Giorno: 15 luglio 2015

da Il momento che separa – Carla de Falco

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Il momento che separa, Edizioni Montag, maggio 2015. Silloge segnalata all’ottava edizione del Premio Letterario Solaris, 2014. Menzione speciale all’unanimità al Festival Internazionale Felix (Lavoro precario = vita precaria), Salerno 2013.

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valico di frontiera

imbarcata in nave di carta
metto via un’ora di silenzio
mentre ondeggia al largo un desiderio.
e si perdono i tratti conosciuti
sfumano lingue e prospettive
parole pugnalate dal silenzio
pensiero che arranca nell’altrove.
nessuna bandiera all’orizzonte
il piede vacilla, senza terra
nell’assenza di arrivi e di partenze.

del confine cerchiamo ancora il segno
come cerchi di fumo dentro il buio, drogo

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l’esule

la carne incastrata in stolti sterpi
braccati i sogni in mezzo ai rovi
si consumano tra spine aculei e morsi
i soffi di ogni tenerezza.
una lunga lacrima di fuoco
ferisce la collina all’orizzonte.
luna, che sorgi antica da quel monte,
dimmi, se sai, che c’è di me che al tempo
lento o alla veloce sorte
non appartiene perché vive inafferrabile?

coltivo in questa terra avvelenata
semi di marginalità arsa e coscienziosa
e a bulbi l’omertosa convinzione
di essere più vera di ogni cosa
che mi circonda eppure m’appartiene.
le favole sulla bellezza dei papaveri
sull’onda che è come la vita
sul sud come grande terra-madre
le lascio agli stolti della spiaggia.

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scirocco

nulla da fare questa notte, la sera
già sconfitta, tutte le ossa rotte
e poche stelle si sono posate
sul balcone dell’orizzonte ad osservare
lo schiaffo dell’onda sulla costa.

tra pescherecci in processione a riva
e cirri argento ti alzi prepotente.
amo le disperate increspature
che sul mio mare hai tratteggiato
in un tempo stanco anche d’essere
narrato e amerò di te la memoria
del corso tuo presente e inesorabile
quando infine clandestina dentro te
sarò respiro senza più parola.

guardo il cappello grigio
che incornicia il volto del mare.
nel disperato, già deluso sforzo
di abbandonare ogni sistema di pensiero
ogni teoria, ogni gerarchia del vero
colgo giovani edemi tra i rovi.

nell’aria, odore di scirocco
annuncia prossima battaglia.

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Carla de Falco. Manager delle Risorse Umane per un decennio, oggi è docente dedita all’attività artistica. Membro di varie giurie letterarie, ha vinto numerose competizioni poetiche, ottenendo premi e riconoscimenti prestigiosi, sempre ai primi posti. Più di un centinaio sono le pubblicazioni antologiche che riportano sue poesie. Tra esse Italian Poetry Review, rivista ufficiale della Columbia University di New York, anno 2014. Ha pubblicato a Milano la prima silloge Il soffio delle radici (Laura Capone Editore, 2012, Premio Hombres e Premio Contemporanea d’autore). A maggio del 2013 è uscita la seconda opera: La voce delle cose (Montag edizioni, Premio Solaris). Sono usciti nel 2015 Il momento che separa (Montag edizioni), menzione speciale al Felix Festival e Rime d’amore e di frontiera, silloge vincitrice del concorso letterario ‘La memoria delle cose’ (Temperino Rosso edizioni, Brescia).

Una frase lunga un libro #21: Giacomo Verri, Racconti partigiani

Racconti-partigiani

Una frase lunga un libro #21: Giacomo Verri, Racconti partigiani, Biblioteca dell’Immagine, 2015. € 14,00

Parlo di Boezio che oggi non c’è più e che io ricordo in una mattina di aprile del novantotto. Faceva caldo e c’era molta gente in attesa davanti all’ufficio postale. Quello di Bornate, che è piccolo e ci stanno sedute solo tre persone alla volta. Io non lo conobbi e lui non mi conobbe. Nel senso che tra noi non ci furono molte parole. Io sapevo chi era. Lui, ovviamente, no. Perciò quella volta lo osservai con agio, come si fa quando si è in fila, senza che egli si stupisse del mio sguardo. Oggi so tutto di Boezio.

Mi capita spesso, o mi è capitato, di dire quanto mi interessi, quanto ancora mi colpisca la storia della Seconda guerra mondiale, la nostra. In particolare, quanto io abbia fame e necessità di leggere della Resistenza, di scoprire le storie di chi vi ha preso parte direttamente e chi indirettamente. Attribuisco questa mia caccia alla memoria al fatto di essere nato in provincia di Napoli, dove guerra e resistenza hanno significato cose diverse. Dove i racconti sono quasi sempre quelli dei rifugi, dei ricoveri, del cibo venduto clandestinamente, e poi quelli meravigliosi dei giorni della Liberazione. La Resistenza partigiana è avvenuta altrove.

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