Gespentisch leer
Ist mein Blick.
Er sieht dich an
Voll Leid und kann
Nicht zurück.

30.VI.941

Agosto

Fa così freddo –
Come uno spettro
Qui siedo.
Lontano e vicino,
Piange la pioggia
Con me.

Accanto a me l’attesa
Illividisce, nota
E familiare.
Essa è in me
E guarda te,
Stregata.

Oppresso dal pianto
È vuoto il mio sguardo,
Spettrale.
Su di te si posa
Dolente e più tornare
Non sa.

30.VI.941

Selma Meerbaum-Eisinger
(traduzione di Francesca Paolino)

da: Selma Meerbaum-Eisinger, Florilegio. A cura di Francesca Paolino, Edizioni Forme Libere 2015

Poesie per l’estate #17: Cesare Pavese, Gente spaesata

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Cesare Pavese - fonte Lastampa.it

Cesare Pavese – fonte Lastampa.it

Gente Spaesata

Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare.
Alla sera, che l’acqua si stende slavata
e sfumata nel nulla, l’amico la fissa
e io fisso l’amico e non parla nessuno.
Nottetempo finiamo a rinchiuderci in fondo a una tampa,
isolati nel fumo, e beviamo. L’amico ha i suoi sogni
(sono un po’ monotoni i sogni allo scroscio del mare)
dove l’acqua non è che lo specchio, tra un’isola e l’altra,
di colline, screziate di fiori selvaggi e cascate.
Il suo vino è così. Si contempla, guardando il bicchiere,
a innalzare colline di verde sul piano del mare.
Le colline mi vanno; e lo lascio parlare del mare
perché è un’acqua ben chiara, che mostra persino le pietre

Vedo solo colline e mi riempiono il cielo e la terra
con le linee scure dei fianchi, lontane o vicine.
Solamente, le mie sono scabre, e striate di vigne
faticose sul suolo bruciato. L’amico le accetta
e le vuole vestire di fiori e di frutti selvaggi
per scoprirvi ridendo ragazze più nude dei frutti.
Non occorre: ai miei sogni più scabri non manca un sorriso.
Se domani sul presto saremo in cammino
verso quelle colline, potremo incontrar per le vigne
qualche scura ragazza, annerita di sole,
e attaccando discorso, mangiarle un po’ d’uva.

©Cesare Pavese (Da Lavorare stanca, Einaudi)