Giorno: 17 luglio 2015

Milo De Angelis, Incontri e agguati. Una nota di lettura

incontri e agguati

Leggendo Incontri e agguati (Mondadori, 2015), l’ultimo libro di Milo De Angelis, mi sono tornate in mente le famosissime scene de Il Settimo sigillo di Ingmar Bergman, in cui il cavaliere Antonius Block, di ritorno dalle crociate, gioca a scacchi con la Morte che è venuta a prenderlo. Incontri e agguati si presenta come una vera e propria partita a scacchi con la morte, gli scacchi non sono altro che una guerra simulata e, non a caso, la prima sezione del libro è intitolata Guerra di trincea, la guerra di trincea è quella che il poeta, appunto, conduce con la morte. Morte che in parte sembra ritrarsi, in altri momenti incalza, altre volte sembra prendersi gioco dell’io lirico in maniera crudele, altre volte si manifesta come elemento chiarificatore dell’esistenza. A ben riflettere questo libro di Milo De Angelis fa emergere un tema che è presente nell’intera sua opera, sin dall’esordio di Somiglianze (1976) e che diventa esplicito nel secondo libro Millimetri (1983), di recente ripubblicato da Il Saggiatore. Ma vi è una differenza fondamentale tra Millimetri e Incontri e agguati, dovuta al fatto forse che sono espressione di due stagioni diverse della vita del poeta. La differenza si coglie già dalla prima poesia del libro. La morte, nell’ultima opera, risulta essere il lavoro di anni, un confronto che si è sedimentato nel tempo ed è passato dallo scontro frontale dei versi di Millimetri a un affiancamento, un’ombra che segue, come nel film di Bergman,  il poeta in ogni suo passo, ombra con cui prima ha lottato, in un corpo a corpo terribile, poi ha convissuto in un’accettazione che non è rassegnazione, perché essa è l’idea centrale su cui deve ritornare per poter rimanere in vita.

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